LORD THOMAS BABINGTON MACAULAY.
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STORIA D'INGHILTERRA.
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Parte 3.
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Traduzione di: Paolo Emiliani-Giudici.
1859-1860. Felice Le Monnier Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rielaborata e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo fornito dall'Associazione Culturale "Liber Liber". http://www.liberliber.it/
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Indice di questa parte.
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Capitolo Terzo.
Note al testo.
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FINE Indice.
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CAPITOLO TERZO.
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1. Grande mutamento nelle condizioni dell'Inghilterra dal 1685 in poi.
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Intendo descrivere in questo Capitolo le condizioni dell'Inghilterra nel tempo in cui la Corona da Carlo Secondo pass al suo fratello. Tale descrizione, fatta sopra magri e dispersi materiali, deve necessariamente essere imperfetta. Nondimeno, varr forse a correggere talune false nozioni, le quali renderebbero il racconto che segue, inintelligibile o poco istruttivo.
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Se vogliamo studiare con frutto la storia de' nostri antichi,  mestieri guardarci dall'inganno che i ben noti nomi delle famiglie, de' luoghi e degli uffici, naturalmente producono, e non dimenticar mai che il paese del quale leggiamo la storia,  assai diverso da quello nel quale ora viviamo. In ogni scienza sperimentale  tendenza verso la perfezione. In ogni essere umano  desiderio di megliorare le condizioni proprie. Questi due principii spesso sono stati bastevoli, anche controbilanciati da grandi calamit pubbliche e da pessime istituzioni, a spingere rapidamente innanzi lo incivilimento.
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Non vi ha sciagura ordinaria, non ordinario mal governo, che tanto possano rendere misera una nazione, quanto il costante progredire delle scienze fisiche, e lo sforzo costante che fa ogni uomo a rendersi migliore, contribuiscono a fare prospero un popolo. E' stato spesso notato che le spese prodighe, le tasse gravose, le assurde restrizioni commerciali, i tribunali corrotti, le disastrose guerre, le sedizioni, le persecuzioni, gl'incendi, le inondazioni, non hanno potuto distruggere le sostanze cos presto, come gli sforzi dei cittadini privati hanno potuto crearle.
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Potrebbe agevolmente provarsi, che nella nostra patria la ricchezza nazionale, negli ultimi sei secoli,  venuta quasi senza interruzione crescendo; che era maggiore sotto i Tudors, che sotto i Plantageneti; maggiore sotto gli Stuardi, che sotto i Tudors; che, nonostanti le battaglie, gli assedi e le confische, ella era maggiore nel giorno della Restaurazione, che in quello in cui adunossi il Lungo Parlamento; che, malgrado la pessima amministrazione, la stravaganza, il pubblico fallimento, le due guerre costose e sciagurate, la pestilenza e lo incendio, era anche maggiore nel giorno della morte di Carlo Secondo, che in quello della sua Restaurazione. Cotesto progresso, continuando per molti anni, divenne finalmente, verso la met del secolo decimottavo, portentosamente rapido, e nel decimonono ha acquistata incredibile velocit.
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A cagione, in parte, della nostra posizione geografica, in parte delle nostre morali condizioni, noi, nel corso di parecchie generazioni, siamo rimasti esenti dai danni che altrove hanno impacciato gli sforzi e distrutto i frutti della industria. Mentre ogni paese del continente, da Mosca fino a Lisbona,  stato il teatro di guerre sanguinose e devastatrici, non si  veduto in Inghilterra vessillo nemico, se non in sembianza di trofeo. Mentre ci abbiamo veduto fremere d'intorno il fuoco delle rivoluzioni, il nostro Governo non  stato n anche una sola volta abbattuto dalla violenza. Per cento anni non  stato mai nell'isola nostra nessun tumulto di gravit tanta, che si possa chiamare insurrezione. La legge non  stata mai calpestata n dal furore popolare, n dalla regia tirannide.
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Il credito pubblico  stato considerato come sacro. L'amministrazione della giustizia  stata pura. Anche in tempi che dagl'Inglesi potrebbero rettamente chiamarsi tristi, abbiamo fruito ci che quasi ogni altra nazione del mondo avrebbe reputato ampia misura di libert civile e religiosa. Ciascuno ha avuta intera fiducia che lo Stato lo avrebbe protetto nel possesso di ci che ha guadagnato con la propria diligenza, o accumulato con la parsimonia. Sotto la benefica influenza della pace e della libert, le scienze hanno fiorito, e sono state applicate agli usi pratici in modo per innanzi sconosciuto. Onde avvenne che nella patria nostra seguisse un cangiamento tale, che nella storia del vecchio mondo non si trovi nulla che gli si possa agguagliare.
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Se la Inghilterra del 1685 potesse, per alcuna virt magica, mostrarsi agli occhi nostri, non sapremmo fra cento riconoscere un tratto di paese, n un edifizio fra mille. Il gentiluomo della provincia non riconoscerebbe i propri campi. L'abitante della citt non riconoscerebbe la propria strada. Ogni cosa ha mutato aspetto, tranne le grandi sembianze della natura, e poche massicce e durevoli opere dell'arte umana. Potremmo scoprire Snowdon e Windermare, Ceddar Cliffs e Beachy Head; qua e l qualche monastero normanno o castello che vide le guerre delle Rose. Ma, salvo queste poche eccezioni, ogni cosa ci sembrerebbe strana. Molte mila miglia quadrate, che adesso sono campi ricchi di grano, e prati traversati da verdeggianti siepi e popolati di villaggi e di amene ville, ci apparirebbero impervii deserti, o paduli abitati dalle anitre.
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Vedremmo tugurii di legno coperti di frasche sparsi qua e l, dove adesso miriamo citt manifatturiere, e porti di mare la cui fama giunge sino ai pi remoti confini del mondo. La stessa metropoli ci parrebbe poco pi vasta del suo presente suburbio lungo la riva meridionale del Tamigi. N meno strani ci sembrerebbero lo aspetto e i costumi del popolo, la mobilia e gli equipaggi, l'interno delle botteghe e delle abitazioni. E' pare che tale mutamento nelle condizioni d'una nazione sia degno di essere descritto dallo storico, almeno quanto qualunque mutamento di dinastia o di ministero.
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2. Popolazione dell'Inghilterra nel 1685.
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Uno dei fini principali dello scrittore che intenda a farsi una esatta idea della condizione d'una comunit in un dato tempo, deve essere quello d'indagare di quanti individui essa allora era composta. Sventuratamente, non pu con esattezza stabilirsi quanta fosse la popolazione dell'Inghilterra nel 1685; perocch nessuno dei grandi Stati allora aveva adottata la saggia costumanza di enumerare periodicamente il popolo. Gli scrittori non potevano se non congetturare da s stessi; e poich facevano ci senza esaminare i fatti e sotto il dominio di forti passioni e pregiudizi, i loro computi spesso riuscivano assurdi. Anco gl'intelligenti cittadini di Londra, ordinariamente, affermavano la citt loro contenere parecchi milioni d'anime. Molti hanno con molta sicurezza asserito, che nei trentacinque anni trascorsi dallo avvenimento di Carlo Primo al trono fino alla Restaurazione, la popolazione della citt era cresciuta di due milioni. Questo dato  stato tratto da: Osservazioni sulle liste di mortalit, del capitano Giovanni Graunt (sir Guglielmo Petty).
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E mentre erano ancor fresche le devastazioni della peste e del fuoco, era costume asserire che la citt contasse tuttavia un milione e mezzo d'abitatori come infatti si legge in Bellezze della Gran Brettagna, 1671 al passo: la Gran Bretagna comprende un milione e cinquecentomila che passano la vita in essa.
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Alcuni altri, stomacati da siffatte esagerazioni, trascorsero agli estremi opposti. Cos Isacco Vossio, uomo indubitatamente dotto, sosteneva con franchezza che Inghilterra, Scozia, Irlanda, prese insieme, non v'erano se non se due milioni di creature umane, nella sua pubblicazione: De magnitudine urbium Sinarum, 1685. Vossio, secondo che narra Saint Evremond, parlava di questo subbietto pi spesso e pi a lungo di quel che le culte brigate ne volessero intendere.
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Ci non ostante, non ci mancano affatto i mezzi di correggere i gravi falli, in cui taluni cervelli per vanit nazionale, ed altri per vaghezza di paradosso, cadevano. Esistono tre computi, che sembrano meritevoli di attenzione speciale. Non dipendono in nulla l'uno dall'altro; procedono sopra principii diversi; e nondimeno, poca  la differenza de' risultamenti che danno.
Uno di cotesti computi fu fatto nell'anno 1696 da Gregorio King, araldo di Lancaster, aritmetico politico grandemente sottile e giudizioso. A fondamento de' suoi calcoli, tolse il numero delle case indicato dagli ufficiali che fecero l'ultima esazione della imposta sui focolari. La conclusione alla quale egli venne, fu che la popolazione dell'Inghilterra era di circa cinque milioni e mezzo d'anime. King, Osservazioni Naturali e Politiche, 1696. Questo pregevole trattato, che dovrebbe leggersi nella forma in cui fu scritto dall'autore, e non come  stato raffazzonato da Davenant, si trova in alcune edizioni dei Computi di Chalmers.
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Verso quel medesimo tempo, il Re Guglielmo Terzo volle conoscere la forza comparativa delle varie stte religiose, in che la comunit era divisa. Istituita una inchiesta, gli furono da tutte le diocesi del Regno trasmesse le necessarie relazioni. Secondo le quali, il numero de' suoi sudditi inglesi doveva essere circa cinque milioni e duecento mila. Dalrymple, Appendice alla Parte 2, Libro 1. Il costume di computare la popolazione per sette, fu lungo tempo di moda. Gulliver dice del Re di Brobdignag: "Egli rise alla mia strana aritmetica, come gli piacque di chiamarla, nell'indagare il numero della nostra popolazione, facendone un computo dalle diverse stte religiose e politiche, che sono fra noi."
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Da ultimo, ai d nostri, Finlaison, esperto computista, sottopose gli antichi registri parrocchiali a tutti gli esperimenti che pot somministrargli il moderno progresso della scienza statistica. Egli opin, che verso il chiudersi del secolo decimosettimo, la popolazione dell'Inghilterra fosse poco meno di cinque milioni e duecentomila anime come afferma nella prefazione alle Liste della popolazione del 1831.
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Di questi tre computi, formati da diversi individui, senza che l'uno s'accordasse con l'altro, sopra materiali di specie diversa, il pi alto, che  quello di King, non eccede d'un dodicesimo il pi basso che  quello di Finlaison. Possiamo, quindi, con franchezza asserire, che mentre Giacomo Secondo regnava, l'Inghilterra conteneva tra cinque milioni e cinque milioni e mezzo d'abitatori. Secondo il maggior computo, essa aveva un terzo della popolazione de' tempi nostri, e meno del triplo della popolazione che adesso  raccolta nella sua gigantesca metropoli.
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3. L'aumento della popolazione  maggiore nelle contrade settentrionali, che nelle meridionali.
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L'augumento del popolo  stato grande in ogni parte del Regno, ma generalmente maggiore nelle Contee settentrionali, che nelle meridionali. Veramente, gran parte del paese oltre il Trent, fino al secolo decimottavo era in istato di barbarie. Cagioni fisiche e morali avevano cooperato perch lo incivilimento non si spandesse per quella regione. Il cielo era inclemente, il suolo in condizioni tali, da richiedere arte somma ed industria nella coltivazione; e poca poteva essere l'arte e la industria in una contrada che spesso era teatro di guerra, e che, anche quando vi regnava una pace di solo nome, veniva perennemente devastata dalle bande di ladroni scozzesi.
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Avanti e lungo tempo dopo il congiungimento delle due Corone britanniche, eravi tanta differenza tra Middlesex e Northumberland, quanta oggi ve n' tra il Massachusetts e gli stabilimenti di quelle genti nomadi, le quali nelle rimote contrade occidentali del Mississipi, amministrano rozzamente la giustizia con la carabina e il pugnale. Nel regno di Carlo Secondo, i vestigii lasciati da lunghi anni di strage e di saccheggio vedevansi ancora chiaramente per molte miglia al mezzogiorno del Tweed, nello aspetto della contrada e nei costumi del popolo. Eravi ancora una genia di predoni, che dedicavasi all'arte di saccheggiare le case e rapire interi branchi di gregge.
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Poco dopo la Restaurazione, il Governo reput necessario promulgare leggi severissime, a impedire simiglianti delitti. Ai Magistrati di Northumberland e di Cumberland fu data potest di levare bande d'uomini armati per la difesa della propriet e dell'ordine; e onde provvedere alle spese di cosiffatte leve, imposero una tassa locale. Fu ordinato che le parrocchie tenessero de' cani addestrati a fine di dar la caccia ai ladroni. Non pochi vecchi che vivevano ancora a mezzo del secolo decimottavo, potevano bene rammentarsi del tempo in cui quei cani feroci erano d'uso comune come affermano Nicholson e Bourne nel loro: Discorso sullo antico Stato della Frontiera, 1777.
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Eppure, anche con tali aiuti, spesso era impossibile rintracciare i nascondigli di quei malfattori fra i luoghi alpestri e paludosi. Imperocch la geografia di quella selvaggia contrada conoscevasi imperfettamente. Anco dopo che Giorgio Terzo ascese al trono, il sentiero su per le rocce da Borrowdale a Ravenglas era tuttavia un secreto studiosamente custodito dagli abitatori delle valli, taluni de' quali s'erano probabilmente in giovent loro sottratti per que' sentieri alle ricerche della giustiziacome afferma Gray in: Diario di un Viaggio ai Laghi, 3 ottobre 1769.
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Le abitazioni de' gentiluomini e le grandi case coloniche erano fortificate. I buoi nella notte venivano custoditi sotto gli spaldi della residenza, che chiamavasi col nome di Peel. Coloro che vi abitavano, dormivano con le armi allato. Grosse pietre ed acqua bollente erano sempre pronte a schiacciare e scottare il ladrone che si fosse rischiato ad assalire il piccolo presidio. Nissuno ardiva viaggiare per quel paese, senza aver fatto testamento. I giudici, nel loro viaggio periodico, con tutta la torma degli avvocati, procuratori, scrivani e servitori, cavalcavano da Newcastle a Carlisle armati, e scortati da una forte guardia sotto il comando degli Sceriffi.
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Era mestieri recare seco le necessarie provvisioni; perocch la contrada era un deserto, dove era d'ogni cosa difetto. Il luogo nel quale la cavalcata fermavasi a desinare, sotto una quercia immensa, non  peranche caduto in oblio. La irregolare rigidit con che amministravasi la giustizia, faceva ribrezzo all'animo di coloro che erano vissuti in pi tranquilli distretti. I Giurati, spinti dall'odio e dal sentimento del comune pericolo, dichiaravano rei convinti gli aggressori delle case e i rapitori degli armenti, con la fretta con cui giudica una Corte marziale in occasione di tumulti, e a centinaia gli mandavano alla forca. Da North, Vita di Guildford e Hutchinson, Storia di Cumberland, parrocchia di Brampton.
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A memoria di alcuni che hanno veduta la presente generazione, il cacciatore il quale procedeva fino alle scaturigini del Tyne, trovava gli scopeti attorno Keeldar Castle popolati d'una razza di uomini selvaggi quasi al pari degli Indiani della California; e sentiva, maravigliando, le donne, mezzo ignude, cantare rozze e fiere melodie, mentre gli uomini con le daghe in pugno danzavano una danza guerresca. Vedi il Diario di Sir Walter Scott, 7 ottobre 1827, nella Vita che ne scrisse Lockhart.
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Lentamente e con difficolt la pace venne stabilita lungo i confini. La seguirono l'industria e le arti del vivere civile. Intanto scoprivasi che le regioni a settentrione del Trento, possedevano nelle loro miniere di carbone una sorgente di ricchezza assai pi preziosa delle miniere aurifere del Per. Conobbesi che nel vicinato di cotesti strati carboniferi, quasi ogni specie di manifattura si poteva esercitare con grande utile.
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Le genti presero ad affluire di continuo a que' luoghi. Raccogliesi dai computi del 1841, che l'antica provincia arcivescovile di York conteneva due settimi della popolazione d'Inghilterra. Ai tempi della Rivoluzione, credevasi che quella provincia contenesse solo un settimo della popolazione secondo Darlymple, Appendice alla Parte 2, libro 1. Il computo dell'imposta sui focolari conduceva, a un dipresso, alla medesima conclusione. I focolari nella provincia di York non erano neanche un sesto di quelli di tutta l'Inghilterra. Nella Contea di Lancaster il numero degli abitatori sembra essere cresciuto nove volte di pi; mentre in Norfolk, Suffolk e nella Contea di Northampton, appena trovasi raddoppiato. Naturalmente, qui non pretendo di essere esatto; ma credo che chiunque si voglia prendere l'incomodo di paragonare gli ultimi computi dell'imposta sui focolari di Guglielmo Terzo col censimento del 1841, verr ad una conclusione non molto diversa dalla mia.
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4. Rendita nel 1685.
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Intorno alle tasse possiamo favellare con maggior precisione e sicurezza, che intorno alla popolazione. La rendita dell'Inghilterra, alla morte di Carlo Secondo, era piccola in paragone de' mezzi che essa allora possedeva, o delle somme di pecunia che levavano i Governi degli Stati al nostro propinqui. Dopo l'epoca della Restaurazione, era venuta quasi sempre crescendo; e nondimeno, era poco pi di tre quarti della rendita delle Provincie Unite, ed appena un quinto di quella di Francia.
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Il pi importante capo di entrata era quel balzello detto excise, il quale nell'ultimo anno del regno di Carlo produsse cinquecento ottantacinquemila lire sterline, nette di spese. Il prodotto netto delle dogane ascese, nell'anno stesso a cinquecentotrentamila lire sterline. Questi carichi non pesavano molto gravemente sulla nazione. La tassa sui camini o focolari, quantunque fosse meno produttiva, dest maggiori mormorazioni. Il malcontento che nasce dalle imposte dirette, sta, a dir vero, quasi sempre fuori di proporzione alla quantit di danaro che riportano allo Scacchiere; e la tassa sui camini era, anco fra le imposte dirette, particolarmente odiosa: imperocch non poteva levarsi se non se per mezzo di visite domiciliari; alle quali visite gl'Inglesi hanno sempre avuto tale abborrimento, che il popolo degli altri paesi se ne potrebbe formare solo una debole idea. I padroni di case poveri, spesso non potevano pagare la imposta sui loro focolari.
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Ogni qualvolta ci avveniva, gli esattori sequestravano senza misericordia la mobilia: poich la tassa era data in appalto; e un appaltatore di tasse, fra tutti i creditori, secondo porge il proverbio,  il pi rapace. Gli esattori venivano apertamente accusati di condursi, nello esercizio del loro abborrito mestiere, con durezza e insolenza. Dicevasi, che appena essi mostravansi sulla soglia d'un tugurio, i fanciulli cominciavano a piangere, e le vecchie correvano a nascondere i loro arnesi da cucina. Anzi, l'unico letto d'una povera famiglia soventi volte veniva portato via, e venduto. Il prodotto annuo netto di cotesta tassa era di duecentomila lire sterline.
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Nella Biblioteca di Pepys esistono alcune ballate di quei tempi intorno alla imposta sui camini. Ne recher uno o due brani: "Le buone vecchierelle, ogni qualvolta spiavano l'esattore della tassa dei camini, affrettavansi a porre ne' loro nascondigli pentole e vasi di terra. Non v' una vecchia fra dieci - cercate per tutta la nazione - la quale, se le parlate dell'esattore, non gli mandi una o due maledizioni."
E di nuovo: "Come soldati saccheggiatori, essi (gli esattori) entravano nelle case e rapivano le sostanze de' poverelli, mentre i miseri fanciulli impauriti piangevano: il che non mitigava punto il loro insolente orgoglio."
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Nel Museo Britannico, esistono alcuni versi triviali, composti sul medesimo soggetto e col medesimo spirito: "Se anche la tassa non  pagata, malgrado la povert, per crudelt strappano via l'unico letto, sopra cui il povero uomo riposa il suo capo stanco, e lo privano ad un'ora del suo riposo e del suo pane."
Colgo il destro, il primo che mi si faccia innanzi, di dichiararmi grato alla cortesia e liberalit, con cui il Maestro e il Vice-Maestro del Collegio della Maddalena di Cambridge mi hanno dato accesso alle pregevoli Raccolte di Pepys.
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Se alle tre grandi sorgenti d'entrata da noi rammentate, aggiungiamo quella delle regie possessioni, allora pi estese di quello che siano ai d nostri, i primi frutti e le decime, che non erano per anche state rese alla Chiesa, i Ducati di Cornwall e di Lancaster, le confische e le multe; la intera rendita annua della Corona potrebbe estimarsi sicuramente a un milione e quattrocentomila lire sterline. Di cotesta rendita, parte era ereditaria; il rimanente, a Carlo era stato concesso a vita; ed egli era libero di spenderla tutta, in qualunque modo gli fosse piaciuto. Tutto ci ch'egli poteva risparmiare dalla spesa de' pubblici dipartimenti, andava alla sua borsa privata. Intorno all'uffizio postale ragioneremo pi innanzi. Gli utili di quello stabilimento erano stati dal Parlamento concessi al Duca di York.
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La entrata del Re era, o avrebbe dovuto essere, sopraccarica del pagamento di circa ottantamila sterline l'anno, ch'era l'interesse de' danari dalla Cabala fraudolentemente ritenuti nello Scacchiere. Mentre Danby era capo dell'ufficio delle finanze, i creditori avevano ricevuti i loro dividendi, quantunque senza la esatta puntualit che ne' moderni tempi si costuma; ma coloro che gli erano succeduti al Tesoro, erano stati meno(72) destri o meno solleciti a mantenere la fede pubblica.
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Dopo la vittoria che la Corte riport sopra i Whig, n anche un soldo era stato pagato, n fatta giustizia ai creditori, finch una nuova dinastia non istabil un sistema nuovo. Si erra grandemente immaginando che il sistema di provvedere ai bisogni dello Stato per mezzo di un prestito, fosse recato nell'isola nostra da Guglielmo Terzo. Da tempo immemorabile, ogni Governo Inglese aveva avuto costume di contrarre debiti. Ci che venne introdotto dalla Rivoluzione, fu la usanza di pagarli onestamente. Le principali autorit di cui mi servo per queste nozioni intorno alle Finanze; si trovano nei Giornali de' Comuni, 1 e 20 marzo 1688-89.
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5. Sistema militare.
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Saccheggiando i pubblici creditori, era possibile accumulare una entrata di un milione e quattrocento mila lire sterline; ed aggiungendovi di quando in quando qualche sussidio della Francia, sostenere le spese necessarie del Governo, e lo scialacquo della Corte: imperciocch quel peso che gravava sulle finanze de' grandi Stati continentali, in Inghilterra sentivasi appena. In Francia, in Germania, ne' Paesi Bassi, eserciti numerosi, quali Enrico Quarto e Filippo Secondo non avevano mai mantenuti in tempo di guerra, tenevansi fra mezzo alla pace. In ogni parte si erigevano bastioni e forti, edificandoli con principii ignoti a Parma o a Spinola.
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Le artiglierie e le munizioni accumulavansi in tanta quantit, che lo stesso Richelieu, il quale dalle precedenti generazioni era stato considerato come operatore di prodigi, avrebbe chiamata favolosa. Niuno poteva viaggiare per molte miglia in quelle contrade, senza udire i tamburi d'un reggimento in marcia, o senza essere fermato dalle sentinelle de' ponti levatoi d'una fortezza. Nella nostra isola, all'incontro, era possibile vivere e viaggiare lungamente, senza che nessun suono o vista di cose marziali rammentasse che la difesa dello Stato era divenuta una scienza ed una professione. La maggior parte degli Inglesi che avevano meno di venticinque anni, non avevano probabilmente veduta mai nessuna compagnia di soldati regolari.
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Delle citt le quali nella guerra civile avevano valorosamente respinto le armate ostili, n anche una era capace di sostenere un assedio. Le porte rimanevano aperte di notte e di giorno: i fossi erano senz'acqua: gli spaldi delle mura si erano lasciati andare in rovina, o erano racconci in modo, che il popolo vi potesse con diletto passeggiare nelle notti estive. Molte delle vecchie abitazioni de' Baroni erano state fracassate dai cannoni di Fairfax e di Cromwell, ed erano mucchi di rovine coperte di edera. Quelle che restavano in piedi, avevano perduto il loro aspetto marziale, ed erano diventate palazzi rurali dell'aristocrazia. I fossati erano mutati in vivai di carpii e di lucci. I terrapieni erano coperti di olezzanti arbusti, a traverso de' quali aprivansi viottoli, che conducevano su a tempietti ornati di specchi e di pitture. Vedi, a modo d'esempio, la pittura della terrazza di Malborough, nell'Itinerarium Curiosum di Stukeley.
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Sui promontori delle coste, e su per molti colli del paese interno, vedevansi tuttavia posti alti, sormontati di barili, che un tempo erano ripieni di pece: in tempi di pericolo vigilavano attorno ad essi le sentinelle; e in poche ore, appena scoperta una flotta spagnuola nel canale, o appena veduto che un migliaio di predoni scozzesi aveva passato il fiume Tweed, i fuochi d'accenno splendevano per un tratto di cinquanta miglia, e tutte le Contee correvano alle armi. Ma erano trascorsi molti anni da che que' fuochi non si accendevano pi; ed oramai venivano considerati pi presto come curiose reliquie de' vecchi costumi, che come parte d'una macchina necessaria alla salvezza dello Stato. Vedi Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684.
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La sola armata riconosciuta dalla legge, era la guardia cittadina. Era stata riordinata per virt di due leggi, passate in Parlamento poco dopo la Restaurazione. Chiunque possedeva cinquecento lire sterline annue in terreni, o seimila lire sterline d'utili personali, era tenuto ad apprestare, equipaggiato e pagato a proprio carico, un uomo a cavallo. Chiunque possedeva cinquanta lire sterline annue in terreni, o seicento d'utili personali, era similmente tenuto ad apprestare un lanciere o moschettiere. I possidenti minori furono ordinati in una specie di societ, a significare la quale la nostra lingua non ha vocabolo proprio, ma che un Ateniese avrebbe chiamata Synteleia; e ciascuna di coteste societ doveva fornire, secondo i propri mezzi, un soldato a cavallo, o un pedone. Il numero della cavalleria e fanteria in tal guisa raccolto, stimavasi comunemente ascendere a cento trenta mila uomini.
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Per virt dell'antica Costituzione del reame, e del recente e solenne riconoscimento di ambedue le Camere, il Re era il solo Capitano Generale di queste grandi forze. I Lordi Luogotenenti e i deputati loro comandavano a lui sottoposti, e ordinavano le raccolte per gli esercizi o le ispezioni. La durata di siffatti ragunamenti, nondimeno, non poteva eccedere quattordici giorni in un anno. I Giudici di Pace avevano potest d'infliggere pene per infrazioni di disciplina. La Corona non contribuiva nulla alla spesa ordinaria; ma quando la milizia cittadina veniva chiamata alle armi contro l'inimico, al suo mantenimento provvedeva il Governo a carico della entrata generale dello Stato, e la sottoponeva al massimo rigore della legge marziale.
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Eranvi di quelli che non guardavano di buon occhio la milizia cittadina. Uomini che avevano molto viaggiato nel continente, ammirato la rigorosa precisione con che ogni sentinella movevasi e parlava nelle cittadelle edificate da Vauban, veduto gli eserciti possenti che affluivano per tutte le strade della Germania a respingere gli Ottomanni dalle porte di Vienna, ed erano stati abbagliati dalla pomposa magnificenza delle guardie palatine di Luigi, irridevano al modo con cui i contadini delle Contee di Devon e di York marciavano, giravansi, e portavano gli archibugi e le picche. Gl'inimici delle libert e della religione dell'Inghilterra, guardavano con abborrimento una forza che non potevasi, senza estremo periglio, adoperare contro quelle libert e quella religione, e non lasciavano fuggire veruna occasione senza porre in dileggio le rustiche soldatesche.
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Dryden, nel suo Cimone ed Ifigenia, esprime, con la sua consueta acutezza ed energia, i sentimenti di moda negli adulatori di Giacomo Secondo: "La contrada risuona all'intorno d'alte grida, e la rozza milizia brulica su per i campi; bocche senza mani, mantenute con gravi spese, e che non per tanto sono un carico in tempo di pace, e una debole difesa in tempo di guerra. Una volta il mese marciano intrepidi; banda tumultuosa, e sempre, fuorch in tempo di bisogno, pronta. Ci era la mattina, quando, uscendo alla guardia ordinati, rendevano immagine di armati apparecchiati ad una breve prova; e poi correvano ad ubriacarsi: il che forma la loro occupazione giornaliera."
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I saggi amatori della patria, quando raffrontavano queste rozze leve coi battaglioni che, in tempo di guerra, tra poche ore potevano condursi alle coste di Kent o di Sussex, erano costretti a concedere, che, per quanto pericolo vi fosse nel mantenere uno esercito stanziale, sarebbe stato anche pi pericoloso provvedimento lo affidare l'onore e la indipendenza del paese all'esito d'una lotta tra i campagnoli capitanati dai Giudici di Pace, e i vecchi guerrieri condotti dai Marescialli di Francia. Cotali opinioni in Parlamento non potevano manifestarsi se non con grande riserbo, perocch la milizia cittadina era una istituzione eminentemente popolare.
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Ogni qualunque osservazione intorno ad essa eccitava lo sdegno di ambi i grandi partiti dello Stato, ed in ispecie di quello che mostravasi zelantissimo della Monarchia e della Chiesa Anglicana. Le legioni delle Contee erano comandate quasi esclusivamente da nobili e gentiluomini Tory; i quali andavano alteri del loro grado militare, e tenevano come fatto a s stessi ogni insulto contro la istituzione alla quale appartenevano. Sapevano bene pur troppo, che tutto ci che dicevasi contro la guardia cittadina era detto in favore d'un esercito stanziale, il cui nome era da loro abborrito. Un simigliante esercito aveva signoreggiata l'Inghilterra, e sotto esso il Re era stato assassinato, la nobilt degradata, i gentiluomini spogliati delle loro terre, la Chiesa perseguitata.
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Non v'era signore rurale che non avesse da raccontare una storia di danni e d'insulti a lui inflitti, o al padre suo, dai soldati parlamentari. Un vecchio Cavaliere aveva veduto mezza la sua campestre residenza distrutta. Gli olmi ereditarii d'un altro erano stati abbattuti. Un terzo non poteva mai porre il piede dentro la chiesa della propria parrocchia, senza che i suoi scudi sfigurati, i capi mozzi delle statue de' suoi antichi, gli rammentassero come i soldati d'Oliviero avessero di quel sacro luogo fatto stalla ai propri cavalli. E per, quegli stessi realisti che erano pronti a combattere per il Re loro, erano gli ultimi ai quali egli potesse chiedere i mezzi di assoldare milizie regolari.
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Carlo, nonostante, pochi mesi dopo la sua Restaurazione, aveva cominciato a formare una piccola armata stanziale. Pensava che, senza una protezione migliore di quella della civica milizia e delle guardie reali, la sua persona o il suo palazzo appena sarebbero in sicuro, nella propinquit d'una citt vasta, piena di guerrieri, che erano stati pur allora sbandati. Egli, quindi, spensierato e prodigo come era, studiossi di risparmiare dai suoi piaceri una somma bastevole a mantenere un corpo di guardie. Con lo accrescersi del traffico e della ricchezza pubblica, le sue rendite crescevano; e in tal guisa pot, a dispetto del mormorare de' Comuni, ingrossare a poco a poco le sue milizie regolari. Un'addizione considerevole fu ad esse fatta innanzi la fine del suo regno. Il costoso, inutile e pestilenziale stabilimento di Tangeri, venne abbandonato ai Barbari che vi abitavano all'intorno; e il presidio, composto di un reggimento di cavalleria e due di fanteria, fu richiamato in Inghilterra.
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La piccola armata cos formata da Carlo, fu il germe di quel grande e rinomato esercito, che, in questo secolo, ha marciato trionfalmente a Madrid e Parigi, a Canton e Candahar. Le guardie del corpo, che adesso formano due reggimenti, erano allora partite in tre corpi, ciascuno dei quali constava di duecento carabinieri, esclusi gli ufficiali. Questo corpo, cui era affidata la sicurezza del Re e della real famiglia, aveva un carattere speciale. Anche i semplici soldati erano insigniti del grado di gentiluomini della Guardia. Molti di loro erano di buone famiglie, ed avevano servito nelle guerre civili.
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La loro paga era maggiore di quella che si d al pi prediletto reggimento de' tempi nostri; ed in quella et veniva riputata provvisione rispettabile per un figlio cadetto di scudiero di provincia. I loro bei cavalli, le ricche valdrappe, le corazze, le vesti ornate di nastri, di velluto e di frange d'oro, facevano bello spettacolo nel Parco di San Giacomo. Una piccola coorte di dragoni granatieri, che erano di pi bassa classe ed avevano paga minore, era annessa a ciascun corpo. Un'altra legione di cavalleria, predistinta da vesti e manti azzurri, e tuttavia chiamata gli Azzurrini (the Blues), stava generalmente acquartierata nelle vicinanze della capitale.
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Propinquo ad essa rimaneva anche il corpo che oggi porta il nome di primo reggimento dei dragoni, ma che allora era il solo reggimento de' dragoni che fosse in Inghilterra. Era stato composto della cavalleria che era ritornata da Tangeri. Un solo corpo di dragoni, che non faceva parte di nessun reggimento, stanziava presso Berwick, a fine di mantenere la pace fra i predoni del confine. A quest'uso peculiare pensavasi allora che il dragone fosse singolarmente adattato. Ne' tempi posteriori(78)  divenuto un semplice soldato di cavalleria: ma nel secolo decimosettimo, venne accuratamente descritto da Montecuccoli, come un pedone che servivasi del cavallo per giungere con maggiore speditezza a un luogo designato dal servizio militare.
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La fanteria reale constava di due reggimenti, i quali chiamavansi allora, come adesso, il primo reggimento delle guardie a piedi, e le guardie Coldstream. Generalmente, prestavano servizio presso Whitehall, e il Palazzo di San Giacomo. Poich allora non v'erano caserme, e poich, per virt della Petizione de' Diritti, i soldati non potevano essere acquartierati nelle case private, essi riempivano tutte le birrerie di Westminster e di Strand.
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V'erano altri cinque reggimenti di pedoni. Uno dei quali, detto il reggimento dell'Ammiraglio, era specialmente destinato a prestare servizio sulle navi. Gli altri quattro chiamavansi, tuttavia, i primi quattro reggimenti di linea. Due di essi rappresentavano due brigate, che avevano lungo tempo mantenuta nel Continente la rinomanza del valore inglese. Il primo, ovvero reggimento reale, aveva, sotto il grande Gustavo, sostenuta una parte cospicua nella liberazione della Germania. Il terzo reggimento, che distinguevasi per le mostreggiature di colore carneo, da cui trasse il ben noto nome di Buffs (Bufali), aveva, sotto Maurizio di Nassau, combattuto con non minore valentia per la liberazione delle Fiandre. Entrambe coteste magnifiche legioni, alla perfine, dopo molte vicende, erano state da Carlo Secondo richiamate dal servizio forestiero, ed aggregate alla milizia inglese.
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I reggimenti che adesso si dicono secondo e quarto di linea, nel 1685 erano pur allora ritornati da Tangeri, recando seco i costumi crudeli e licenziosi che avevano contratti dalla loro lunga consuetudine coi Mori. Poche compagnie di fanteria che non erano state ordinate a reggimenti, erano di presidio a Tilbury Fort, a Portsmouth o a Plymouth, e in alcuni altri posti importanti su o presso la costa.
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Dopo i primi anni del secolo decimosettimo, era seguito un grande mutamento nelle armi della fanteria. Alla lancia o picca s'era gradatamente venuto sostituendo l'archibugio; e alla fine del regno di Carlo Secondo, la maggior parte de' suoi pedoni erano moschettieri. Nondimeno, continuavano ad essere mescolati coi lancieri. Ciascuna classe di truppa nemica, veniva, secondo le occasioni, ammaestrata nell'uso dell'arme che peculiarmente apparteneva all'altra classe. Ogni pedone aveva a fianco una spada per servirsene combattendo petto a petto. Il dragone era armato come un moschettiere; portava un'arme che nel corso di molti anni erasi venuta adottando, allora dagl'Inglesi chiamata daga (dagger), ma che fino dal tempo della nostra Rivoluzione,  stata fra noi conosciuta col vocabolo francese di baionetta. E' pare che la baionetta non fosse dapprima uno strumento cos formidabile come poscia  diventata; poich, essendo conficcata alla bocca della canna dell'archibugio, il soldato che avesse voluto far fuoco, perdeva molto tempo a levarla, e riporvela, volendosene servire alla carica.
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L'esercito regolare che mantenevasi in Inghilterra al principio del 1685, comprendeva, inclusi i soldati d'ogni arme, circa settemila pedoni e millesettecento cavalli e dragoni. La spesa a mantenerlo, ascendeva a circa duecento novantamila sterline l'anno; meno del decimo della somma che costava in tempo di pace la milizia francese. La paga giornaliera di un milite privato nelle Guardie del Corpo era cinque scellini, negli Azzurri due scellini e sei soldi, nei Dragoni diciotto soldi, nelle Guardie a piedi dieci soldi, e nella Linea otto. La disciplina era debole; e, per vero dire, non poteva essere altrimenti.
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Il Diritto comune dell'Inghilterra non riconosceva corti marziali, e in tempo di pace non faceva distinzione tra un soldato e qualunque altro suddito; n il Governo poteva allora rischiarsi a chiedere una legge d'ammutinamento (Mutiny Bill) al Parlamento anche il pi realista. Un soldato, dunque, battendo il proprio colonnello, incorreva soltanto nelle pene per assalto o percossa; e ricusando di obbedire agli ordini superiori, o coll'addormentarsi nel tempo che faceva la guardia, o col lasciare le proprie insegne, non incorreva nessuna pena legale. Non  dubbio che sotto il regno di Carlo Secondo s'inflissero punizioni militari; ma con molta parsimonia, e in modo da non attirare l'attenzione pubblica, o produrre un appello alle Corti di Westminster Hall.
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Non era verosimile che un esercito come questo rendesse schiavi cinque milioni d'Inglesi. E davvero, difficilmente sarebbe stato bastevole ad opprimere una insurrezione in Londra, se la milizia della citt si fosse unita agl'insorti. N il Re poteva sperare, nel caso che il popolo insorgesse in Inghilterra, di ottenere aiuto dai suoi altri dominii. Imperocch, quantunque la Scozia e l'Irlanda mantenessero milizie proprie, queste forze erano appena sufficienti ad infrenare i malcontenti puritani dell'un Regno, e i papisti malcontenti dell'altro.
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Il Governo, non ostante, aveva altri mezzi militari importantissimi, dei quali va fatta menzione. V'erano al soldo delle Provincie Unite sei belli reggimenti, capitanati primamente dal valoroso Ossory; tre de' quali erano stati raccolti in Inghilterra, e tre in Iscozia. Il Re inglese erasi riserbata la potest di richiamarli a s, qualvolta ne avesse mestieri contro un nemico esterno od interno. Infrattanto, venivano mantenuti senza nessun carico di spesa per lui, ed assuefatti ad una eccellente disciplina, alla quale egli non si sarebbe rischiato di sottoporli.
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La maggior parte dei materiali di cui ho fatto uso nel descrivere le milizie regolari, si trova nei Ricordi storici dei Reggimenti, pubblicati per ordine del Re Guglielmo IV, e sotto la direzione dell'Aiutante Generale. Vedi anche Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684; Compendio della Disciplina Militare Inglese, stampato per ordine speciale, 1688; Esercizi di Fanteria per ordine delle Loro Maest, 1690.
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6. La Flotta.
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Se la gelosia del Parlamento e della Nazione impediva al Re di mantenere un esercito stanziale formidabile, egli non aveva simile impedimento a rendere l'Inghilterra prima fra le Potenze marittime. I Whig e i Tory erano pronti a plaudire ad ogni provvedimento che tendesse ad accrescere quella forza, la quale, mentre era la migliore protezione dell'Isola contro i nemici stranieri, tornava impotente contro la libert cittadina. Le pi grandi gesta di cui gli uomini d'allora serbassero memoria, operate dai soldati inglesi, erano avvenute nelle guerre contro i principi inglesi. Le vittorie de' nostri marinai erano state riportate sopra nemici stranieri, ed avevano allontanato lo sterminio e la rapina dal nostro suolo.
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Almeno mezza la nazione rammentava con ribrezzo la battaglia di Naseby, e con orgoglio frammisto a molti spiacevoli sentimenti la battagli di Dunbar: ma la sconfitta dell'Armada, e gli scontri di Blake con gli Olandesi e gli Spagnuoli, ricorrevano alla memoria di tutti i partiti con infinita esultanza. Dalla Restaurazione in poi, i Comuni, anche quando avevano mostrato scontento e parsimonia, erano stati sempre docili fino alla prodigalit, in ci che concerne gl'interessi della flotta. Era stato loro dimostro, mentre il Governo era nelle mani di Danby, che molti dei vascelli della flotta reale erano vecchi e inadatti al mare; e quantunque in quel tempo la Camera fosse ripugnante a dare, concesse un sussidio di circa seicentomila lire sterline per la costruzione di trenta nuovi legni da guerra.
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Ma la liberalit della nazione rendevasi infruttuosa pei vizii del Governo. La lista delle navi del Re, egli  vero, faceva bella mostra. Ve n'erano nove di prima classe, quattordici di seconda, trentanove di terza, e molti altri legni pi piccoli. Quelli di prima classe, veramente, erano minori de' legni di terza classe de' nostri tempi; e quei di terza classe adesso non verrebbero considerati come fregate molto vaste. Se, nulladimeno, questa forza marittima fosse stata effettiva, in que' giorni il pi gran potentato l'avrebbe considerata come formidabile. Ma esisteva solo in iscritto. Quando termin il regno di Carlo, la sua flotta era guasta e caduta in basso tanto, che sarebbe quasi incredibile, senza l'unanime testimonianza di tali la cui autorit non ammette dubbio.
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Pepys, l'uomo pi esperto dell'Ammiragliato inglese, compose nel 1684 una memoria intorno alle condizioni del suo dipartimento, per informarne Carlo. Pochi mesi appresso, Bonrepaux, l'uomo pi esperto dell'Ammiragliato francese, avendo visitata l'Inghilterra con lo scopo speciale di chiarirsi della forza marittima di quella, present a Luigi il frutto delle sue indagini. Le due relazioni danno un medesimo risultato. Bonrepaux dichiar d'avere trovata ogni cosa in disordine ed in misere condizioni; disse che la superiorit della marina francese era riconosciuta con vergogna ed invidia in Whitehall, e che lo stato delle navi e degli arsenali nostri era per s una bastevole guarentigia della nostra impossibilit ad immischiarci nelle contese europee.
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Mi riporto ad un dispaccio di Bonrepaux a Seignelay, in data dell'8 (o 18) febbraio 1686. Fu ricopiato per Fox negli Archivii francesi, durante la pace d'Amiens; e, con gli altri materiali raccolti da quel grande uomo, affidato a me dalla cortesia di Lady Holland defunta, e dell'attuale Lord Holland. Dovrei aggiungere che anche fra mezzo ai disturbi che di recente hanno sconvolta Parigi, non ho incontrata difficolt ad ottenere, dalla liberalit di que' funzionari, estratti per supplire a certe lacune che trovansi nella collezione di Fox.
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Pepys esponeva al proprio signore, come l'amministrazione navale fosse un prodigio di prodigalit, di corruzione, d'ignoranza e di vigliaccheria; come non fosse da fidarsi a nessuno estimo, non potesse farsi nessun contratto, non vi fosse freno nessuno. I vascelli che il Governo, grazie alla liberalit del Parlamento, aveva potuto costruire, e che non erano mai usciti fuori del porto, erano stati costruiti di legno cos cattivo, che erano meno adatti a viaggiare, che non fossero le vecchie carcasse le quali trent'anni innanzi avevano sostenuto le mitraglie degli Olandesi e degli Spagnuoli.
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Alcuni de' nuovi legni da guerra, certamente, erano cos marci, che se non venivano riattati, sarebbero calati a fondo nelle darsene. I marinai erano pagati con s poca precisione, che chiamavansi avventurati di poter trovare qualche usuraio che comperasse i loro biglietti col quaranta per cento di sconto. I comandanti che non avessero amici potenti in Corte, erano anche peggio trattati. Taluni ufficiali, creditori di grosse somme arretrate, dopo di avere indarno importunato per molti anni il Governo, erano morti per mancanza d'un tozzo di pane.
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La maggior parte delle navi che stavano in mare, erano comandate da uomini non educati a quell'ufficio. Vero  che questo non era abuso introdotto dal Governo di Carlo. Nessuno Stato antico o moderno aveva, innanzi a quel tempo, separato affatto il servizio navale dal militare. Nelle grandi nazioni incivilite del mondo antico, Cimone e Lisandro, Pompeo ed Agrippa, avevano combattuto battaglie di terra e di mare. N lo impulso che la nautica ricevette sul finire del secolo decimoquinto, aveva prodotto nessun miglioramento nella divisione delle fatiche.
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A Flodden, l'ala diritta dell'armata vittoriosa era diretta dall'Ammiraglio d'Inghilterra. A Jarnac e Moncontour, le coorti degli Ugonotti erano capitanate dallo Ammiraglio di Francia. N Don Giovanni d'Austria, vincitore di Lepanto, n Lord Howard di Effingham, al quale era affidata la marina inglese allorquando gl'invasori spagnuoli appressaronsi ai nostri lidi, erano stati educati al mare. Raleigh, altamente celebrato come comandante navale, aveva per molti anni servito come soldato in Francia, nelle Fiandre e in Irlanda. Blake erasi reso cospicuo per la sua esperta e valorosa difesa di una citt interna, innanzi che umiliasse l'orgoglio olandese e castigliano nell'Oceano. Dopo la Restaurazione, era stato seguito il medesimo sistema. Grosse flotte erano state affidate a Rupert ed a Monk: a Rupert, che aveva rinomanza di fervido e ardimentoso ufficiale di cavalleria; e a Monk, il quale semprech voleva che il vascello mutasse cammino, faceva ridere la ciurma gridando: "Girate a sinistra!"
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Ma verso questo tempo, gli uomini saggi cominciarono ad accorgersi, che il rapido perfezionamento dell'arte della guerra e dell'arte nautica rendeva necessario partire l'una dall'altra le due professioni, che fino allora erano state confuse insieme. O il comando d'un reggimento o quello d'una nave, adesso erano sufficienti ad occupare la mente d'un solo uomo. Nel 1672, il Governo Francese deliber d'educare parecchi giovani, fino dalla loro tenera et unicamente al servizio della marina. Ma il Governo Inglese, invece di seguire cotesto laudevole esempio, non solo continu ad affidare il comando navale ad uomini non esperti del mare, ma li sceglieva tali, che anche in imprese di terra erano inetti a commissioni di qualche importanza.
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Ogni giovinetto di nobile lignaggio, ogni dissoluto cortigiano, a pro' del quale una delle amanti del Re avesse voluto dire una parola, poteva sperare il comando di un vascello di linea; e con esso, l'onore della patria e la vita di centinaia d'uomini valorosi rimanevano affidati alla sua cura. Nulla importava che ei non avesse mai in vita sua navigato fuorch nelle acque del Tamigi, che non potesse star fermo al soffio del vento, che non conoscesse la differenza tra la latitudine e la longitudine. L'educazione speciale all'arte non era creduta necessaria; o, al pi, egli era mandato a fare una breve gita sopra una nave da guerra, dove non era sottoposto a veruna disciplina, veniva trattato rispettosamente, e consumava il tempo in trastulli e follie.
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Se nel tempo che gli avanzava dal festeggiare, dal bere e dal giocare, riuscivagli d'imparare il significato di poche frasi tecniche, e i nomi de' punti del compasso, acquistava i requisiti necessari a comandare un vascello a tre ponti. Questa non  descrizione di fantasia. Nel 1666, Giovanni Scheffleld, Conte di Mulgrave, giovinetto di diciassette anni, entr come volontario nel servizio di mare contro gli Olandesi. Pass sei settimane sur una nave, trastullandosi, quanto pi poteva, in compagnia di alcuni giovani libertini di razza nobile, e poscia fece ritorno in Inghilterra per assumere il comando di un corpo di cavalleria. Dopo ci, non and mai al mare fino all'anno 1672; in cui di nuovo si aggiunse alla flotta, e quasi subito fu fatto capitano d'un vascello di ottantaquattro cannoni, estimato il pi bello di tutta la nostra marina.
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Allora egli aveva ventitr anni, e in tutto il corso della vita sua non era stato n anche tre mesi sul mare. Appena ritornato, fu fatto colonnello d'un reggimento di fanteria. E' questo un saggio del modo con cui i comandi navali della maggiore importanza concedevansi; ed  saggio non tanto riprovevole, imperocch Mulgrave, bench difettasse d'esperienza, non difettava punto d'animo e di doti. Nel medesimo modo venivano promossi altri, i quali, non che non essere buoni ufficiali, erano intellettualmente e moralmente incapaci di mai divenir tali, e la cui sola raccomandazione stava in ci, che erano stati rovinati dalle follie e dai vizi. La cosa precipua che attraeva cotesti uomini al servigio, era il profitto di trasportare di porto in porto verghe d'argento, o altre preziose mercanzie; perciocch s l'Atlantico e s il Mediterraneo a quel tempo infestavano i pirati di Barberia, talmente che i mercanti non volevano i loro preziosi carichi alla custodia d'altri affidare, che a quella di una nave da guerra.
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Un capitano, in simile guisa, talvolta guadagnava in un breve viaggio parecchie migliaia di lire sterline; e per condurre cotesto lucroso traffico, troppo spesso trascurava gl'interessi della propria patria e l'onore del proprio vessillo, vilmente sottomettevasi alle Potenze straniere, disobbediva agli ordini pi diretti de' superiori suoi, rimaneva in porto quando gli comandavano di correre dietro ad un corsaro di Sal, o andava a portare argento in Livorno, quando le istruzioni ricevute richiedevano che si riducesse in Lisbona. E tutto ci egli faceva impunemente.
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Lo interesse medesimo che lo aveva locato in un posto al quale era disadatto, ve lo manteneva. Non v'era ammiraglio, che, sfidato da codesti corrotti e sfrenati prediletti di palazzo, osasse appena bisbigliare di corte marziale. Se qualche ufficiale mostrava maggior sentimento del proprio dovere che non facessero i suoi colleghi, accorgevasi tosto d'avere perduti i guadagni, senza essersi acquistato onore. Un capitano che, per avere rigorosamente obbedito agli ordini dello Ammiragliato, perd un trasporto di mercanzie dal quale avrebbe ricavato quattromila sterline, si sent dalle stesse labbra di Carlo chiamare, con ignobile leggerezza, grandissimo stolto per le cure che si prendeva.
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La disciplina della marineria procedeva tutta ad un modo. Come il capitano cortigiano spregiava lo ammiragliato, cos egli era spregiato dalla sua ciurma. Non poteva nascondere d'essere nell'arte sua inferiore a ciascuno de' marinai sul bordo. Ed era vano lo sperare che i vecchi marinai, avvezzi agli uragani de' tropici e ai ghiacci del cerchio artico, rendessero pronta e riverente obbedienza a un capo, il quale de' venti e delle onde non conosceva pi di quello che avrebbe potuto imparare sopra un dorato navicello tra Whitehall Stairs e Hampton Court. Affidare a cosiffatto novizio la direzione di un vascello, era cosa evidentemente impossibile.
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L'ufficio di dirigere la navigazione fu, quindi, tolto al capitano e dato al primo piloto; ma questa partizione d'autorit produceva innumerevoli inconvenienti. La linea di demarcazione non era, e forse non poteva essere descritta con precisione. Ne seguiva quindi un perenne litigare. Il capitano, tanto pi fiducioso di s quanto maggiore era la ignoranza sua, trattava il piloto con dispregio. Il primo piloto, ben consapevole del pericolo di spiacere al pi potente, spessissimo dopo una lotta cedeva; ed era fortuna se da ci non ne conseguitasse la perdita del legno e della ciurma. Generalmente, i meno perversi dei capitani aristocratici erano quelli che abbandonavano affatto ad altri la direzione dei vascelli, e badavano solo a far danari e profonderli. Il modo con cui costoro vivevano, era cotanto ostentato e voluttuoso, che, per quanto fossero cupidi di guadagni, rade volte arricchivansi. Vestivansi come in un giorno di gala in Versailles, mangiavano su piatti d'oro e d'argento, bevevano i vini pi squisiti, e mantenevano serragli sul bordo; mentre la fame e lo scorbuto infuriavano fra la ciurma, e mentre ogni giorno cadaveri erano gettati gi dalle cannoniere.
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Era tale il carattere ordinario di coloro che allora chiamavansi capitani gentiluomini. Mescolati con essi trovavansi, avventuratamente per la patria nostra, comandanti navali di diversa specie; uomini che avevano passata la vita sulle acque, e che avevano lavorato, e dagli infimi uffici del cassero erano pervenuti ai gradi ed alle onorificenze. Uno de' pi eminenti fra questi ufficiali, fu Sir Cristoforo Mings, il quale cominci a servire come ragazzo da camerino, cadde valorosamente combattendo contra gli Olandesi, e fu dalla sua ciurma, che lo piangeva e giurava di vendicarlo, trasportato alla sepoltura. Da lui discese, per via singolarissima, una linea di strenui ed esperti uomini di mare. Il ragazzo del suo camerino fu Sir Giovanni Narborough, e il ragazzo del camerino di Sir Giovanni Narborough fu Sir Cloudesley Shovel.
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Al vigoroso buon senso naturale, e all'indomito coraggio di questa classe d'uomini, l'Inghilterra serba un debito che non dimenticher mai. Cotesti animi fermi, malgrado la mala amministrazione e i falli degli ammiragli cortigiani, furono quelli che protessero le nostre coste, e mantennero rispettata la nostra bandiera per molti anni di turbolenze e di pericoli. Ma a un cittadino cotesti veri marinai parevano una razza d'uomini mezzo selvaggi. Tutto il loro sapere limitavasi alle cose della professione loro, ed era pi pratico che scientifico. Fuori del loro elemento, erano semplici a guisa di fanciulli. Ruvido era il loro portamento; nella loro stessa buona indole era rozzezza; e la loro favella, qualvolta usciva dal frasario nautico, comunemente abbondava di giuramenti e di maledizioni.
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Tali erano i capi, nella cui rozza scuola formaronsi quei robusti guerrieri i quali a Smollet, nella et susseguente, servirono da modelli per ritrarre il Luogotenente Bowling e il Comodoro Trunnion. Ma non sembra che al servizio degli Stuardi vi fosse n anche un ufficiale di marina quale, secondo le idee de' nostri tempi, dovrebbe essere: vale a dire, un uomo versato nella teorica e nella pratica della propria arte, indurito ai pericoli della pugna e della tempesta, e, nondimeno, adorno di cultura intellettuale e di modi gentili. V'erano gentiluomini, ed eranvi marinai nella flotta di Carlo Secondo; ma questi non erano gentiluomini, e quelli non erano marinai.
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La marina inglese di quel tempo, secondo i pi esatti computi che sono fino a noi pervenuti, si sarebbe potuta mantenere in attivit con trecento ottanta mila lire sterline annue. Quattrocento mila sterline l'anno era la somma che spendevasi: ma, come abbiamo veduto, si spendeva male. Il costo della marina francese era pressoch lo stesso, e considerevolmente maggiore quello della olandese.
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Le mie nozioni rispetto alla condizione della marina di quel tempo, sono attinte principalmente agli scritti di Pepys. La relazione ch'egli nel 1684 present a Carlo II, a quanto credo, non  stata mai pubblicata. Il manoscritto trovasi nel Collegio della Maddalena di Cambridge. Nel medesimo Collegio trovasi anche un altro pregevole manoscritto, contenente una minuta descrizione degli stabilimenti marittimi del paese nel dicembre del 1684. La Memoria concernente lo stato della Real Marina per lo spazio di dieci anni, fino a Dicembre 1688, scritta da Pepys, e il suo diario e carteggio, durante la sua missione a Tangeri, sono a stampa; e me ne sono molto servito. Vedi parimente Sheffield, Memorie; Teonge, Diario; Aubrey, Vita di Monk; la Vita di Sir Cloudesley Shovel, 1708; il Giornale dei Comuni, 1 e 20 marzo 1688-89.
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7. L'Artiglieria.
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La spesa dell'artiglieria in Inghilterra nel secolo decimosettimo, paragonata agli altri carichi militari e marittimi, era molto minore di quello che sia nell'et nostra. Nella maggior parte dei presidii v'erano parecchi cannonieri, e qua e l, in qualche posto d'importanza, un ingegnere. Ma non eravi reggimento d'artiglieria; non brigate di zappatori o di minatori; non collegio, in cui i giovani soldati potessero imparare la parte scientifica dell'arte della guerra.
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La difficolt di muovere i pezzi da campagna era estrema. Allorquando, pochi anni dopo, Guglielmo marci da Devonshire a Londra, l'apparecchio che trasportava seco, quantunque fosse simile a quello che da lungo tempo si era sempre usato nel continente, e tale che oggi verrebbe considerato in Woolwich rozzo e impaccioso, svegli nei nostri antenati una maraviglia somigliante a quella che negli Indiani dell'America produssero gli archibugi dei Castigliani.
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La provvista di polvere che tenevasi nei forti e negli arsenali inglesi, veniva con orgoglio rammentata dagli scrittori patriottici come cosa da incutere spavento alle nazioni vicine. Ascendeva a mille e quattrocento o cinquecento barili; quasi un dodicesimo della quantit che oggimai si reputa necessario di tenere sempre accumulata. La spesa, sotto titolo di artiglieria, era a un di presso poco pi di sessanta mila lire sterline annue come afferma Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684; Giornale dei Comuni, 1 marzo, e 20 marzo 1688-89. Nel 1833 fu deliberato, dopo una esatta indagine, di tener sempre in pronto cento settanta mila barili di polvere: regola che  anche oggi osservata.
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Tutta la spesa effettiva dell'armata, della marina, e dell'artiglieria, ascendeva a circa settecento cinquanta mila lire sterline.
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8. Spese non effettive.
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La spesa non effettiva, che adesso  parte gravosa de' pubblici carichi, mal si direbbe che esistesse. Un piccolissimo numero d'ufficiali marittimi, che non erano impiegati nel pubblico servizio, avevano mezza paga.
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Nessun luogotenente era nella lista, e nessun capitano che non avesse comandato un vascello di prima o di seconda classe. E siccome lo Stato allora possedeva soli diciassette vascelli di prima e di seconda classe che fossero stati in attivit, e siccome gran numero degli individui che avevano comandato quei legni, occupavano buoni impieghi sul littorale, la spesa sotto cotesto titolo doveva essere veramente lieve. Sembra dai ricordi dell'Ammiragliato, che agli ufficiali di bandiera fosse concessa la mezza paga nel 1668, e ai Capitani di prima e seconda classe non prima del 1674.
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In ciascuna armata, la mezza paga davasi come una concessione speciale e temporanea a un piccolo numero d'ufficiali che appartenevano a due reggimenti che avevano peculiare situazione come rileva Warrant, ne' Ricordi dell'Ufficio della Guerra, in data del 26 marzo 1678. Lo spedale di Greenwich non era fondato; quello di Chelsea stavasi edificando: ma alla spesa di tale istituzione provvedevasi, in parte, con una deduzione dalla paga delle truppe; in parte, per mezzo di soscrizioni private.
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Il re promise di contribuire per venti mila sterline alle spese di fabbrica, e per cinquemila l'anno al mantenimento degli invalidi, come afferma Evelyn nel suo Diario, 27 gennaio 1682, ed io ho veduto un atto munito del sigillo privato in data del 17 maggio 1683, che conferma la testimonianza di Evelyn. Non era parte del sistema che vi fossero esterni. La intera spesa non effettiva, militare e navale, appena poteva sorpassare dieci mila sterline annue. Oggi supera dieci mila lire il giorno.
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9. Spese del governo civile.
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Alle spese del governo civile, la Corona contribuiva solo in piccola parte. Il maggior numero de' funzionari, l'ufficio de' quali era quello d'amministrare la giustizia e serbare l'ordine, o prestavano gratuitamente i loro servigi al pubblico, o erano rimunerati in modo da non cagionare nessun vuoto nella rendita dello Stato. Gli sceriffi, i gonfalonieri, gli aldermanni delle citt, i gentiluomini di provincia che erano commissarii di pace, i capi de' borghi, i ricevitori e i piccoli constabili, al Re non costavano nulla. Le corti superiori di giustizia, principalmente, mantenevansi con le tasse giudiciali.
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Le nostre relazioni con le Corti straniere erano condotte con estrema economia. Il solo agente diplomatico che avesse titolo d'ambasciatore, era quello di Costantinopoli, e veniva in parte mantenuto dalla Compagnia della Turchia. Anche alla Corte di Versailles l'Inghilterra teneva soltanto un inviato; e non ne aveva di nessuna specie presso le Corti di Spagna, di Svezia e di Danimarca. La intiera spesa, sotto questo titolo, nell'ultimo anno del regno di Carlo Secondo, non poteva sorpassare di molto le ventimila lire sterline. Giacomo Secondo sped inviati in Spagna, Svezia e Danimarca: nondimeno, lui regnante, le spese diplomatiche ascendevano a poco pi di 30,000 sterline l'anno. Vedi il Giornale dei Comuni, 20 marzo 1688-89. Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684, 1687.
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10. Grossi guadagni dei cortigiani e de' Ministri.
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Questa frugalit non era punto degna di lode. Carlo, secondo suo costume, era avaro e prodigo a sproposito. Gl'impiegati morivano di fame, affinch i cortigiani ingrassassero. Le spese della marina, dell'artiglieria, delle pensioni assegnate ai vecchi ufficiali bisognosi, delle legazioni alle Corti straniere, debbono sembrare lievi agli uomini della presente generazione. Ma i favoriti del sovrano, i suoi ministri e le loro creature, satollavansi della pubblica pecunia. Le paghe e pensioni loro, agguagliate alle entrate dei nobili, dei gentiluomini, degli esercenti professioni o commerci in quel tempo, sembreranno enormi. La rendita annua dei pi grossi possidenti del Regno, in allora di poco eccedeva le ventimila lire sterline. Il Duca di Ormond non aveva se non ventiduemila sterline l'anno, come testimoniato nelle sue carte.
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Il Duca di Buckingham, prima che con le sue stravaganze rovinasse il proprio patrimonio, aveva diciannovemila sterline annue, per come afferma il Pepys nel suo Diario al giorno 14 febbraio 1668. Giorgio Monk, Duca di Albemarle, il quale era stato per i suoi insigni servigi rimunerato con immense concessioni di terre pertinenti alla Corona, ed era famoso per cupidigia e parsimonia, lasci quindicimila lire sterline l'anno in beni fondi, e sessantamila lire in danari, che probabilmente rendevano il sette per cento, come menzionato nel Rapporto della causa di Bath e Montagne, che fu decisa dal Lord Cancelliere Somers nel decembre del 1593..
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Questi tre duchi erano reputati i pi ricchi sudditi inglesi. Lo arcivescovo di Canterbury appena poteva avere cinquemila sterline annue. Per nove mesi dell'anno, cominciando dal Natale del 1679, le rendite della Sede di Canterbury venivano riscosse da un ufficiale nominato dalla Corona; i conti del quale oggid esistono nel Museo Britannico (Mss. Lansdowne 885). La rendita lorda di que' nove mesi non arrivava a quattromila sterline; e la differenza tra la rendita lorda e la netta era evidentemente considerevole.
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La rendita media di un Pari secolare estimavasi, da uomini i meglio informati, a circa tremila sterline; quella d'un baronetto, a novecento; quella di un membro della Camera de' Comuni, a meno di ottocento l'anno, per come afferma il King, in Conclusioni Naturali e Politiche. Davenant, Bilancia del Traffico. Sir Guglielmo Temple dice: "Le rendite della Camera dei Comuni di rado hanno sorpassato quattrocentomila lire sterline." Memorie, Parte 3.
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Mille lire sterline annue reputavansi una grossa rendita per un avvocato. Duemila l'anno appena potevano guadagnarsi nella Corte del Banco del Re, tranne dai legali della Corona, come afferma Langton, in Conversazioni con Hale, del 1672. E' quindi manifesto che un ufficiale era ben pagato, quando riceveva un quarto o un quinto di ci che oggi sarebbe un giusto stipendio. Di fatto, nondimeno, gli stipendi degli alti impiegati erano grossi come sono oggi, e non di rado maggiori.
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Il Lord Tesoriere, a modo d'esempio, aveva ottomila sterline l'anno; e qualvolta il Tesoro era in commissione, ciascuno dei Lordi pi giovani aveva mille e seicento sterline annue. Il pagatore delle milizie aveva un tanto per lira sterlina - il che ascendeva ad una somma di cinquemila sterline l'anno - di tutto il danaro che passava per le sue mani. L'ufficiale, detto Groom of the Stole, aveva cinquemila sterline annue; ciascuno dei Commissari delle Dogane mille e duecento; i regi ciamberlani mille, come affermato dalle fonti: il Giornale dei Comuni, del 27 aprile 1689 e da Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684.
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Nonostante, la paga ordinaria era la parte minore dei guadagni di un impiegato di quel tempo. Cominciando dai nobili che tenevano il bastone bianco e il gran sigillo, fino al pi basso doganiere o stazzatore, ci che oggi si chiamerebbe enorme corruzione praticavasi senza maschera e senza rimprovero. Di titoli, uffici, commissioni, grazie, facevano apertamente mercato i grandi dignitarii del reame; ed ogni scrivano, in ogni dipartimento, imitava, come meglio potesse, quel pessimo esempio.
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Nel secolo decorso, nessun primo ministro, comunque potente, era divenuto ricco per ragione d'ufficio; e parecchi ministri distrussero il proprio patrimonio per sostenere il loro alto grado. Nel secolo decimosettimo, un uomo di Stato, quando era a capo degli affari, poteva agevolmente e senza scandalo accumulare in tempo non lungo una ricchezza ampiamente bastevole al mantenimento di un duca. Egli  probabile che la rendita del primo ministro, finch teneva in mano il potere, eccedesse quella di qualsivoglia altro suddito. Il posto di Lord Luogotenente d'Irlanda, supponevasi fruttasse quaranta mila sterline l'anno, vedi i Viaggi del Granduca Cosimo..
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I guadagni del Cancelliere Clarendon, di Arlington, di Lauderdale e di Danby, furono enormi. Il palazzo sontuoso al quale la plebe di Londra appicc il soprannome di Casa di Dunkerque, i magnifici padiglioni, le pescaie, le foreste popolate di cervi, i giardini d'aranci di Euston, il lusso pi che italiano di Ham, con le sue statue, fontane, uccelliere, erano argomenti che additavano quale fosse la via pi breve per arrivare ad una sterminata opulenza. Ci spiega la violenza senza scrupoli, con che gli uomini di Stato di que' giorni lottavano per conseguire gli uffici; la tenacit con cui, malgrado le molestie, le umiliazioni e i pericoli, vi si appigliavano; e le compiacenze scandalose alle quali abbassavansi per conservarli.
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Perfino nell'et nostra, comunque formidabile sia la potenza della pubblica opinione, e in alto posta la laude d'integrit, vi sarebbe risico grande di un infausto cangiamento nel carattere dei nostri uomini pubblici, se l'ufficio di Primo Lord del Tesoro o di Segretario di Stato fruttasse cento mila lire sterline l'anno. E' insigne ventura per la patria nostra, che gli emolumenti de' pi alti funzionarii non solo non siano cresciuti in paragone del generale accrescimento della nostra opulenza, ma siano positivamente scemati.
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11. Condizioni dell'agricoltura.
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E' cosa strana, e a prima vista parrebbe spaventevole, che la somma levata in Inghilterra per mezzo delle tasse, siasi, in un periodo di tempo che non eccede il corso di due lunghe vite, aumentata di trenta volte. Ma coloro che si sgomentano dello accrescimento delle pubbliche gravezze, potrebbero forse rassicurarsi ove considerassero quello de' mezzi pubblici. Nel 1685, il valore de' prodotti del suolo eccedeva il valore di tutti gli altri prodotti della industria umana: nonostante, l'agricoltura era in quelle condizioni che ai d nostri la farebbero chiamare rozza ed imperfetta. Gli aritmetici politici di quell'et supponevano che la terra arabile, e quella adatta al pascolo, occupassero poco pi della met di tutta la estensione del paese come si evince da King, Conclusioni Naturali e Politiche e Davenant, Bilancia del Traffico..
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Credevano che il rimanente fosse tutto paludi, foreste e rocce. Cotesti computi vengono fortemente confermati dagli Itinerarii e dalle Carte geografiche del secolo diciassettesimo. Da tali libri e Carte raccogliesi, senza alcun dubbio, che molte strade, le quali adesso traversano un numero infinito di pometi, di campi da fieno e da fave, allora passavano traverso a scopeti, macchie e pantani. Vedi l'Itinerarium Angli, 1675, di Giovanni Ogilby, Regio Cosmografo. Egli descrive gran parte del paese come boscoso, incolto e pieno di rocce, e paludoso d'ambe le parti. In alcune delle sue Carte topografiche, le strade a traverso i luoghi chiusi sono descritte da linee, e quelle a traverso i luoghi non chiusi sono segnate con punti. La parte de' luoghi non chiusi, i quali, seppure erano coltivati, dovevano esserlo pessimamente, sembra essere stata grandissima. Da Abington fino a Gloucester, per modo d'esempio, che forma un tratto di quaranta o cinquanta miglia, non v'era un solo campo chiuso, e appena un solo tra Biggleswade e Lincoln.
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Nei paesaggi inglesi disegnati in que' tempi per il Granduca Cosimo, appena si vede una siepe d'alberi; e numerosi tratti di terra, ora rigogliosi per coltivazione, appariscono ignudi come il Piano di Salisbury. Grandi copie di questi importantissimi disegni esistono nella bella raccolta legata da Grenville al Museo Britannico.
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In Enfield, donde  quasi visibile il fumo della capitale, eravi una regione di venticinque miglia di circuito, che conteneva solo tre case, e quasi nessun campo chiuso. Ivi i cervi, liberi come in una foresta d'America, erravano a migliaia per come annota Evelyn, nel suo Diario, alla data del 2 giugno 1675.
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E' da notarsi che i grossi animali selvaggi erano allora molto pi numerosi che adesso. Gli ultimi cignali che mantenevansi per le cacce del Re, e lasciavansi devastare la terra coltivata, erano stati uccisi dagli esasperati villani, mentre infuriava la licenza della guerra civile. L'ultimo lupo che vagasse per la nostra isola, era stato ammazzato in Iscozia, poco tempo innanzi la fine del regno di Carlo Secondo. Ma molte specie, adesso estinte o rare, di quadrupedi e di volatili, erano allora comuni. La volpe, la cui vita in molte Contee  tenuta sacra quasi quanto quella d'una creatura umana, era considerata come bestia nociva.
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Oliviero Saint John disse al Lungo Parlamento, che Strafford dovevasi considerare non come un cervo o una lepre, da trattarsi con un certo riguardo, ma come una volpe, che doveva afferrarsi con ogni mezzo, e schiacciarlesi la testa senza piet. Questo esempio non sarebbe piacevole, ove fosse applicato ai gentiluomini di provincia de' nostri tempi: ma in quei di Saint John vi erano non rade volte grandi stragi di volpi, alle quali i contadini correvano in folla con tutti i cani che potessero raccogliere, usavano trappole e reti, non davano quartiere; e l'uccidere una volpe gravida consideravasi come azione meritevole della gratitudine del vicinato.
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I daini rossi erano allora tanto comuni nelle Contee di Gloucester e di Hamp, come oggi lo sono in Grampian Hills. La Regina Anna, viaggiando a Portsmouth, ne vide un branco non minore di cinquecento. Il toro selvatico con la sua bianca criniera, errava tuttavia in poche foreste delle contrade meridionali. Il tasso faceva il suo buio e tortuoso foro in ogni collina folta di fratte e d'arbusti. I gatti selvaggi udivansi di notte mugolare presso le case de' guardacaccia di Wittlebury e di Needwood. La martora dal fulvo petto, era ancora inseguita in Cranbourne Chase per la sua pelle, estimata inferiore soltanto a quella del zibellino. Le aquile di padule, che dalla punta d'un'ala a quella dell'altra avevano una lunghezza di nove e pi piedi, davano la caccia ai pesci lungo la costa di Norfolk.
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Per tutti i piani, dal Canale Britannico fino alla Contea di York, grosse ottarde erravano a branchi di cinquanta o sessanta, e spesso i cacciatori lanciavano dietro essi i cani levrieri. Le maremme delle Contee di Cambridge e di Lincoln rimanevano per alcuni mesi dell'anno coperte da immense torme di gru. Il progresso dell'agricoltura ha estirpate parecchie di queste razze d'animali. Di altre, gl'individui sono talmente divenuti rari, che gli uomini si affollano a mirarne qualcuno, come farebbero d'una tigre del Bengal o d'un orso delle contrade polari. Per quanto qui affermato vedi White, Selborne; Bell, Storia dei Quadrupedi dell'Inghilterra; Ricreazione del Gentiluomo, 1686; Aubrey, Storia Naturale della Contea di Wilt, 1685; Morton, Storia della Contea di Northampton, 1712; Willougby, Ornitologia, 1678; Latham, Sinopsi Generale degli Uccelli; Sir Tommaso Browne, Descrizione degli Uccelli che si trovano in Norfolk.
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Il progresso di questo grande mutamento non pu altrove meglio rintracciarsi, che nel Libro degli Statuti. Il numero degli atti di chiusure, o partizioni di terre non coltivate, fatti dopo lo avvenimento di Giorgio Secondo al trono, sorpassa quattro mila. Lo spazio ripartito per virt di questi atti, eccede, calcolando moderatamente, dieci mila miglia quadrate. Quante miglia quadrate di terra che per innanzi non era coltivata, sono state, nel medesimo periodo, cinte di siepi e lavorate dai proprietari, senza ricorrere agli atti della legislatura, pu solamente conghietturarsi. Ma pare molto probabile che una quarta parte dell'Inghilterra, in poco pi di cento anni, di deserto, quale era, sia stata trasformata in giardino.
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Anche in que' luoghi dell'isola che alla fine del regno di Carlo Secondo erano i meglio coltivati, il modo di lavorare la terra, quantunque si perfezionasse molto dopo la guerra civile, non era, quale oggid si chiamerebbe giudizioso. Finora l'autorit pubblica non ha fatto nessun passo efficace per indagare qual sia veramente il prodotto del suolo inglese. E' quindi mestieri che lo storico segua, non senza sospetto, quegli scrittori di statistica che godono sopra gli altri fama di fedeli e diligenti. Oggimai si crede che un ricolto medio di grano, segala, orzo, avena e fave, ecceda di molto trenta milioni di sacchi Il ricolto del grano verrebbe reputato cattivo, se non fosse maggiore di dodici milioni di sacchi. Nota che Il sacco inglese (quarter) corrisponde a 8 staia toscane.
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Secondo i calcoli fatti nel 1696 da Gregorio King, l'intera quantit di grano, segala, orzo, avena e fave, che allora produceva annualmente il Regno, era qualche cosa meno di dieci milioni di sacca. Egli stimava il grano, che allora coltivavasi nei terreni pi forti, e consumavasi soltanto dagli uomini agiati, non fosse meno di due milioni di sacca. Carlo Davenant, politico sottile e bene informato, quantunque affatto privo di principii morali ed astioso, differiva da King rispetto ad alcuni punti del calcolo, ma riusciva alle stesse conclusioni generali.
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Lo avvicendare delle seminagioni, era imperfettamente conosciuto. Sapevasi, a dir vero, che alcuni vegetabili, di recente introdotti nella nostra isola, in ispecie la rapa, apprestavano buon nutrimento in tempo di verno alle pecore e ai buoi; ma non era anche uso di nutrire in quel modo gli animali. Non era, dunque, facile serbarli vivi nella stagione in cui l'erba scarseggia. Uccidevansi e salavansi in gran numero appena incominciato il freddo; e per parecchi mesi, n anche i gentiluomini gustavano quasi mai cibo animale fresco, tranne caccia e pesci di fiume, che, per conseguenza, nelle provvisioni domestiche erano cose pi importanti che non sono ne' tempi presenti.
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Raccogliesi dal Libro di Famiglia di Northumberland, come nel regno di Enrico Settimo, anche i gentiluomini addetti ai servigi di un gran conte, non mangiassero mai carne fresca, tranne per breve intervallo di tempo, da mezza state al d di San Michele. Ma nel corso di due secoli era seguito un miglioramento; e, regnante Carlo Secondo, non prima della fine di novembre le famiglie facevano le loro provvisioni di carne salata, che allora chiamavasi bove di San Martino, vedi gli Almanacchi del 1684 e 1685. Le pecore e i buoi di quel tempo erano piccoli in paragone di quelli che adesso si vedono ne' nostri mercati, per come si deduce da M'. Culloch, Statistica dell'Impero Britannico.
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I nostri cavalli indigeni, quantunque adatti ai servigi, erano tenuti in poca stima e vendevansi a basso prezzo. Coloro che hanno meglio estimata la ricchezza nazionale, credono che, su per gi, non valessero pi di cinquanta scellini ciascuno. Le razze forestiere venivano grandemente preferite. I giannetti spagnuoli erano considerati come i migliori cavalli di battaglia, ed importati fra noi per usi di lusso e di guerra.
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I cocchi dell'aristocrazia venivano tirati da cavalle fiamminghe, le quali, conforme credevasi, trattavano con grazia particolare, e reggevano, meglio che le altre bestie cresciute nell'isola nostra, alla fatica di trascinare un pesante equipaggio sopra i ruvidi selciati di Londra. N i moderni cavalli da carrozza, n quelli da corsa conoscevansi a que' tempi. Assai dopo, i progenitori de' giganteschi quadrupedi che tutti gli stranieri annoverano fra le principali maraviglie di Londra, furono importati dalle maremme di Walcheren, e i progenitori di Childers e di Eclipse dalle sabbie dell'Arabia.
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Ci non ostante, gi esisteva fra i nostri nobili e gentiluomini la passione delle corse. La importanza di migliorare le nostre razze col mescolamento di nuovo sangue, era fortemente sentita; ed a tale scopo, si fece venire nel nostro paese un numero considerevole di barberi. Due uomini altamente reputati in siffatte materie, voglio dire il Duca di Newcastle e Sir Giovanni Fenwick, affermarono che il pi spregevole cavallo di Tangeri avrebbe prodotta una razza assai pi bella, di quel che si fosse potuto sperare dal migliore stallone delle nostre razze natie. Non avrebbero agevolmente creduto che giungerebbe un tempo in cui i principi e i nobili degli Stati vicini dovessero ricercare i cavalli d'Inghilterra, come gl'Inglesi avevano ricercati quelli di Barberia. Di ci si ha nota dal Duca di Newcastle, nel trattato Della Equitazione; Ricreazione del Gentiluomo, 1686. Il possedere "cavalle stornelle di Fiandra" era argomento di grandezza ai tempi di Pope, ed anche dopo. Il proverbio comune che la cavalla grigia  la migliore, origin, come credo, dalla preferenza che davasi generalmente alle cavalle grigie delle Fiandre sopra i migliori cavalli da carrozza di razza inglese
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12. Ricchezze minerali del paese.
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Lo accrescimento de' prodotti vegetabili ed animali, bench fosse grande, sembra piccolo in paragone di quello della nostra ricchezza minerale. Nel 1685, lo stagno di Cornwall, che due mila e pi anni innanzi aveva attirate le navi di Tiro oltre le Colonne di Ercole, era tuttavia uno de' pi valevoli prodotti sotterranei dell'isola. La quantit che annualmente se ne estraeva dalla terra, ascendeva, alcuni anni dopo, a mille e seicento tonnellate; probabilmente circa il terzo di quanto oggid se n'estrae(108). Ma le vene di rame, che trovansi nella medesima regione, erano, a tempo di Carlo Secondo, onninamente neglette, n alcun possidente di terra ne teneva conto nell'estimo de' suoi poderi. Cornwall e Galles ora rendono circa quindicimila tonnellate di rame l'anno, che valgono pressoch un milione e mezzo di lire sterline; cio quanto dire circa il doppio del prodotto annuo di tutte le miniere inglesi, di qualunque specie si fossero, nel secolo diciassettesimo(109). Il primo strato di sale minerale era stato scoperto, non molto tempo dopo la Restaurazione, in Cheshire; ma non pare che in quell'et vi si lavorasse. Il sale che estraevasi dalle fosse marine, non era molto stimato. Le caldaie in cui manifatturavasi, esalavano un puzzo sulfureo; e lasciatosi affatto svaporare, la sostanza che ne rimaneva, era appena adatta ad usarsi nei cibi. I medici ascrivevano a cotesto malsano condimento le infermit scorbutiche e polmonari, allora comuni fra gl'Inglesi. Di rado, quindi, ne facevano uso le classi alte e le medie; ed il buon sale veniva trasportato regolarmente, e in quantit considerevole, dalla Francia in Inghilterra. Oggimai, le nostre sorgenti e miniere non solo bastano ai nostri immensi bisogni, ma mandano annualmente ai paesi stranieri pi di settecento milioni di libbre di eccellente sale(110).
D'assai maggiore importanza  stato il miglioramento de' nostri lavori di ferro. Tali lavori esistevano da lungo tempo nell'isola nostra, ma non avevano prosperato, e non erano guardati di buon occhio dal Governo e dal pubblico.
Non costumavasi allora di adoperare il carbone fossile per fondere i minerali; e la rapida consumazione delle legna recava timore agli uomini politici. Regnante Elisabetta, vi erano stati lamenti, vedendosi intere foreste cadere sotto la scure per nutrimento delle fornaci; ed il Parlamento aveva inibito ai manifattori di bruciare legna. Le manifatture quindi languirono. Verso la fine del regno di Carlo Secondo, gran parte del ferro che adoperavasi nel paese, vi era importato di fuori, e tutta la quantit che se ne faceva tra noi, sembra che non eccedesse dieci mila tonnellate. Ai d nostri il traffico si reputa in pessima condizione se il prodotto annuo  minore di un milione di tonnellate(111).
Rimane a ricordare un minerale forse pi importante del ferro stesso. Il carbon fossile, comecch pochissimo usato in ogni specie di manifattura, era gi il combustibile ordinario in alcuni distretti che avevano la ventura di possederne grandi strati, e nella metropoli, alla quale poteva essere agevolmente trasportato per mare. E' sembra ragionevole il credere, che almeno mezza la quantit che allora se n'estraeva, consumavasi in Londra. Il consumo di Londra agli scrittori di quell'et sembrava enorme, e spesso ne facevano ricordo come prova della grandezza della citt capitale. Non isperavano quasi d'essere creduti, quando affermavano che duecento ottanta mila caldroni(112), ovvero circa trecento cinquanta mila tonnellate, nell'ultimo anno del regno di Carlo Secondo, furono trasportati al Tamigi. Adesso, la metropoli ne consuma a un di presso tre milioni e mezzo l'anno; e l'intero prodotto annuo, non pu, computando moderatamente, estimarsi a meno di trenta milioni di tonnellate(113).
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13. Aumento della rendita; i Gentiluomini delle provincie.
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Mentre cosiffatti grandi mutamenti progredivano, la rendita della terra, come era da aspettarsi, veniva sempre crescendo. In alcuni distretti si  moltiplicata fino al decuplo: in altri si  solo raddoppiata: facendo un computo generale, potrebbe affermarsi che si  quadruplicata.
Gran parte della rendita era divisa fra i gentiluomini di provincia, che formavano una classe di persone, delle quali la posizione e il carattere giova moltissimo chiaramente intendere; poich la influenza e le passioni loro, in diverse occasioni di grave momento, decisero delle sorti della nazione.
Andremmo errati se c'immaginassimo gli scudieri del secolo decimosettimo come uomini esattamente somiglievoli ai loro discendenti; cio i membri della Contea, e i presidenti delle sessioni di quartiere, che ben conosciamo. Il moderno gentiluomo di provincia, generalmente, viene educato alle liberali discipline; da una scuola cospicua passa ad un cospicuo collegio, ed ha tutti i mezzi di diventare un uomo dotto. Per lo pi, ha fatto qualche viaggio in paesi stranieri; ha passato una parte considerevole della sua vita nella metropoli; e reca con s in provincia i delicati costumi di quella. Forse non  specie d'abitazione piacevole quanto la casa rurale del gentiluomo inglese. Nei parchi e nei giardini, la natura, abbellita e non deturpata dall'arte, si mostra nella sua forma pi seducente. Negli edifizi, il buon senso e l'ottimo gusto si dnno la mano a produrre una felice armonia di comodi e di grazia. Le pitture, i musicali strumenti, la biblioteca, verrebbero in ogni altro paese considerati come prova che testifichi, il padrone essere uomo eminentemente culto e compto. Un gentiluomo di provincia, all'epoca della Rivoluzione, aveva di entrata circa la quarta parte di quella che le sue terre rendono adesso ai suoi posteri. Paragonato ai quali, egli era dunque un uomo povero, generalmente costretto a risiedere, salvo qualche interruzione di tempo, nelle sue terre. Viaggiare sul continente, tener casa in Londra, o anche visitarla spesso, erano piaceri che soli potevano gustare i grandi proprietari. Potrebbe sicuramente affermarsi, che degli scudieri, i cui nomi erano allora nelle Commissioni di Pace e Luogotenenza, n anche uno fra venti andava alla citt una volta in cinque anni, o aveva mai in vita sua viaggiato fino a Parigi. Molti proprietari di signorie erano stati educati in modo poco diverso da quello de' loro servitori. Lo erede di una terra, spesso passava la fanciullezza e giovent sua nella residenza della famiglia sotto maestri non migliori de' mozzi di stalla e dei guarda-caccia, ed appena imparava tanto da apporre la propria firma ad un mandato di deposito. Se andava a scuola o in collegio, generalmente tornava, prima di compiere il suo ventesimo anno, alla vecchia sala di famiglia; dove, qualvolta la natura non gli fosse stata prodiga di insigni doti, tosto fra i piaceri e le faccende della campagna, dimenticava gli studi accademici. La precipua fra le sue occupazioni serie era la cura de' propri beni. Esaminava mostre di grano, governava maiali, e ne' d di mercato patteggiava, col boccale dinanzi, con mercanti di bestie e venditori di luppoli. I suoi migliori piaceri consistevano comunemente nei diporti campestri, e nei non delicati diletti sensuali. Il suo linguaggio e la sua pronunzia erano tali, quali oggi troveremmo sulle labbra de' pi ignoranti contadini. I giuramenti, gli scherzi grossolani, i vocaboli scurrili erano da lui profferiti coll'accento specifico del dialetto della sua provincia. Era facile distinguere alle prime parole, s'egli venisse dalla Contea di Sommerset, o da quella di York. Davasi poco pensiero di ornare la propria abitazione; e qualvolta tentava farlo, quasi sempre la rendeva pi deforme. La mondiglia della corte della fattoria giaceva accumulata sotto le finestre della sua stanza da letto, e i cavoli e l'uva spina crescevano da presso all'uscio della sua sala. Sopra la sua tavola vedevasi una rozza abbondanza, e gli ospiti vi erano cordialmente trattati. Ma, poich il costume di bere eccessivamente era comune nella classe alla quale egli apparteneva, e poich i suoi averi non gli concedevano d'inebriare ogni d con vini di Bordeaux o delle Canarie le numerose brigate, la bevanda ordinaria era birra fortissima. La quantit che se ne consumava in quei giorni era veramente enorme. Imperciocch la birra per le classi medie e le basse era in quel tempo non solo ci che  per noi la birra, ma ci che sono il vino, il th e i liquori spiritosi. Solo nelle grandi case e nelle grandi occasioni i beveraggi stranieri ornavano i banchetti. Le donne della famiglia, le quali comunemente badavano a cucinare il pranzo, appena divorate le vivande, sparivano, lasciando gli uomini al bicchiere ed alla pipa. Questi ruvidi sollazzi del dopo desinare, spesso prolungavansi finch i commensali cadevano sonnolenti presso la mensa.
Rade volte avveniva che il gentiluomo di provincia vedesse il gran mondo; e ci che ei ne vedeva, tendeva pi presto a confondere, che a rischiarargli lo intendimento. Le sue opinioni intorno alla religione, al Governo, agli Stati stranieri e ai tempi trapassati, derivando non dallo studio, dall'osservare e dal conversare con gente illuminata, ma dalle tradizioni correnti nel suo vicinato, erano le opinioni d'un fanciullo. Nondimeno, appigliavasi ad esse con la ostinazione che generalmente si osserva negli ignoranti avvezzi a pascersi d'adulazione. I suoi rancori erano molti ed acri. Odiava i Francesi e gl'Italiani, gli Scozzesi e gl'Irlandesi, i Papisti e i Presbiteriani, gl'Indipendenti e i Battisti, i Quacqueri e gli Ebrei. Per la citt e gli abitatori di Londra sentiva avversione tale, che pi d'una volta produsse gravissime conseguenze politiche. La moglie e le figliuole, per gusti e cognizioni, erano inferiori ad una cameriera o guardaroba de' giorni nostri. Cucivano e filavano, facevano il vino d'uva spina, curavano i fiorranci, e facevano la crosta da servire al pasticcio di selvaggina.
Da questa descrizione potrebbe dedursi, che lo scudiero inglese del decimosettimo secolo non differisse grandemente da un mugnaio o da un birraio del decimonono. Sono, nondimeno, da notarsi alcune parti importanti del suo carattere, le quali modificheranno molto cotesta opinione. Illetterato come egli era e privo di modi gentili, era tuttavia per molti riguardi un gentiluomo. Era parte d'una altera e potente aristocrazia, ed aveva molte delle buone e delle pessime qualit che appartengono agli aristocratici. Il suo orgoglio di famiglia era maggiore di quello d'un Talbot o d'un Howard. Conosceva le genealogie e i blasoni di tutti i suoi vicini, e poteva ridire quale di loro avesse assunto segni gentilizi senza alcun diritto, e quale avesse la sciagura di essere il pronipote di aldermanni. Era magistrato, e come tale amministrava gratuitamente ai suoi vicini una rozza giustizia patriarcale, che, malgrado gl'innumerevoli sbagli e gli atti tirannici che di quando in quando ei commetteva, era tuttavia meglio che non esservene affatto. Era ufficiale delle milizie civiche; e la sua dignit militare, quantunque potesse muovere a riso i valorosi che avevano militato nella guerra delle Fiandre, rendeva venerabile il suo carattere agli occhi propri ed a quelli del suo vicinato. N, certamente, la sua professione di soldato poteva essere obietto di giusto scherno. In ogni Contea erano gentiluomini d'et matura, che avevano veduta una disciplina la quale era tutt'altro che trastullo da ragazzi. Questi era stato fatto cavaliere da Carlo Primo dopo la battaglia di Edgehill. Quell'altro portava ancora la cicatrice della ferita che aveva ricevuta in Naseby. Un terzo aveva difesa la sua vecchia abitazione, finch Fairfax ne aveva sfondata la porta con una bomba. La presenza di questi vecchi Cavalieri, con le loro vecchie spade e casse di pistola, e con le loro vecchie novelle di Goring e Lunsford, davano alle riviste de' militi un aspetto guerresco, che non avrebbero altrimenti avuto. Anche quei gentiluomini di provincia che erano s giovani da non aver potuto pugnare coi corazzieri del Parlamento, erano stati, fino dalla infanzia loro, circuiti dei segni di fresca guerra, e nutriti di storielle intorno alle gesta militari dei loro padri e zii. Cos il carattere dello scudiere inglese del secolo decimosettimo, era composto di due elementi, che non siamo avvezzi a vedere insieme congiunti. La ignoranza e ruvidit sue, i suoi gusti bassi, le sue frasi triviali, verrebbero, ai tempi nostri, considerati come indizi d'una natura e educazione al tutto plebee. Nulladimeno, egli era essenzialmente patrizio, ed aveva, in larga misura, le virt e i vizi propri degli uomini, per diritto di nascita, posti in alto, ed avvezzi a comandare, ad essere rispettati, e a rispettare s stessi. Non  agevole per una generazione assuefatta a trovare sentimenti cavallereschi solo in compagnia degli studi liberali e dei modi gentili, lo immaginare un uomo con il contegno, il frasario e lo accento di un vetturino, e nondimeno puntiglioso in materia di genealogia e di precedenza, e pronto a rischiare la propria vita piuttosto che vedere una macchia sopra l'onore della propria casa. Non pertanto, solo col congiungere cose che di rado o non mai abbiamo da noi sperimentato, possiamo formarci una giusta idea di quella rustica aristocrazia, la quale costituiva la forza precipua dello esercito di Carlo Primo, e lungamente sostenne, con istrana fedelt, gl'interessi dei discendenti di lui.
Il gentiluomo di provincia, rozzo, ineducato, non uscito mai fuori della sua patria, era comunemente Tory; ma comecch devotamente aderisse alla Monarchia, non amava i cortigiani e i ministri. Pensava, non senza ragione, che Whitehall rigurgitasse dei pi corrotti uomini del mondo; che le grandi somme di danaro che la Camera de' Comuni aveva concesse alla Corona dopo la Restaurazione, in parte erano state rubate da astuti politici, in parte profuse in buffoni e bagasce forestiere. Il suo robusto cuore d'Inglese fremeva di sdegno pensando che il governo della propria patria dovesse essere sottoposto alla dittatura della Francia. Essendo egli stesso vecchio Cavaliere o figlio di un vecchio Cavaliere, meditava, amareggiato nell'animo, sopra la ingratitudine con cui gli Stuardi avevano rimeritati i loro migliori amici. Coloro che lo udivano mormorare per lo spregio ond'egli era trattato, e per lo scialacquo con che le ricchezze profondevansi sopra i bastardi di Norma Gwynn e di Madama Carwell, lo avrebbero supposto paratissimo a ribellare. Ma tutto cotesto cattivo umore durava solo finch il trono non trovavasi davvero in pericolo. Appunto quando coloro che il sovrano aveva colmati di ricchezze e di onori gli si scostavano dal fianco, i gentiluomini di provincia, cos franchi e tumultuosi in tempi di prosperit, gli si affollavano devoti d'intorno. Cos, dopo d'avere per venti anni brontolato del malgoverno di Carlo Secondo, vedendolo agli estremi, corsero a lui per liberarlo, allorquando i suoi stessi Segretari di Stato e Lordi del Tesoro lo avevano abbandonato, e fecero s ch'egli potesse trionfare pienamente della opposizione: n  da dubitarsi che avrebbero mostrata ugual fedelt a Giacomo fratello del Re, se Giacomo, anche nell'ultimo istante, si fosse astenuto dal calpestare i loro pi forti sentimenti. Imperocch eravi una istituzione soltanto ch'essi pregiavano assai pi della Monarchia ereditaria, cio la Chiesa d'Inghilterra. Lo amore che le portavano, non era veramente effetto di studio o di meditazione. Pochi tra loro avrebbero potuto addurre ragioni tratte dalla Scrittura o dalla Storia Ecclesiastica, per aderire alle dottrine, al rituale, all'ordinamento della loro Chiesa; n erano, come classe, rigorosi osservatori di quel codice di morale, comune a tutte le stte cristiane. Se non che, la esperienza di molti secoli insegna, come gli uomini siano pronti a combattere a morte e perseguitare senza misericordia i loro fratelli, onde difendere una religione della quale non intendono le dottrine, e violano costantemente i precetti(114).
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14. Il Clero.
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Il clero rurale era anche Tory pi virulento de' gentiluomini delle campagne, e formava una classe appena meno di quelli importante. E' nondimeno da notarsi, che il prete, come individuo, paragonato al gentiluomo individuo, allora veniva considerato inferiore per grado, di quello che sia ai nostri tempi. La Chiesa sostenevasi principalmente con le decime; i proventi delle quali erano, verso la rendita, in molto minore proporzione che non sono oggi. King estimava la intera rendita del clero parrocchiale e collegiale soltanto a quattrocento ottanta mila lire sterline l'anno; Davenant a cinquecento quarantaquattro mila. Adesso avanza di sette volte la maggiore di queste due somme. La rendita media de' terreni, secondo qualsivoglia estimo, non ha avuto un augumento proporzionato a quello. E per era mestieri che i rettori e i curati, in paragone de' cavalieri e scudieri loro vicini, fossero pi poveri sette volte pi di quello che sono nel decimonono secolo.
Il posto degli ecclesiastici nella societ,  stato pienamente cangiato dalla Riforma. Innanzi quell'epoca, essi formavano la maggioranza nella Camera dei Lordi, uguagliavano e talvolta sorpassavano per ricchezza e splendore i pi grandi baroni secolari, e, generalmente, occupavano i pi alti uffici civili. Il Lord Tesoriere spesso era un Vescovo. Il Lord Cancelliere quasi sempre era tale. Il Lord Guarda-sigilli, e il Maestro de' Rotoli ovvero degli Atti, d'ordinario erano uomini di chiesa.
Gli ecclesiastici trattavano i pi importanti affari diplomatici. E veramente, tutti i numerosi rami dell'amministrazione che i Nobili rozzi e guerrieri erano disadatti a condurre, consideravansi come pertinenti in ispecial modo ai teologi. Coloro, quindi, che abborrivano dalla vita militare, o nel tempo stesso ambivano d'inalzarsi nello Stato, ordinariamente ricevevano la tonsura. Fra essi v'erano i figli delle famiglie pi illustri, e prossimi parenti della Casa Reale; gli Scroop e i Neville, i Bourchier, gli Stafford e i Pole. Alle case religiose appartenevano le rendite di vastissime possessioni, e tutta la gran parte delle decime che oggi  nelle mani dei laici. Fino alla met del regno di Enrico Ottavo, perci, nessuno stato nella vita offriva agli uomini d'indole cupida ed ambiziosa uno aspetto cos seducente come il presbiterato. Sopraggiunse poscia una violenta rivoluzione. L'abolizione de' monasteri priv a un tratto la Chiesa di gran parte della sua opulenza, e del suo predominio nella Camera Alta del Parlamento. Un Abate di Glastonbury o un Abate di Reading, pi non si vedevano assisi fra mezzo ai Pari, o padroni di rendite uguali a quelle d'un ricco Conte. Il principesco splendore di Guglielmo di Wykeham, e di Guglielmo di Waynflete, era sparito. Il rosso cappello cardinalizio, la croce bianca del legato apostolico, non erano pi. Il clero avea anco perduta la influenza che  naturale rimunerazione della superiorit nella cultura intellettuale. Un tempo, se un uomo sapeva leggere, dicevasi ch'egli aveva preso gli ordini ecclesiastici. Ma in una et che aveva uomini come Guglielmo Cecil e Niccola Bacone, Ruggiero Ascham e Tommaso Smith, Gualtiero Mildmay e Francesco Walsingham, non v'era ragione per chiamare dalle diocesi loro i prelati onde negoziare trattati, soprintendere alle finanze, o amministrare la giustizia. Il carattere spirituale non solamente cess d'essere una qualificazione per occupare gli alti uffici civili, ma cominci ad essere considerato come argomento d'inettitudine. Per la qual cosa, quei motivi mondani che per innanzi avevano indotto cotanti egregi, ambiziosi e ben nati giovani ad indossare l'abito ecclesiastico, cessarono di agire. A quei tempi, n anche una fra duecento parrocchie apprestava emolumenti tali, da potersi considerare come mantenimento d'un individuo di buona famiglia. Vi erano premi nella Chiesa, ma erano pochi; e anche i maggiori erano bassi, in paragone della gloria di che un tempo andavano circondati i principi della gerarchia. La condizione di Parker e Grindal sembrava quella di un mendicante a coloro che rammentavansi della pompa imperiale di Wolsley; dei suoi palazzi, che erano diventati abitazioni predilette del principe, cio Whitehall e Hampton Court; delle tre ricche mense che giornalmente erano apparecchiate nel suo refettorio; delle quarantaquattro sontuose pianete della sua cappella; dei suoi staffieri coperti di splendide livree, e delle sue guardie del corpo armate di scuri dorate. Cos l'ufficio sacerdotale perd ogni attrattiva agli occhi delle alte classi. Nel secolo che segu l'ascensione di Elisabetta al trono, quasi nessun uomo di nobile lignaggio entr negli ordini sacri. Alla fine del regno di Carlo Secondo, due figli di Pari erano vescovi; quattro o cinque figli di Pari erano preti, e tenevano dignit proficue: ma queste rare eccezioni non toglievano il rimprovero che facevasi al ceto ecclesiastico. Il clero veniva considerato, nel suo insieme, come classe plebea. E veramente, uno tra dieci ecclesiastici, che erano preti serventi manuali, faceva la figura di gentiluomo. Moltissimi di coloro che non avevano beneficii, o gli avevano s piccoli da non apprestare i comodi della vita, vivevano nelle case dei laici. Era da lungo tempo manifesto, che tale costumanza tendeva a degradare il carattere sacerdotale. Laud erasi sforzato a porvi rimedio; e Carlo Primo aveva ripetutamente emanati ordini positivi, perch nessuno, tranne gli uomini di alto grado, presumesse di tenere cappellani domestici(115). Ma tali ordini erano caduti in disuso. A vero dire, mentre dominavano i Puritani, molti de' reietti ministri della Chiesa Anglicana poterono ottenere pane e ricovero solo impiegandosi nelle famiglie de' gentiluomini realisti; e le abitudini formatesi in que' torbidi tempi, seguitarono lungamente dopo il ristabilimento della Monarchia e dell'Episcopato. Nelle case degli uomini di sentimenti liberali e di culto intelletto, il cappellano era, senza alcun dubbio, trattato con urbanit e cortesia. La conversazione, i servigi letterari, i consigli spirituali di lui, erano considerati come ampia ricompensa per l'alimento, lo alloggio e lo stipendio che riceveva. Ma non cos generalmente operavano i gentiluomini di provincia. Il rozzo ed ignorante scudiero il quale reputava convenire alla dignit sua che un ecclesiastico alla sua mensa, vestito degli abiti sacerdotali, recitasse il rendimento di grazie, trovava il mezzo di conciliare la dignit con la economia. Un giovine Levita - era questa la frase che usavasi - si sarebbe potuto avere per il cibo, una stanzaccia e dieci lire sterline l'anno; e non solamente avrebbe potuto compiere le funzioni sacerdotali, essere un pazientissimo uditore, e sempre pronto a giuocare nel buon tempo alle bocce, e nel piovoso alla morella; ma avrebbe anche potuto far risparmiare la spesa di un giardiniere, o d'un mozzo di stalla. Ora il reverendo legava gli albicocchi, ed ora strigliava i cavalli. Rivedeva i conti del maniscalco; correva dieci miglia a recare un'ambasciata o un fagotto. Gli era concesso di desinare in compagnia della famiglia; ma doveva contentarsi del pasto pi umile. Poteva riempirsi il ventre di bove salato e carote: ma appena comparse in tavola le torte e i manicaretti di panna, alzavasi, e tenevasi da parte finch venisse chiamato a recitare il rendimento di grazie per il desinare, al quale in gran parte ei non aveva partecipato(116).
Forse, dopo alcuni anni di servizio, gli veniva concesso un beneficio da bastargli per vivere; ma spesso gli era mestieri comprarlo con una specie di simonia, che apprest agl'irrisori inesausta materia di scherzo per tre o quattro generazioni. Alla concessione della cura era connesso l'obbligo di prender moglie. La moglie, comunemente, era stata al servizio del patrono; ed era fortuna se essa non veniva sospettata di godere i favori di lui. Certo, la natura dei matrimoni che gli ecclesiastici di quella et avevano costume di fare,  il pi sicuro indizio del posto che l'ordine sacerdotale occupava nel sistema sociale. Un uomo di Oxford, che scriveva pochi mesi dopo la morte di Carlo Secondo, querelavasi amaramente, non solo perch il procuratore e il farmacista di provincia trattavano con dispregio lo ecclesiastico di provincia, ma perch una delle lezioni inculcate con pi studio alle fanciulle di famiglie onorevoli, era di non corrispondere ad un amante vincolato dagli ordini sacri; e che, ove qualche donzella avesse posto in oblio tale precetto, rimaneva quasi egualmente disonorata, che se si fosse resa colpevole d'illeciti amori(117). Clarendon, che certamente non odiava la Chiesa, rammenta, come segno della confusione delle classi prodotta dalla grande ribellione, che alcune damigelle di famiglie nobili si erano sposate ad ecclesiastici(118). Una fantesca era generalmente considerata come la pi convenevole compagna di un parroco. La Regina Elisabetta, come Capo della Chiesa, aveva data una certa sanzione formale a cotesto pregiudizio, emanando ordini speciali affinch nessun chierico presumesse di sposare una fantesca senza il consenso del padrone o della padrona(119). Per parecchie generazioni, quindi, la relazione tra i preti e le serve fu subietto d'infiniti scherzi; n sarebbe facile trovare nelle commedie del secolo decimo settimo un solo esempio di un ecclesiastico che giungesse a sposare una donna di condizione superiore a quella d'una cuoca(120). Anche al tempo di Giorgio Secondo, il pi acuto di tutti gli osservatori della vita e dei costumi umani, ecclesiastico anch'egli, not che nelle grandi famiglie il cappellano era il rifugio d'una cameriera, la quale, macchiato l'onore, avesse perduta ogni speranza di sedurre il maestro di casa(121).
Generalmente, lo ecclesiastico che lasciava l'ufficio di cappellano per avere un beneficio ed una moglie, trovavasi uscito d'una molestia per entrare in un'altra. Non una in cinquanta prebende, poneva il sacerdote in condizione di sostenere coi debiti comodi la propria famiglia. Come i figliuoli crescevano di numero e d'et, la economia di lui facevasi pi misera. L'unica sottana che lo copriva era piena di buchi, nel tempo stesso che il tetto del presbiterio andava in ruina. Spesso il suo solo mezzo di procacciarsi il pane quotidiano, era quello di sudare lavorando il podere della parrocchia, nutrendo maiali e vendendo concio; n sempre i suoi estremi sforzi valevano a impedire che gli esecutori della giustizia gli portassero via il libro delle Concordanze della Scrittura e il calamaio. Era per lui giorno di letizia quello in cui veniva ammesso alla cucina di qualche grande famiglia, dove i servi gli donavano vivande fredde e birra. Educava i propri figliuoli come quelli del vicino contadiname; i maschi traevansi dietro all'aratro, e le femmine andavano a servire fuori di casa. Gli riusciva impossibile studiare; perocch il prezzo del suo beneficio sarebbe stato appena bastevole allo acquisto d'una buona biblioteca teologica; e si sarebbe potuto estimare oltremodo avventurato, se ne' suoi scaffali avesse avuti dieci o dodici malandati volumi. In cosiffatte domestiche strettezze, il pi vivo e robusto intelletto si sarebbe logorato.
Certamente, a quei tempi nella Chiesa Anglicana non v'era difetto di ministri insigni per abilit e dottrina. Ma  da osservarsi che ei non trovavansi fra mezzo alla popolazione rurale. Erano, altres, insieme raccolti in pochi luoghi dove abbondavano i mezzi d'istruirsi, e dove le occasioni alle vigorose esercitazioni intellettuali erano frequenti(122). Quivi potevano trovarsi gli ecclesiastici forniti di egregie doti, di eloquenza, di vasto sapere nelle lettere, nelle scienze e negli usi della vita, onde attirare a s l'attenzione delle congregazioni frivole e mondane, guidare le deliberazioni dei senati, e rendere la religione rispettabile anche nella Corte pi dissoluta.
Taluni affaticavansi a scandagliare gli abissi della metafisica teologica; altri erano profondamente versati nella critica degli studi biblici; e altri gettavano luce sopra i luoghi pi oscuri della storia ecclesiastica. Questi mostravansi maestri consumati nella logica; quelli coltivavano la rettorica con tale assiduit e prospero successo, che i loro discorsi si pregiano meritamente come esempi di bello stile. Cotesti uomini eminenti trovavansi, senza quasi nessuna eccezione, nelle Universit e nelle grandi Cattedrali, o nella Metropoli. Barrow era di poco morto in Cambridge; Pearson gli era succeduto al seggio episcopale. Cudworth ed Enrico More vi stavano tuttavia. South e Pococke, Jane e Aldrich erano in Oxford. Prideaux stava presso Norwich, e Whitby presso Salisbury. Ma principalmente il clero di Londra, del quale parlavasi sempre come d'una classe particolare, era quello che manteneva alla propria professione la fama di dottrina e d'eloquenza. I principali pergami della metropoli erano occupati, verso quel tempo, da una schiera d'uomini insigni, fra mezzo ai quali sceglievansi in gran parte i prelati che governavano la chiesa. Sherlock predicava nel Tempio, Tillotson a Lincoln's Inn, Wake e Geremia Collier in Gray's Inn, Burnet nel Rolls, Stillingfleet nella Cattedrale di San Paolo, Patrick in San Paolo a Covent Garden, Fowler in San Gilles a Cripplegate, Sharp in San Gilles-in-the-Fields, Tenison in San Martino, Sprat in Santa Margherita, Beveridge in San Pietro a Cornhill. Di questi dodici oratori, tutti notabilissimi nella storia ecclesiastica, dieci diventarono vescovi, e quattro arcivescovi. Frattanto, quasi le sole opere teologiche importanti che uscissero da un presbiterio rurale, furono quelle di Giorgio Bull, che poscia fu vescovo di San David; e Bull non le avrebbe mai potute scrivere se non avesse ereditato una terra, con la vendita della quale pot raccogliere una biblioteca, quale nessun altro ecclesiastico di provincia possedeva(123).]
Cos il clero anglicano era partito in due sezioni, le quali per istruzione, costumi e condizioni sociali, grandemente fra loro differivano. L'una, educata per le citt e le corti, comprendeva uomini forniti di dottrina antica e moderna; uomini adatti a combattere Hobbes o Bossuet con tutte le armi della controversia; uomini che ne' sermoni sapevano esporre la maest e bellezza del cristianesimo con tale giustezza di pensiero e vigoria di parola, che l'indolente Carlo destavasi per ascoltare, e il fastidioso Buckingham dimenticavasi di schernire; uomini che per destrezza, cortesia e conoscenza di mondo, erano reputati degni di governare le coscienze de' ricchi e dei nobili; uomini coi quali Halifax amava discutere intorno agli interessi degli Stati, e dei quali Dryden non arrossiva di confessare che gli erano stati maestri nell'arte di scrivere(124). L'altra sezione era destinata a servigi pi rozzi ed umili. Era dispersa per tutta la provincia, e composta d'individui n pi ricchi n molto pi culti dei piccoli coloni e dei servitori. Nulladimeno, in cotesti ecclesiastici rurali, i quali traevano una scarsa sussistenza dalle loro decime sul grano e sui maiali, e non avevano la minima probabilit di pervenire agli alti onori della propria professione, lo spirito della professione era pi forte. Fra mezzo a quei teologi che erano l'orgoglio dell'universit e il diletto della capitale, e che erano giunti o potevano ragionevolmente sperare di giungere a conseguire opulenza e grado signorile, un partito rispettabile per numero e pi rispettabile per carattere, pendeva verso i principii del governo costituzionale; viveva in relazioni amichevoli coi Presbiteriani, con gl'Indipendenti e i Battisti; avrebbe con gioia veduto concedere piena tolleranza a tutte le stte protestanti, e consentito a modificare la liturgia, a fine di conciliare i non-conformisti onesti e sinceri. Ma da tanta libert di pensiero abborriva il parroco di campagna. In verit, egli andava altero della sua cenciosa sottana, pi che i suoi superiori delle loro bianche tele e de' cappucci scarlatti. La convinzione di essere assai piccolo nelle condizioni mondane, in guisa da non potersi elevare al di sopra degli abitanti del villaggio a' quali predicava, gli dava una idea oltremodo grande della dignit del ministero sacerdotale, sola cagione della riverenza in cui era tenuto. Essendo vissuto lontano dal mondo, ed avendo avuta poca occasione di correggere le proprie opinioni leggendo o conversando, serbava e insegnava le dottrine dell'indestruttibile diritto ereditario, della obbedienza passiva, e della non resistenza in tutta la nuda assurdit loro. Avendo lungamente combattuto contro i dissenzienti del vicinato, spesso gli odiava a cagione de' torti ch'egli aveva loro fatti, e non trovava altro fallo nelle odiate leggi, dette Five Mile Act e Conventicle Act(125), se non in ci che non erano bastevolmente severe. Sopra il solo partito Tory, esercitava tutta la influenza - ed era grandissima - che ei derivava dal proprio ministero. Sarebbe grave errore lo immaginare che il potere del clero fosse minore di quello che sia ai d nostri, perch il rettore di provincia non veniva considerato come gentiluomo, perch non gli era dato aspirare alla mano delle signore della famiglia del possidente, perch non veniva invitato alle sale dei grandi, ma lasciavasi bere e fumare la pipa coi servitori e coi credenzieri. La influenza d'una classe non  in modo alcuno proporzionata alla stima in che i membri di quella sono tenuti come individui. Un cardinale  personaggio pi elevato che non  un frate mendicante; ma sarebbe grave errore supporre che il collegio de' cardinali abbia influito sul pubblico sentire dell'Europa pi che l'ordine di San Francesco. In Irlanda, oggimai, la posizione sociale di un Pari  pi eminente di quella d'un prete cattolico: nondimeno, in Munster e Connaught, poche sono le Contee dove una lega di preti in una elezione non trionferebbe contra una lega di Pari. Nel secolo decimo settimo, il pulpito era, per gran parte della popolazione, ci che adesso  la stampa periodica. Quasi nessuno dei villani che andavano alla chiesa parrocchiale, vedeva mai una gazzetta o un libretto politico. Per quanto poco istruito potesse essere il loro pastore, pure aveva maggiore istruzione di loro: aveva ogni settimana occasione di arringare innanzi ad essi, senza che nessuno alzasse la voce a rispondere. In ogni grave circostanza, da molte migliaia di pulpiti ad un sol tempo, risuonavano invettive contro i Whig, ed esortazioni ad obbedire all'unto del Signore; e lo effetto ne era veramente formidabile. Di tutte le cagioni, le quali, dopo sciolto il Parlamento di Oxford, produssero la violenta reazione contro gli Esclusionisti, la pi possente sembra essere stata la eloquenza del clero di provincia.
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15. I piccoli possidenti di terre.
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Il potere che i gentiluomini e il clero di provincia esercitavano nei distretti rurali, veniva alquanto controbilanciato dal potere dei piccoli possidenti, gena dotata d'animo schietto e robusto. I piccoli possidenti, che coltivavano i propri campi con le mani proprie, e fruivano d'una modesta competenza senza pretese di blasoni o ambizione di sedere in una corte di giustizia, formavano, allora pi che adesso, una parte assai pi importante della nazione. Se possiamo fidarci de' migliori scrittori di statistica di que' tempi, circa cento sessanta mila proprietari, i quali insieme con le loro famiglie dovevano sommare a pi d'un settimo della intiera popolazione, traevano la sussistenza dalle loro piccole possessioni libere. La entrata media di cotesti possidenti, composta di rendita, d'utili e di salari, estimavasi ad una somma fra sessanta e settanta lire sterline l'anno. Calcolavasi che il numero degli individui che zappavano da s le proprie terre, era maggiore del numero di coloro i quali prendevano in affitto i terreni altrui(126). Gran parte dei piccoli possidenti, fino dal tempo della Riforma, aveva aderito al Puritanismo; aveva nelle guerre civili parteggiato a favore del Parlamento; dopo la Ristaurazione, persistito ad ascoltare i predicatori Presbiteriani e Indipendenti; nelle elezioni sostenuto valorosamente gli Esclusionisti; ed anche dopo scoperta la congiura di Rye House e proscritti i capi de' Whig, aveva seguitato a considerare il papismo e il potere arbitrario con animo inesorabilmente ostile.
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16. Ingrandimento delle citt; Bristol.
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Per quanto grande sia stato il cangiamento nella vita rurale d'Inghilterra dopo la Rivoluzione, quello delle citt  anche pi meraviglioso. Ai d nostri, una sesta parte della nazione  affollata in citt provinciali, di trenta e pi mila abitanti. Nel regno di Carlo Secondo, non era nel reame citt provinciale che contenesse trentamila anime; e solo quattro ne contavano dieci mila.
Dopo la metropoli, ma ad un'immensa distanza, venivano Bristol, che a quei d era il principale porto; e Norwich, che allora consideravansi come la precipua citt manifatturiera dell'Inghilterra. Ambedue sono state poi vinte da altre citt rivali pi giovani: nulladimeno, entrambe hanno fatto considerevoli progressi. La popolazione di Bristol si  quadruplicata; quella di Norwich si  accresciuta pi del doppio.
Pepys, il quale visit Bristol otto anni dopo la Ristaurazione, rimase attonito allo splendore della citt. Ma il suo termine di paragone non era alto; poich egli registr come una maraviglia il fatto, che in Bristol un uomo poteva guardare all'intorno e non vedere altro che case. E' sembra che in nessun altro luogo che egli conoscesse, tranne in Londra, gli edificii fossero fuori dai boschi e da' campi. Per quanto Bristol potesse sembrare vasta, non occupava se non piccola parte del suolo sopra il quale adesso sorge. Poche chiese di squisita bellezza elevavansi fra mezzo a un laberinto di anguste vie, sorgenti sopra volte non molto solide. Se un cocchio o una carretta entrava in que' viali, correva pericolo di rimanere fitta fra le case, o di rompersi nelle cantine; e per la roba veniva trasportata per la citt sopra barroccini tirati da cani; e i pi ricchi abitanti facevano mostra della propria opulenza non nel farsi trascinare assisi in cocchi dorati, ma nel passeggiare per le vie con un corteo di servi coperti di splendide livree, e nella profusione delle mense. La pompa dei battesimi e de' funerali vinceva di molto ci che di simile si potesse vedere in ogni altra parte dell'isola. La citt era in grandissima rinomanza d'ospitalit, in ispecie per le colazioni che i raffinatori di zucchero offrivano a coloro che recavansi a visitarli. Il desinare apparecchiavasi nella fornace, e veniva accompagnato da una ricca bevanda composta del miglior vino di Spagna, conosciuta in tutto il Regno col nome di latte di Bristol. Cosiffatto lusso sostenevano per mezzo di un proficuo commercio con le piantagioni dell'America Settentrionale e le Indie Occidentali. Era s forte la passione pei traffici con le colonie, che appena eravi in Bristol un solo piccolo bottegaio che non avesse parte sul carico di qualche nave la quale si recasse alla Virginia o alle Antille. Questo genere di commercio, a dir vero, talvolta non era onorevole. Nelle transatlantiche provincie della Corona, v'erano grandi richieste di lavoratori; alle quali richieste provvedevasi, in parte, con un sistema di reclutare e rapire individui nei principali porti dell'Inghilterra: sistema che in nessun altro luogo era cos attivo ed esteso come in Bristol. Anche i primi magistrati di quella citt, non vergognavano di arricchirsi con un tanto odioso commercio. Dalle liste dell'imposta sui fuochi, si deduce che nell'anno 1685, il numero delle case fosse cinque mila trecento. Non possiamo supporre che il numero degli individui d'una casa fosse maggiore di quelli d'una famiglia della citt di Londra; e le migliori autorit sopra questo subietto c'insegnano che in Londra erano cinquantacinque persone per ogni dieci case. E' mestieri, quindi, che la popolazione di Bristol fosse di ventinovemila anime(127).
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17.  Norwich.
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Norwich era capitale d'una grande e fertile provincia, residenza d'un vescovo e d'un capitolo, e sede principale della principale manifattura del Regno. Alcuni uomini insigni per dottrina vi avevano di recente abitato; e in tutto il reame non v'era luogo, tranne la metropoli e le universit, che attirasse maggiormente i curiosi. La biblioteca, il museo, l'uccelliera e il giardino botanico di sir Tommaso Browne, venivano stimati dai colleghi della Societ Reale come cose ben meritevoli d'un lungo pellegrinaggio. Norwich aveva anche una Corte in miniatura. Nel mezzo della citt sorgeva un vetusto palazzo dei Duchi di Norfolk, che reputavasi la pi vasta casa cittadina del Regno, fuori di Londra. In cotesta magione, cui erano annessi locali per la pallacorda, un pallottolaio, ed un ampio prato che si distendeva lungo le rive del Wansum, la nobile famiglia di Howard faceva lunga dimora, e teneva una corte somiglievole a quella d'un principotto. Agli ospiti davasi da bere in vasi di oro puro. Le stesse molle e le palette erano d'argento; le pareti adorne di pitture d'artisti italiani; i gabinetti pieni d'una eletta collezione di gemme comperate da quel Conte d'Arundel, i marmi del quale oggid si ritrovano fra gli ornamenti di Oxford. Ivi, nell'anno 1671, Carlo con tutta la sua Corte venne sontuosamente ricevuto. Ivi ogni veniente era bene accolto dal Natale alla Epifania. La birra correva a fiumi per la moltitudine. Tre cocchi, uno de' quali era costato cinquecento lire sterline e conteneva quattordici persone, erano ogni pomeriggio mandati attorno per la citt, onde condurre le dame alle feste; e ai balli spesso seguiva un magnifico banchetto. Quando il Duca di Norfolk andava a Norwich, veniva salutato come un re che tornasse alla sua capitale. Le campane del duomo e di San Pietro Mancroft suonavano; tuonavano le artiglierie del castello; e il gonfaloniere e gli aldermanni presentavano al loro illustre concittadino indirizzi a complirlo. Nell'anno 1693, enumeratasi la popolazione di Norwich, trovossi ascendere a ventotto o ventinove mila anime(128).
Assai al di sotto di Norwich, ma considerevoli per dignit ed importanza, stavano alcune altre antiche capitali di Contee. In quell'et, rade volte seguiva che un gentiluomo di provincia andasse con tutta la propria famiglia a Londra. Sua metropoli era la citt della Contea. Ei talvolta vi abitava parecchi mesi dell'anno. In ogni modo, vi si recava chiamato dalle faccende o dai piaceri, dalle sessioni trimestrali, dalle elezioni, dalle riviste della guardia civica, dalle feste, dalle corse. Ivi erano le sale dove i giudici, vestiti di scarlatto, e preceduti dai giavellotti e trombetti, aprivano due volte l'anno la Commissione del Re. Ivi erano i mercati, dove esponevansi in vendita il grano, il bestiame, la lana e i luppoli del paese circostante. Ivi erano le grandi fiere, alle quali accorrevano i mercatanti da Londra, e dove il trafficante rurale faceva le annue provviste di zucchero, di carta, di coltelli, di mussolini. Ivi erano le botteghe, nelle quali le migliori famiglie de' luoghi circonvicini comperavano le droghe e gli ornamenti di moda. Taluni di cotesti luoghi erano illustri per le interessanti storiche reminiscenze, per le cattedrali ornate di tutta l'arte e magnificenza del medio evo, pei palagi abitati da una lunga serie di prelati, pei ricinti circondati dalle venerabili case de' decani e de' canonici, e pei castelli che nei tempi andati avevano respinti i Nevilles o i De Veres, e nei quali rimanevano impressi i pi recenti vestigi della vendetta di Rupert o di Cromwell.
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18. Altre citt di provincia.
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Cospicue, fra le pi notevoli citt, erano York, capitale del norte; e Exeter, capitale dell'occidente. Nessuna di esse contava pi di dieci mila abitanti. Worcester, chiamata la regina della terra del sidro, ne aveva circa otto mila; e forse altrettante Nottingham. Gloucester, rinomata per la ostinata difesa cotanto fatale a Carlo Primo, ne aveva certamente da quattro in cinque mila; Derby appena quattro mila. Shrewsbury era capo-luogo d'un esteso e fertile distretto. In essa tenevasi la corte delle frontiere di Galles. Nel linguaggio dei gentiluomini stanzianti in un circuito di molte miglia attorno il Wrekin, andare a Shrewsbury significava recarsi alla citt. I begli spiriti e le belle donne provinciali imitavano, come meglio sapevano, le mode di Saint James Park, ne' loro passeggi lungo il Savern. Gli abitanti sommavano a circa sette mila(129).
La popolazione di ciascuno di questi luoghi, dalla Rivoluzione in poi, si  accresciuta pi del doppio; in taluni pi di sette volte. Le strade sono state pressoch interamente rifatte. Le lastre sono state sostituite alla paglia, e i mattoni al legname. I pavimenti e le lampade, lo sfoggio di ricchezza nelle principali botteghe, e la squisita nettezza delle abitazioni de' gentiluomini, sarebbero sembrate cose miracolose agli uomini del secolo decimosettimo. Nondimeno, la relativa importanza delle vecchie capitali delle Contee non  affatto ci che essa era. Citt pi moderne, citt che di rado o giammai si trovano rammentate nella nostra storia antica, e che non avevano rappresentanti nei nostri pi antichi Parlamenti, a memoria d'uomini che vivono ancora, si sono innalzate ad una grandezza, che la presente generazione guarda con ammirazione ed orgoglio; comunque non senza ansiet e rispettoso terrore.
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19. Manchester.
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Le pi eminenti di coteste citt erano, nel secolo decimosettimo, sedi rispettabili d'industria. Che anzi, il rapido progresso(130) e la vasta opulenza loro venivano allora descritti in un linguaggio che parrebbe scherzevole a chi abbia veduta la loro grandezza presente. Una delle pi popolate e prospere era Manchester. Il Protettore aveva voluto che mandasse un rappresentante al Parlamento; e gli scrittori del tempo di Carlo Secondo la ricordano come luogo di operosit e di opulenza. Il cotone, per lo spazio di mezzo secolo, gi vi si trasportava da Cipro e da Smirne; ma la manifattura era nella sua infanzia. Whitney non aveva peranche insegnato come la materia rozza potesse fornirsi in abbondanza quasi favolosa. Arkwright non aveva peranche insegnato come potesse lavorarsi con una speditezza e precisione che sembra magica. L'intera importazione annua, nella fine del diciassettesimo secolo, non ascendeva a due milioni di libbre; quantit che oggimai appena servirebbe alle richieste di quarantotto ore. Quel maraviglioso emporio, che per popolazione e ricchezza sorpassa di molto capitali rinomate, come Berlino, Madrid e Lisbona, allora altro non era che una vile e male edificata citt di mercato, popolata di meno di sei mila abitanti. Non aveva allora neppure un solo torchio, e adesso mantiene cento stabilimenti da stampare. Allora non aveva nemmeno un cocchio, e adesso mantiene venti carrozzai(131).
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20. Leads.
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Leeds era gi sede principale de' lanificii della Contea di York; ma i pi vecchi cittadini si rammentavano tuttavia del tempo in cui fu fabbricata la prima casa di mattoni, allora e lungamente dopo chiamata la casa rossa. Vantavansi altamente della crescente ricchezza, e delle immense vendite de' panni che si facevano all'aria aperta sul ponte. Centinaia, anzi migliaia di lire sterline sborsavansi in un solo giorno operoso di mercato. La crescente importanza di Leeds aveva a s richiamato gli sguardi dei successivi governi. Carlo Primo aveva concessi privilegi municipali alla citt. Oliviero l'aveva invitata a mandare un rappresentante alla Camera de' Comuni. Ma dalle liste della imposta sui fuochi, sembra certo che tutta la popolazione del borgo, esteso distretto che contiene molti villaggi, regnante Carlo Secondo, non eccedeva settemila anime. Nel 1841 ne conteneva cento cinquanta e pi mila(132).
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21. Sheffield.
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A una giornata di cammino verso mezzod di Leeds, lungo un selvaggio e pantanoso terreno, giaceva un'antica fattoria, adesso rigogliosamente coltivata, allora sterile ed aperta, e conosciuta sotto il nome di Hallamshire. Era abbondante di ferro; e fino da lunghissimi anni, i rozzi coltelli che ivi si facevano, vendevansi per tutto il Regno. Li aveva ricordati Goffredo Chaucer(133) nelle sue Novelle di Canterbury. Ma sembra che la manifattura avesse fatti pochi progressi nei tre secoli che seguirono quello del poeta. Tale lentezza potrebbe forse spiegarsi considerando come ivi il traffico, per quasi tutto quello spazio di tempo, fosse soggetto ai capricciosi regolamenti imposti dal signore del luogo e dalla sua corte. Le pi delicate specie di coltelleria o facevansi nella capitale, o erano importate dal continente. E' fu sotto il regno di Giorgio I, che i chirurghi inglesi cessarono di far venire dalla Francia quei finissimi ferri che sono necessari agli usi dell'arte loro. La maggior parte delle fucine di Hallamshire erano raccolte in una citt di mercato, che era sorta presso al castello del proprietario; e nel regno di Giacomo Primo era un luogo singolarmente misero, popolato di circa due mila abitatori, la terza parte dei quali erano accattoni mezzo nudi ed affamati. Pare certo, secondo i registri parrocchiali, che la popolazione, verso la fine del regno di Carlo Secondo, non arrivasse a quattro mila anime. Gli effetti di un lavoro niente favorevole alla salute ed al vigore della macchina umana, risaltavano tosto agli occhi d'ogni viaggiatore. Moltissimi fra quella gente mostravano storte le membra. E' dessa quella citt di Sheffield, che oggid, co' suoi dintorni, contiene cento venti mila anime, e che manda i suoi ammirevoli coltelli, rasoi e lancette agli estremi confini del mondo(134).
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22. Birmingham.
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Birmingham non era riputata abbastanza importante da mandare un membro al Parlamento d'Oliviero. Nulladimeno, i manifattori di Birmingham, erano gi una razza d'uomini operosi e proficui. Gloriavansi dicendo che le loro chincaglierie erano in grande estimazione, non gi, come adesso, a Pechino ed a Lima, a Bokhara e a Timbuctoo, ma anche in Londra e perfino in Irlanda. Avevano acquistata una meno onorevole rinomanza come coniatori di moneta falsa. Alludendo ai loro soldi spurii, il partito Tory aveva appiccato ai demagoghi, che per ipocrisia mostravansi zelanti contro il papismo, il soprannome di Birminghams. Eppure, nel 1685, quella popolazione, che ora  poco meno di duecento mila, non arrivava a quattro mila. I bottoni di Birmingham cominciavano pur allora ad essere conosciuti; delle armi di Birmingham nessuno aveva peranche udito il nome; e il luogo d'onde, due generazioni appresso, le magnifiche edizioni di Baskerville uscirono per rendere attoniti tutti i bibliofili d'Europa, non contenevano una sola bottega dove si potesse comperare una bibbia o un almanacco. Nei giorni di mercato un libraio, che aveva nome Michele Johnson, padre del grande Samuele Johnson, ci andava da Lichfield e vi apriva una botteghetta per poche ore; la qual cosa per lungo tempo fu trovata bastare alle richieste di coloro che amassero di leggere(135).
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23. Liverpool.
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Queste quattro sedi principali delle nostre grandi manifatture sono meritevoli di speciale ricordanza. Sarebbe noioso enumerare tutti i popolosi ed opulenti alveari d'industria, che cento cinquanta anni fa erano villaggi privi d'una parrocchia, o triste maremme abitate solo dagli uccelli e dalle belve. Il mutamento non  stato meno notevole in quegli sbocchi, dai quali i prodotti de' mestieri e delle fornaci inglesi si diffondono per tutto l'universo. Ai d nostri, Liverpool contiene circa trecento mila abitatori. Le imbarcagioni registrate nel suo porto ascendono a quattro o cinquecento mila tonnellate. Nel suo ufficio di dogana si  pi volte pagata in un anno una somma tre volte maggiore della intera entrata della Corona d'Inghilterra nel 1685. Il danaro che incassa il suo ufficio postale, sorpassa la somma che la posta di tutto il Regno rendeva al Duca di York. Gli infiniti docchi o bacini, gli scali, i magazzini suoi, si annoverano fra le maraviglie del mondo; e nondimeno, appena sembrano bastare al gigantesco traffico del Mersey; e gi una citt rivale sorge rapidamente sul lido opposto. Nel tempo di Carlo Secondo, Liverpool veniva descritta come una citt risorgente, che aveva pur allora fatti grandi progressi, e manteneva proficue comunicazioni con la Irlanda e le colonie dove manifatturavasi lo zucchero. Le dogane in sessanta anni eransi accresciute d'otto volte, e rendevano quindici mila lire sterline l'anno; somma allora riputata immensa. Ma la popolazione appena doveva passare le quattro migliaia: le imbarcagioni facevano circa mille e quattrocento tonnellate, meno del tonnellaggio di un solo legno indiano di prima classe del tempo presente: e il numero de' marinai appartenenti al porto, non pu estimarsi a pi di duecento(136).
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24. I bagni di Cheltenham, Brighton, Buxton.
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Tale  stato il progresso di quelle citt dove si crea ed ammassa la ricchezza. N meno rapido  stato il progredire di quelle di specie differentissima; citt dove la ricchezza, creata ed ammassata dovecchessia, si spende per la salute e i piaceri. Alcune delle pi insigni fra coteste citt sono sorte dopo il tempo degli Stuardi. Cheltenham adesso, tranne la sola Londra,  citt assai pi vasta di qualunque altra del Regno nel secolo decimo settimo. Ma in quel secolo, e nel principio del susseguente, essa veniva rammentata dagli storici municipali come una semplice parrocchia rurale, giacente a pi di Cotswold Hills, ed avente un suolo atto alla coltivazione e al pascolo. In que' luoghi, ora coperti di cotante vaghissime strade ed amene ville, cresceva il grano, e pascolavano gli armenti(137). Brighton veniva rappresentata come un luogo che un tempo era stato proficuo, e che quando era nel pi alto grado di prosperit, conteneva pi di due mila abitanti, ma che volgeva a decadenza. Il mare a poco a poco invadeva gli edifici, che finalmente quasi al tutto scomparvero. Novanta anni addietro, le rovine di una vecchia fortezza vedevansi giacenti fra mezzo la ghiaia e le alghe marine; e gli uomini canuti potevano additare i vestigi delle fondamenta dove una strada di cento e pi tuguri era stata inghiottita dalle onde. S misero, dopo tanta calamit, divent quel luogo, che appena venne reputato degno di avere un vicariato. Pochi poveri pescatori, nondimeno, seguitarono ad asciugare le loro reti su quelle rocce, sopra le quali adesso una citt, due volte pi grande e popolata della Bristol degli Stuardi, presenta per lungo tratto il suo gaio e fantastico prospetto alla marina(138).
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25. Tunbridge Well.
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Nulladimeno, l'Inghilterra nel secolo diciassettesimo non era priva di bagni. I gentiluomini della Contea di Derby e delle altre Contee vicine recavansi a Buxton, dove stavano affollati dentro bassi tuguri di legno, e mangiavano focacce d'avena, e carni che erano in grave sospetto d'esser di cane(139). Tunbridge Wells, distante una giornata di cammino dalla metropoli, e sita in una delle pi ricche e incivilite parti del Regno, offriva maggiori attrattive. Adesso vi si vede una citt, che cento sessanta anni addietro sarebbe stata considerata per popolazione come la quarta o quinta fra le citt dell'Inghilterra. La splendidezza delle botteghe e il lusso delle abitazioni private vincono d'assai tutto ci che l'Inghilterra avrebbe allora potuto mostrare. Allorquando la Corte, tosto dopo la Restaurazione, visit Tunbridge Wells, ivi non era citt nessuna; ma, a un miglio dalla sorgente, parecchie rustiche capanne, alquanto pi nette delle capanne ordinarie di que' tempi, erano sparse in que' luoghi deserti. Alcuni di questi tuguri erano movibili, e venivano trasportati sopra le slitte da un luogo all'altro della comune. Quivi le persone agiate, stanche del rumore e del fumo di Londra, talvolta recavansi nei mesi estivi per respirare la fresca aura, e gustare un poco di vita campestre. Nella stagione de' bagni tenevasi ogni giorno una specie di fiera presso la fontana. Le mogli e le figliuole dei borghesi di Kent vi accorrevano dai circostanti villaggi, recando latte, ciliege, spighe e quaglie. Comprare, scherzare con esse, lodare i cappelli di paglia e le strette calzature loro, era un consolante sollazzo agli sfaccendati, stanchi del sussiego delle attrici e delle dame di corte. Modiste, venditori di giocattoli e gioiellieri, vi andavano da Londra, e formavano un Bazaar sotto gli alberi. In una trabacca, l'uomo politico trovava il suo caff e la Gazzetta di Londra; dentro un'altra, i giuocatori profondevano monete alla bassetta; e nelle belle serate, i violini erano l pronti ad accompagnare coloro che ballavano la moresca su per l'erba molle del prato. Nel 1685, fra coloro che frequentavano Tunbridge Wells erasi aperta una colletta a fine di edificare una chiesa, che, per la insistenza dei Tory, in quel tempo predominanti dappertutto, fu dedicata a San Carlo Martire.
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26. Bath.
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Ma primo tra tutti i luoghi di bagni, senza avere rivale alcuno, era Bath. Le acque di quella citt erano rinomate fino dai tempi romani. Essa, per molti secoli, era stata sedia vescovile. Gl'infermi vi accorrevano da ogni parte del Regno. Talvolta il re vi teneva corte. Nonostante, Bath allora altro non era che un laberinto di quattro o cinquecento case, ammassate dentro una vecchia muraglia, nelle vicinanze dell'Avon. Esistono tuttora parecchie pitture di case, che in quel tempo consideravansi come bellissime, e somigliano grandemente alle pi luride botteghe di cenciaioli, ed alle bettole di Ratcliffe Highway. Vero  che anche in allora i viaggiatori muovevano lamento della strettezza e del sudiciume delle strade. Quella leggiadra citt, che incanta anche l'occhio avvezzo a bearsi de' capolavori di Bramante e di Palladio, resa classica dal genio di Anstey e di Smollett, di Francesca Burney e di Giovanna Austen, non aveva cominciato ad esistere. La stessa Milsom Stret era una campagna aperta molto lungi dalle mura; e lo spazio ora coperto dal Crescent e dal Circus, era intersecato da siepi. I poveri infermi, ai quali erano state prescritte le acque, giacevano sopra la paglia in un luogo, che, per servirmi delle parole d'un medico di quei tempi, aveva sembianza di nascondiglio, pi presto che d'alloggio. Rispetto agli agi ed al lusso che potevano trovare nello interno delle case di Bath le persone cospicue che ci andavano per riacquistare la salute o trovarvi divertimento, abbiamo notizie pi abbondevoli e minute di quante se ne possano generalmente sperare intorno a cotali subietti. Uno scrittore, che sessanta anni dopo la Rivoluzione pubblic un'opera sopra quella citt, ha con accuratezza descritti i cangiamenti a sua ricordanza ivi seguiti. Egli ci assicura, come ne' suoi anni giovanili, i gentiluomini che visitavano le acque, dormissero in certe camere appena simili alle soffitte dove ai suoi giorni stavano i servitori. I pavimenti delle sale da pranzo erano privi di tappeti, e coperti d'una tinta bruna, composta di sego e di birra, per nascondere il sudiciume. N anche un tavolato era dipinto. Non un focolare o camino era di marmo. Una lastra di pietra comune, e certe molle di ferro che potevano costare tre o quattro scellini, erano stimate bastevoli per ogni camino. I migliori appartamenti avevano tende di ruvida stoffa di lana, e seggiole col fondo coperto di giunco. Quei lettori che s'interessano al progresso dello incivilimento e delle arti utili, sapranno grado all'umile topografo che ci ha tramandati cotesti fatti, e desidereranno forse che storici pi solenni avessero talvolta messe da parte poche pagine piene di evoluzioni militari e d'intrighi politici, per dipingerci le sale e le stanze da letto de' nostri antenati(140).
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27. Londra.
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La posizione di Londra, in ordine alle altre citt dello Stato, era ai tempi di Carlo Secondo assai pi considerevole che non  ai nostri. Imperocch, adesso la sua popolazione  poco pi di sei volte di quella di Manchester o di Liverpool; e, regnante Carlo, era pi di diciassette volte della popolazione di Bristol o di Norwich. E' da dubitarsi se si possa additare un altro esempio di un gran Regno, in cui la prima citt fosse diciassette volte pi grande della seconda. Abbiamo ragione di credere, che Londra nel 1685, fosse stata fino da mezzo secolo la pi popolata metropoli d'Europa. Gli abitanti, che oggid sono almeno un milione e novecento mila, erano allora, probabilmente, poco meno di mezzo milione(141). Londra, nel mondo, aveva soltanto una rivale rispetto al commercio; rivale ora da lungo tempo vinta: voglio dire la potente e ricca Amsterdam. Gli scrittori inglesi menavano vanto della foresta di alberi che copriva il fiume dal Ponte alla Torre, e delle portentose somme di danaro che entravano nell'ufficio della Dogana in Thame's Street. Non  dubbio che il traffico della metropoli a quei d era, verso quello di tutto il paese, in maggior proporzione che non  adesso: eppure, agli occhi nostri, gli onesti vanti de' nostri antenati sembrano quasi scherzevoli. Pare che la capacit delle navi, da essi reputata incredibilmente grande, non eccedesse settanta mila tonnellate. A dir vero, ci era in quel tempo pi che il terzo di tutto il tonnellaggio del Regno; ma adesso  meno di un quarto del tonnellaggio di Newcastle, ed equivale pressoch a quello de' soli piroscafi del Tamigi. Le dogane di Londra rendevano, nel 1685, circa trecento trenta mila sterline l'anno. Ai giorni nostri, la somma de' Dazii netta che si ricava nel medesimo ufficio, avanza i dieci milioni di sterline(142).
Chiunque si faccia ad esaminare le carte topografiche di Londra, pubblicate verso la fine del regno di Carlo Secondo, vedr come a que' tempi altro non esistesse che il nucleo della presente metropoli. La citt non si perdeva, come adesso, a gradi impercettibili nella campagna. Non viali di ville ombreggiati da file di lilla e d'avarnielli estendevansi, dal gran centro della ricchezza e della civilt, quasi sino ai confini di Middlesex(143), e ben addentro nel cuore di Kent e di Surrey. Ad oriente, nessuna parte dell'immensa linea de' magazzini, e de' laghi artificiali, che ora si distende dalla Torre a Blackwall, era per anche stata ideata. Ad occidente, n anco uno di quei solidi e vasti edifizi, dove abitano i nobili e i potenti, esisteva; e Chelsea, che oggimai  popolato da quaranta e pi mila umane creature, era un tranquillo villaggio rurale di circa mille abitatori(144). A tramontana pascolavano gli armenti; e i cacciatori armati de' loro archibugi erravano co' cani sul luogo dove sorge il borgo di Marylebone, e sopra la maggior parte dello spazio ora coperto dai borghi di Finsbury e di Tower Hamlets. Islington era quasi un deserto; e i poeti dilettavansi di porre in contrasto la quiete che ivi regnava col frastuono della immensa Londra(145). A mezzod, alla capitale adesso si aggiunge il suburbio per mezzo di vari ponti, non meno magnifici e solidi delle pi belle opere de' Cesari. Nel 1685, una sola fila di archi irregolari, sopraccarichi da mucchi di case povere e cadenti, e piene, in modo degno degl'ignudi barbari di Dahomy, di centinaia di teste putrefatte, erano d'impaccio alla navigazione del fiume.
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28. La citt.
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La parte pi importante della metropoli, era quella che propriamente chiamavasi la Citt. Nel tempo della Restaurazione, era stata in grandissima parte costrutta di legname e di gesso: i pochi mattoni di cui si faceva uso, erano cotti male: le trabacche dove ponevansi in vendita le mercanzie, proiettavano su per le strade, ed erano coperte dai piani superiori. Pochi vestigi di cotesta architettura possono anche oggi vedersi in quei distretti che non furono preda del grande incendio. Il quale, in pochi giorni, aveva coperto uno spazio poco minore d'un miglio quadrato, con le rovine di ottantanove chiese e di tredicimila case. Ma la citt era nuovamente risorta con celerit tale, che ne avevano maravigliato i paesi vicini. Sciaguratamente, le antiche linee delle strade erano state per lo pi mantenute: le quali linee, in origine descritte allorquando anche le principesse viaggiavano a cavallo, erano spesso cos anguste, da non concedere che i carriaggi agevolmente passassero l'uno allato dell'altro, ed erano perci improprie perch vi abitasse la gente ricca, in un tempo in cui un cocchio a sei cavalli era un lusso in voga. Lo stile de' nuovi edifici, nulladimeno, era assai superiore a quello dell'arsa citt. I materiali di che comunemente avevano fatto uso, erano mattoni assai migliori di quelli che in prima s'adoperavano. Sopra i luoghi dove un d sorgevano le antiche parrocchie, s'erano innalzate nuove cupole, torri, ed aguglie improntate dal carattere del fecondo genio di Wren. In ogni dove, tranne in un solo luogo, i segni della immane devastazione erano spariti. Ma vedevansi tuttavia schiere d'operai, ponti e masse di pietre, l dove il pi magnifico de' tempii protestanti sorgeva, lento sopra le rovine della vecchia cattedrale di San Paolo(146).
Dopo quel tempo, lo aspetto della Citt  intieramente cangiato. Adesso i banchieri, i mercanti e i padroni di botteghe vi si recano sei giorni della settimana per attendere ai loro negozi; ma abitano negli altri quartieri della metropoli, o nelle residenze suburbane, circondate da giardini d'arbusti e di fiori. Cotesta rivoluzione ne' costumi de' cittadini, ha prodotto un rivolgimento politico di non lieve importanza. I pi ricchi uomini, dediti al traffico, non portano pi alla Citt quello affetto che ciascuno naturalmente prova per la propria casa. La Citt non isveglia pi nelle menti loro le idee delle affezioni e delle gioie domestiche. Il focolare, la famigliuola, il desco socievole, il quieto letto, non sono pi ivi. Lombard Street e Threadneedle Street sono semplici luoghi dove gli uomini lavorano ed accumulano. Essi vanno altrove a sollazzarsi ed a spendere i guadagni. La domenica, o la sera, a faccende finite, parecchi cortili o viali, dove poche ore innanzi era un ire e venire di visi affaccendati, sono silenziosi come i sentieri d'una foresta. I capi degli interessi mercantili pi non sono cittadini. Schivano, e pressoch sprezzano le onorificenze e i doveri municipali, e gli abbandonano ad uomini, i quali, quantunque utili, e di rispetto degnissimi, rade volte appartengono alle grandissime case commerciali, i cui nomi corrono famosi per tutto il mondo.
Nel secolo diciassettesimo, i mercanti risedevano nella Citt. Le case degli antichi borghesi che esistono tuttora, sono state trasformate in computisterie e magazzini; ma si conosce anche oggi, come non fossero meno magnifiche delle abitazioni dove allora stanziavano i nobili. Esse talvolta sorgono dentro bui e riposti cortili, e vi si va per poco convenevoli aditi; ma sono ampie di mole, e solide d'aspetto. Gl'ingressi sono adorni di pilastri e baldacchini, riccamente intagliati. Le scale e i ballatoi non difettano di magnificenza. I pavimenti sono talvolta di legno intarsiato, secondo l'uso di Francia. Il palazzo di Sir Roberto Clayton, nel Ghetto vecchio, conteneva una bella sala da pranzo, intavolata di legno di cedro, e ornata con affreschi che rappresentavano le battaglie de' numi e dei giganti(147). Sir Dudley North spese quattro mila lire sterline - somma che in quei tempi sarebbe stata considerevolissima per un duca - ne' ricchi addobbi de' suoi saloni in Basinghall Street(148). In simiglianti abitazioni, sotto gli Stuardi, i pi grandi banchieri vivevano splendidamente ospitali. Alle case proprie gli legavano i fortissimi vincoli dello interesse e dell'affetto. Ivi avevano passati i d della loro giovinezza, formate le loro amicizie, corteggiate le proprie spose, veduti crescere i figli, sotterrate le ossa dei parenti, aspettando di trovarvi anch'essi la pace del sepolcro. Quel forte amore del nato loco che  peculiare agli uomini delle societ congregate in angusto spazio, in simili circostanze sviluppavasi vigorosamente. Londra, per il Londrino, era ci che Atene per l'Ateniese dell'et di Pericle, ci che Firenze pel Fiorentino del secolo decimoquinto. Il cittadino andava altero della grandezza della propria citt, gelosissimo del diritto all'altrui riverenza, ambizioso degli uffici, e zelante delle franchigie di quella.
Sul finire del regno di Carlo Secondo, l'orgoglio de' cittadini di Londra era inasprito da una crudele mortificazione. Lo antico statuto era stato abolito, e il magistrato rifatto. Tutti gli uffici civili erano in mano de' Tory; e i Whig, comecch per numero e per opulenza fossero superiori ai loro avversari, trovavansi esclusi da ogni dignit locale. Nulladimeno, lo esterno splendore del governo municipale non era punto scemato; ch anzi, il mutamento lo aveva accresciuto. Imperocch, sotto l'amministrazione di certi Puritani che avevano poco innanzi governato, la vecchia fama di briosa che la Citt godeva, era volta in basso; ma sotto i nuovi magistrati, i quali appartenevano ad un partito pi festevole, e alle mense dei quali vedevansi spesso ospiti distinti per titoli o gradi dimoranti molto oltre Temple Bar, il Guildhall e le sale delle grandi compagnie erano ravvivate da molti sontuosi banchetti. Duranti i quali, cantavansi odi dai poeti del municipio, composto in lode del Re, del Duca e del Gonfaloniere. Bevevano molto, e tripudiavano clamorosamente. Un osservatore Tory, che s'era sovente trovato fra mezzo a coteste gozzoviglie, ha notato come il costume di accogliere con gioiose grida i brindisi fatti all'altrui salute, cominciasse da quel lieto tempo(149).
Il magnifico vivere del primo magistrato civico era quasi quello di un re. Il cocchio dorato, che la folla adesso ammira ciascun anno, in allora non v'era. Nelle grandi occasioni egli mostravasi a cavallo, seguito da una lunga cavalcata, che per magnificenza era inferiore soltanto al corteo che dalla Torre a Westminster accompagnava il sovrano nel d della incoronazione. Il Lord Gonfaloniere non lasciavasi mai vedere in pubblico senza la sua veste, il cappuccio di velluto nero, la catena d'oro, il gioiello, ed una gran torma di battistrada e di guardie(150). N il mondo vedeva cosa alcuna degna di riso nella pompa ond'egli era di continuo circuito; perocch reputavala convenevole allo ufficio, che, come comandante le forze e rappresentante la dignit di Londra, aveva diritto di occupare nello Stato. La citt, essendo allora non solo senza uguale in tutto il reame, ma senza seconda, aveva per lo spazio di quarantacinque anni esercitata influenza s grande sopra le cose politiche della Inghilterra, come ai giorni nostri Parigi la esercita sopra quelle della Francia. Per istruzione, Londra superava grandemente qualunque altra parte del Regno. Un Governo sostenuto dalla citt di Londra, poteva in un sol d ottenere tali mezzi pecuniarii, che ci sarebbero bisognati de' mesi per raccoglierli da tutto il rimanente dell'isola. N i mezzi militari della metropoli erano da tenersi in dispregio. Il potere che i Lordi Luogotenenti esercitavano negli altri luoghi del Regno, era in Londra affidato ad una commissione di eminenti cittadini; sotto gli ordini della quale stavano dodici reggimenti di fanteria e due di cavalleria. Un'armata di giovani di mercatanti e di sarti, avente a capitani i consiglieri comunali, e a colonnelli gli Aldermanni, non avrebbe certo potuto sostenere l'impeto delle truppe regolari: ma pochissime erano allora nel Regno le regolari milizie. Una citt, quindi, la quale, un'ora dopo lo avviso, poteva metter su venti mila uomini, forniti di coraggio naturale, provveduti di armi non cattive e non affatto ignari della militar disciplina, non poteva non essere un alleato importante e un formidabile nemico. Rammentava ciascuno come Hampden e Pym fossero dalla milizia civica di Londra stati protetti contro una sleale tirannide; come nella gran crisi della guerra civile i militi cittadini di Londra fossero andati a levare l'assedio dalla citt di Gloucester; come nel movimento contro i tiranni militari, che segu alla caduta di Riccardo Cromwell, la cittadina milizia di Londra avesse avuta importantissima parte. E davvero, non sarebbe troppo il dire, che se Carlo Primo non avesse avuta ostile la citt, non sarebbe mai stato vinto, e che senza lo aiuto di quella Carlo Secondo non sarebbe riasceso sopra il trono degli avi suoi.
Queste considerazioni servano a dimostrare in che guisa, malgrado quelle attrattive che per tanti anni avevano a poco a poco chiamata l'aristocrazia verso la parte occidentale, pochi uomini d'alto grado seguitassero fino ad un'epoca non molto lontana(151) ad abitare nelle vicinanze della Borsa e del Guildhall. Shaftesbury e Buckingham, mentre facevano al Governo una opposizione aspra e senza scrupoli, pensarono che in nessun altro luogo avrebbero potuto condurre cos bene e senza pericolo i loro intrighi, come sotto la protezione de' magistrati e della milizia della Citt. E per Shaftesbury abitava in Aldersgate Street una casa che si pu oggi facilmente riconoscere, ai pilastri e cordoni, opera leggiadra d'Inigo(152). Buckingham aveva ordinato che la sua abitazione presso Charing Cross, un tempo dimora degli arcivescovi di York, fosse demolita; e mentre ivi sorgevano le strade e i viali che portano tuttavia il nome di lui, elesse di abitare in Dowgate(153).
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29. Il quartiere di moda nella capitale.
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Nondimeno, queste erano rare eccezioni. Quasi tutte le nobili famiglie d'Inghilterra avevano da lungo tempo emigrato fuori le mura. Il distretto in cui rimaneva la maggior parte delle loro case cittadine, giace fra la citt e que' luoghi che ora vengono considerati come cospicui. Pochi grandi uomini seguitarono a starsi ne' loro palagi ereditari fra lo Strand e il fiume. I solidi edifici tra il mezzod e l'occidente di Lincoln's Inn Fields, la piazza di Covent Garden, Southampton Square, che oggi si chiama Bloomsbury Square, e King's Square in Soho Fields, che ora ha nome Soho Square, erano fra i luoghi pi prediletti. I principi stranieri venivano condotti a visitare Bloomsbury Square come una delle maraviglie della Inghilterra(154). Soho Square, che era stato pure allora edificato, era pei nostri antichi argomento d'un orgoglio, al quale i posteri loro non vorranno partecipare. Lo avevano chiamato Monmouth Square finch dur prospera la fortuna del Duca di Monmouth; e nel lato meridionale torreggiava il palazzo di lui. Il prospetto, comecch senza grazia, era alto e riccamente(155) ornato. Sulle pareti degli appartamenti principali vedevansi sculture di frutti, fogliami e blasoni, ed erano tappezzati di serici drappi a ricamo(156). Ogni vestigio di tanta magnificenza da lungo tempo  scomparso, e in un quartiere un d cotanto aristocratico, non si trova nessuna casa aristocratica. Poco pi in l, a tramontana da Holborn, e lungo i campi da pascolo e da grano, sorgevano due rinomati palazzi, a ciascuno dei quali era annesso un vasto giardino. L'uno, in allora detto Southampton House, e di poi Bedford House, fu distrutto circa cinquanta anni sono per far luogo ad una nuova citt, la quale adesso con le sue piazze, strade, e chiese occupa un vasto spazio, gi famoso nel secolo decimosettimo per le pesche e le beccaccine. L'altro, chiamato Montague House, e celebre per gli affreschi e gli addobbi onde era adorno, pochi mesi dopo la morte di Carlo Secondo fu bruciato fino alle fondamenta, e vi fu posto in sua vece un assai pi magnifico edificio, detto anch'esso Montague House; il quale essendo stato da lungo tempo il sacrario di vari e preziosi tesori d'arte, di scienza e di letteratura, quali non trovavansi per innanzi raccolti sotto un solo tetto, ha da pochi anni dato luogo ad un edificio anche pi magnifico(157).
Pi presso alla Corte, in un luogo chiamato Saint James Fields, era stato(158) di recente edificato Saint James's Square e Jermyn Street. La chiesa di San Giacomo era stata allora aperta per comodo degli abitanti di questo nuovo quartiere(159). Golden Square, dove nella susseguente generazione abitavano Lordi e Ministri di Stato, non era per anche incominciato. A dir vero, le sole abitazioni che si potessero vedere a tramontana di Piccadilly, erano tre o quattro solinghe e quasi rurali dimore, la pi celebre delle quali era il sontuoso edificio eretto da Clarendon, e soprannominato Casa di Dunkerque. Dopo la caduta del suo fondatore, era stato comperato dal Duca d'Albemarle. Il palazzo Clarendon ed Albemarle Street serbano tuttavia la memoria del sito.
Colui che in allora girovagava per quella che oggid  la parte pi celebre e gaia di Regent Street, trovavasi in una solitudine, e talvolta si reputava fortunato di potere tirare con l'archibugio a qualche beccaccia(160). A settentrione, la strada di Oxford era fiancheggiata da siepi. A cinque o seicento braccia verso mezzod, sorgevano le mura de' giardini di poche grandi case, che consideravansi affatto fuori la citt. Ad occidente eravi un prato famoso per una sorgente d'acqua, la quale, lungo tempo dopo, dette il nome a Conduit Street. Ad oriente eravi un campo, che nessun cittadino di Londra a que' tempi poteva traversare senza ribrezzo. Ivi, come in luogo deserto da ogni uomo, venti anni innanzi, allorquando la peste fece cotanta strage, era stata scavata una vasta fossa, dove i carri mortuari, di notte tempo, trasportavano cadaveri a centinaia. Il popolo credeva che la terra fosse cos infetta sotto la sua superficie, da non potersi sommovore senza presentissimo pericolo per la vita degli uomini. Ivi non furono gettate alcune fondamenta, se non dopo che trascorsero due generazioni senza peste, e dopo che il luogo degli spettri era stato da lungo tempo circondato da edifizi(161).
Cadremmo in grave errore ove supponessimo che alcuna delle vie e delle piazze allora avesse il medesimo aspetto in che oggi si vede. La maggior parte delle case, dopo quel tempo, sono state al tutto o quasi al tutto riedificate. Se le parti pi cospicue della metropoli potessero mostrarsi agli occhi nostri nella forma che allora avevano, rimarremmo disgustati della loro squallida apparenza, ed attoscati dall'atmosfera malsana che le circondava. In Covent Garden, presso alle case de' grandi, giaceva un sudicio e romoroso mercato. Le fruttaiuole gridavano, i carrettieri azzuffavansi, torsi di cavoli e putride mele vedevansi a mucchi accanto alle porte delle case della contessa di Berkshire e del vescovo di Durham(162).
Il centro di Lincoln's Inn Fields era uno spazio aperto, dove ogni sera ragunavasi la marmaglia, a pochi passi di Cardigan House e di Winchester House, ad ascoltare le cicalate de' saltimbanchi, a vedere ballar gli orsi, e lanciare i cani addosso ai buoi. Vedevansi qua e col sparse le lordure. Vi si esercitavano i cavalli. Gli accattoni erano cos chiassosi ed importuni, come nelle peggio governate citt del continente. Mendicante di Lincoln's Inn era espressione proverbiale. Tutta la confraternita conosceva le armi e le livree d'ogni signore caritatevole del vicinato, e appena compariva il tiro a sei di sua signoria, saltellando o strascinandosi, gli si affollavano d'intorno. Cotesti disordini durarono, malgrado molti accidenti e alcuni procedimenti legali, fino a quando, nel regno di Giorgio Secondo, Sir Giuseppe Jekyll maestro de' Rotoli, ovvero degli Atti, fu stramazzato a terra e pressoch morto in mezzo alla piazza. Allora vi si fecero delle palizzate e un piacevole giardino(163).
Saint James's Square era il ricettacolo di tutta la mondiglia e delle ceneri, de' gatti e cani morti di Westminster. Ora un giuocatore di batacchio vi poneva la campana. Ora un impudente si piantava l a costruire una casipola per la spazzatura, sotto le finestre dell'aurate sale in cui i magnati del Regno, i Norfolk, gli Ormond, i Kent e i Pembroke davano banchetti e feste da ballo. E' non fu se non dopo che siffatti inconvenienti erano durati per una generazione, e dopo che s'era molto scritto contro essi, che gli abitanti ricorsero al Parlamento, onde ottenere licenza di porvi steccati e piantarvi alberi(164).
Se tali erano le condizioni dei quartieri dove abitavano i pi cospicui cittadini, possiamo facilmente credere che la gran massa della popolazione patisse ci che oggid verrebbe reputato intollerabile aggravio. I selciati erano detestabili; ogni straniero gridava: vergogna! I condotti e le fogne erano s cattivi, che ne' tempi piovosi i rigagnoli diventavano torrenti. Vari poeti giocosi hanno rammentata la furia con che cotesti neri fiumicelli precipitavano gi da Snow Hill e Ludgate Hill, trasportando a Fleet Ditch copioso tributo di lordure animali e vegetabili dai banchi de' macellaj e dei fruttaioli: fluido pestifero che veniva sparso a diritta e a sinistra da' cocchi e dalle carrette. E per, chiunque andava a piedi, badava in ogni modo a tenersi, pi che potesse, lontano dalla parte carrozzabile della strada. I timidi e pacifici cedevano il muro agli audaci ed atletici, che lo rasentavano. Se avveniva che due bravazzoni s'incontrassero, si davano vicendevolmente i cappelli nel muso, e l'uno spingeva l'altro finch il pi debole era sbalzato verso il canale. Se questi era buono solo alle spacconate, se ne andava a capo chino, mormorando che sarebbe venuto il tempo di rifarsi; se era pugnace, l'incontro probabilmente terminava con un duello dietro Montague House(165).
Le case non erano numerate. E davvero, poca sarebbe stata la utilit d'apporvi i numeri, poich dei cocchieri, portantini, facchini e ragazzi di Londra, piccolissima parte sapeva leggere. Era mestieri servirsi di segni che dai pi ignoranti fossero intesi. E per sulle botteghe stavano insegne, che davano alle strade uno aspetto gaio e grottesco. La via da Charing Cross a Whitechapel era una continuazione di teste di saracini, di querce reali, d'orsi azzurri, d'agnelli d'oro, i quali scomparvero allorquando non furono pi necessari alla intelligenza del volgo.
Venuta la sera, la difficolt e il pericolo di andare attorno per la citt di Londra diventavano veramente gravi. Aprivansi le finestre, e i vasi si votavano poco badando a chi vi passasse sotto. Le cadute, le ammaccature, le fratture d'ossa erano cose ordinarie. Imperocch, fino all'ultimo anno del regno di Carlo Secondo, la maggior parte delle vie rimanevano in un profondo buio. I ladri esercitavano impunemente il proprio mestiere; e nondimeno, non erano cos terribili ai pacifici cittadini, come lo era un'altra gena di ribaldi. Era prediletto sollazzo de' dissoluti giovani gentiluomini quello di girovagare di notte per la citt, rompere finestre, capovolgere sedili, battere le persone tranquille, e carezzare grossolanamente le donne leggiadre. Parecchie dinastie di cotesti tirannelli, dopo la Restaurazione, regnavano nelle strade. I cos detti Muns e i Tityre Tus avevano fatto posto agli Hectors, e a questi avevano di recente succeduto gli Scourers. Pi tardi sorsero i Nicker, gli Hawcubite e i Mohawk, pi terribili di tutti(166).
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30. Polizia di Londra.
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I mezzi per mantenere la pace erano estremamente frivoli. Eravi una legge fatta dal Consiglio Municipale, che prescriveva come cento e pi sentinelle stessero in continua vigilanza per tutta la citt, dal tramonto allo spuntare del sole; ma rimaneva negletta. Pochi di coloro ai quali toccava di far la guardia, lasciavano la propria casa; e que' pochi, generalmente, gradivano meglio stare ad ubbriacarsi dentro le taverne, che girare per le vie.
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31. Illuminazione di Londra.
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E' d'uopo notare come, nell'ultimo anno del regno di Carlo Secondo, nella polizia di Londra seguisse un gran mutamento, il quale forse non meno de' rivolgimenti di maggior fama contribu ad accrescere la felicit del popolo. Un ingegnoso progettista, che aveva nome Eduardo Heming, ottenne lettere patenti con cui gli si concedeva per dieci anni il diritto esclusivo d'illuminare Londra. Costui intraprese, per una modica retribuzione, di porre una lanterna per ogni dieci porte, nelle sere prive di luna, dal d di San Michele fino alla festa della Madonna, e dalle ore sei fino alle dodici. Coloro che oggimai veggono la metropoli per tutto l'anno, dalla sera fino all'alba, chiarificata da uno splendore, in paragone del quale le illuminazioni per la Hogue e Blenheim sarebbero sembrate pallide, sorrideranno forse in pensare alle lanterne di Heming, le quali mandavano un fioco lume innanzi una casa in ogni dieci, per piccola parte di una notte in ogni tre. Ma non cos pensavano i suoi contemporanei. Il suo disegno suscit plausi entusiastici, e furiose opposizioni. Gli amatori del progresso lo esaltavano come il grandissimo dei benefattori della citt sua, chiedendo che erano mai i trovati d'Archimede in agguaglio della impresa dell'uomo il quale aveva trasformate le ombre della notte in luce di meriggio! In onta a tali eloquenti elogi, la causa dell'oscurit non rimase priva di difensori. In quell'et v'erano insani che avversavano la introduzione di quella che chiamavasi nuova luce con tanta virulenza, con quanta gl'insani de' tempi nostri hanno avversato lo innesto del vaiuolo e le strade ferrate, e gl'insani d'una et anteriore si erano opposti alla introduzione dell'aratro e della scrittura alfabetica. Molti anni dopo le lettere patenti concesse a Heming, v'erano vasti distretti in cui non vedevasi n anche una lanterna(167).
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32. I Frati bianchi.
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Possiamo agevolmente immaginare in che condizioni, a quel tempo, fossero i quartieri di Londra popolati dalla feccia della societ. Uno fra essi aveva acquistata scandalosa rinomanza. Sul confine tra la Citt ed il Tempio, era stato fondato, nel secolo decimoterzo, un convento di frati Carmelitani, che portavano bianchi cappucci. Il ricinto di quel convento, avanti la Restaurazione, aveva servito d'asilo ai facinorosi, e serbava tuttavia il privilegio di proteggere dall'arresto i debitori. Gl'insolventi quindi occupavano ogni casa dalle cantine fino alle soffitte. Di costoro, moltissimi erano ribaldi e libertini; e nell'asilo tenevano loro dietro donne pi che essi di malvagia vita. La potest civile non aveva modo di mantenere l'ordine in un distretto che brulicava di cosiffatti abitatori; e in tal guisa Whitefriars divenne il luogo prediletto di coloro che volevano emanciparsi dal freno delle leggi. E comecch le immunit legalmente pertinenti al luogo riguardassero soltanto i casi di debiti, vi trovavano ricovero anche essi i truffatori, i testimoni spergiuri, i falsari, i ladroni. Per lo che, fra mezzo a cos disperata marmaglia, nessuno officiale di pace si teneva sicuro della vita. Al grido di "Riscossa!" sgherri armati di spade e magli, sfacciate streghe impugnando manichi di granata e spiedi, sbucavano a centinaia, e fortunato colui che percosso, strappato, annaffiato, avesse potuto salvarsi a Fleet Street. N anche un ordine del Capo Giudice d'Inghilterra poteva mandarsi ad esecuzione senza lo aiuto d'una compagnia di moschettieri. Cotali avanzi della barbarie di secoli pi bui, trovavansi a pochi passi dalle stanze dove Somers meditava sulla storia e sulle leggi, dalla chiesa dove predicava Tillotson, dalla bottega da caff dove Dryden profferiva giudicii sopra poemi e drammi, e dalla sala dove la Societ Reale esaminava il sistema astronomico di Newton(168).
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33. La Corte.
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Ciascuna delle due citt che formavano la capitale dell'Inghilterra, aveva il proprio centro d'attrazione. Nella metropoli del commercio, il punto di convergenza era la Borsa; nella metropoli dell'alta cittadinanza, era il Palazzo. Ma il Palazzo non serb la propria influenza cos lungamente come la Borsa. La Rivoluzione cangi affatto le relazioni tra la Corte e le alte classi della societ. A po' per volta, divenne manifesto che il Re, come individuo, aveva ben poco da donare; che le corone ducali e le giarrettiere, i vescovati e le ambascerie, gl'impieghi di lordi del tesoro e di cassiere dello scacchiere, anzi fino gli uffici della scuderia e della camera reale, venivano dispensati non da lui, ma dai suoi consiglieri. Ogni ambizioso e cupido uomo vedeva che avrebbe meglio provveduto all'utile proprio, giungendo a predominare in un borgo parlamentare nella Contea di Cornwal, e rendendo servigi al Ministero in qualche momento difficile, anzich diventare il compagno e anche il prediletto del principe. E quindi, non nelle anticamere di Giorgio I e di Giorgio Secondo, ma in quelle di Walpole e di Pelham affollavansi quotidianamente i cortigiani. E' parimente da notarsi, che la medesima rivoluzione che rese impossibile ai nostri Re l'arbitrio di disporre degl'impieghi dello Stato col solo scopo di compiacere alle proprie inclinazioni, ci diede parecchi Re dalla educazione e dalle abitudini resi inetti a mostrarsi ospiti affabili e generosi. Erano nati e cresciuti sul continente. Venuti nell'isola nostra, non vi si trovavano mai come in casa propria. Se parlavano la nostra lingua, la parlavano senza eleganza e con difficolt. Non giunsero mai ad intendere l'indole nostra nazionale, e n anche provaronsi di acquistare i nostri costumi. La parte pi importante de' loro doveri essi adempivano meglio di qualunque de' principi loro antecessori; poich governavano rigorosamente secondo la legge: ma non potevano essere i primi gentiluomini del reame, i capi della societ culta. Se pure lasciavansi mai andare alla affabilit, ci seguiva fra mezzo ad una ristretta conversazione, dove non vedevasi quasi neppure un Inglese; e non riputavansi tanto felici, se non se quando potevano passare una state nella terra dove erano nati. V'erano, a dir vero, i giorni determinati in cui essi ricevevano i nobili e i gentiluomini inglesi; ma siffatto ricevimento altro non era che mera formalit, la quale alla perfine divenne cerimonia solenne quanto quella di un funerale.
Non era tale la Corte di Carlo Secondo. Whitehall, mentre egli vi faceva dimora, era il centro degl'intrighi politici e del brio elegante. Mezzi i faccendieri e mezzi i bellimbusti della metropoli accorrevano alle sue sale. Chiunque fosse riuscito a rendersi gradito al principe, o a guadagnare la protezione della concubina, poteva bene sperare d'innalzarsi nel mondo, senza aver reso alcun servigio al Governo, senza essere, n anche di vista, conosciuto da nessuno de' Ministri di Stato. Uno de' cortigiani otteneva il comando d'una fregata; l'altro quello d'una compagnia di soldati; un terzo la grazia per un colpevole ricco; un quarto la cessione d'una terra della Corona a buoni patti. Se il Re mostrava di gradire che un legale senza clientela fosse fatto giudice, o un baronetto libertino fosse creato Pari, i pi gravi consiglieri, dopo un breve mormorare, piegavano il capo(169). L'interesse, quindi, attirava alle porte della reggia una folla di postulanti; e le porte rimanevano sempre spalancate. Il Re teneva casa aperta ogni giorno, e per tutta la giornata, alle classi alte della citt di Londra, tranne agli esagerati del partito Whig. Non v'era gentiluomo che trovasse difficile lo accesso alla presenza del sovrano. La levata dal letto (levee) rispondeva esattamente al significato del vocabolo. Parecchi gentiluomini andavano ogni mattina a corteggiare il loro signore, a chiacchierare con esso mentre gli ponevano la parrucca o gli annodavano la cravatta, e ad accompagnarlo nella sua passeggiata mattinale nel parco. Chiunque fosse stato debitamente presentato, poteva, senza invito speciale, recarsi a vederlo pranzare, cenare, ballare e sollazzarsi ai giochi di sorte; e poteva avere il diletto di udirgli riferire storielle, ch'egli sapeva assai bene raccontare, intorno alla sua fuga da Worcester, e alla miseria che egli aveva patita, mentre trovavasi prigioniero di Stato nelle mani dei piagnolosi e intriganti predicatori di Scozia. Coloro che gli stavano d'intorno, e che la Maest Sua sovente riconosceva, gli si facevano presso, perch dirigesse loro la parola. Ci era argomento d'un'arte di regnare assai pi proficua di quella che il padre e l'avo di lui avevano praticata. Non era facile al pi austero repubblicano della scuola di Marvel resistere alla mala di tanto buon umore ed affabilit; e molti vecchi Cavalieri, nel cuore de' quali la rimembranza di molti non rimeritati sacrifici si era per venti anni invelenita, tenevansi in un sol momento ricompensati delle ferite e delle spoliazioni, quando il loro sovrano, salutandoli cortesemente col capo, diceva loro: "Dio vi tenga nella sua santa guardia, mio vecchio amico!"
Whitehall naturalmente divenne il principale scaricatoio di tutte le nuove. Vociferandosi ivi che qualche cosa d'importante fosse seguta o per seguire, le genti vi accorrevano, come a fonte precipua, frettolose per informarsene. Le gallerie avevano l'aspetto della sala d'un circolo odierno in tempi d'agitazione. Rigurgitavano di persone chiedenti se la valigia olandese fosse arrivata, quali nuove avesse recate il corriere dalla Francia, se Giovanni Sobiesky avesse sconfitti i Turchi, se il Doge di Genova fosse veramente in Parigi. E queste erano cose, intorno alle quali poteva con tutta sicurt parlarsi ad alta voce. Ma v'erano subietti intorno ai quali si domandava e rispondeva bisbigliando. Aveva Halifax avuto vantaggio sopra Rochester? Vi sarebbe egli un Parlamento? Il Duca di York sarebbe egli andato davvero in Iscozia? Il Duca di Monmouth era positivamente stato richiamato dall'Aja? Ciascuno studiavasi di leggere in viso ai Ministri, mentre traversavano la folla per entrare o uscire dalle stanze del Re. Augurii d'ogni specie facevansi, a seconda del tono con che la Maest Sua parlava al Lord Presidente, o del riso con che Sua Maest onorava una frase scherzevole detta dal Lord del Sigillo Privato; e in poche ore, le speranze e i timori nati da tali leggierissimi indizi, si spandevano per tutte le botteghe da caff, da San Giacomo fino alla Torre(170).
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34. Le botteghe da Caff.
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La bottega da caff va anch'essa rapidamente rammentata, come quella che in quei tempi poteva non impropriamente considerarsi istituzione politica importantissima. Il Parlamento era chiuso da parecchi anni. Il Consiglio Municipale della citt aveva cessato di parlare, esprimendo il pubblico sentire. Le ragunanze, le arringhe, le deliberazioni pubbliche, e tutti gli altri mezzi che oggid servono a produrre l'agitazione, non erano per anche in uso. Nulla esisteva che somigliasse le moderne gazzette. In tali circostanze, le botteghe da caff erano gli organi precipui, per mezzo de' quali manifestavasi la pubblica opinione della metropoli.
La prima di tali botteghe era stata aperta a tempo della repubblica da un mercatante della Turchia, il quale fra i Maomettani aveva preso l'uso della loro prediletta bevanda. La comodit di potere avere convegni in ogni parte della citt, e passare le serate socievolmente a poco costo, era cos grande, che la moda con rapidit si diffuse. Ciascun uomo delle classi alte o delle medie andava giornalmente al suo caff per raccogliere nuove e discutervi sopra. Ciascun caff aveva uno o pi oratori, alla cui eloquenza la folla, compresa d'ammirazione, prestava ascolto, e i quali tosto divennero ci che i giornalisti sono stati chiamati ai nostri tempi; vale a dire il quarto Stato del Regno. La Corte aveva da lungo tempo con inquietudine veduto crescere questo nuovo potere nello Stato. Sotto l'amministrazione di Danby, s'era fatto un tentativo di chiudere le botteghe da caff. Ma gli uomini di tutti i partiti desideravano cotesti consueti luoghi di ritrovo, talmente che ne nacquero clamori universali. Il Governo non rischiossi, avversando un sentimento cotanto forte e generale, a rinvigorire un ordine la cui legalit poteva porsi in questione. Da quel tempo erano scorsi dieci anni, duranti i quali il numero dei caff era sempre venuto crescendo. Gli stranieri notavano che la bottega da caff era quella che distingueva Londra dalle altre citt; che la bottega da caff era la casa del Londrino; e che coloro i quali avessero voluto trovare un gentiluomo, comunemente dimandavano, non dove egli abitava in Fleet Street o in Chancery Lane, ma se egli frequentava il Grecian e il Rainbow. Da cotesti luoghi non veniva escluso nessuno che ponesse sul banco la sua moneta. Nulladimeno, ogni grado e professione, ogni opinione politica e religiosa, aveva il proprio quartiere generale. Vi erano botteghe presso Saint James's Park, nelle quali ragunavansi i zerbinetti con le teste e le spalle coperte da parrucche nere o di lino, non meno ampie di quelle che adesso portano il Cancelliere e il Presidente della Camera de' Comuni. La parrucca era venuta da Parigi, insieme con gli altri belli ornamenti da gentiluomo; cio la veste ricamata, i guanti ornati di frangie e la nappa che sosteneva le brache. Nel conversare usavasi quel dialetto, il quale, lungo tempo dopo che era sparito dalle labbra della gente educata, continu, su quelle di Lord Foppington, a muovere a riso gli spettatori in teatro(171). L'atmosfera era simile a quella della bottega d'un profumiere. Il tabacco, se non mandava squisitissimo odore, era tenuto in abominio. Se qualche villano, ignaro delle usanze della bottega, chiedeva una pipa, gli scherni della intera assemblea, e le risposte brevi de' ragazzi, tosto lo persuadevano come gli tornasse meglio andarsene altrove. N gli toccava a fare lungo cammino. Imperocch, generalmente, nelle botteghe da caff il fumo del tabacco vedevasi come ne' corpi di guardia; e gli stranieri alcuna volta manifestavano la loro sorpresa, vedendo come tanta gente lasciasse i propri focolari per starsi ravvolta fra il puzzo e la nebbia perpetua. In nessun luogo fumavasi pi di quel che si facesse nel caff Will. Questa celebre bottega, posta tra Covent Garden e Bow Street, era dedicata agli studi leggiadri. Quivi ragionavasi intorno a cose poetiche, e alle unit cos dette aristoteliche del dramma. Ivi era un partito a favore di Perrault e de' moderni, e un altro che difendeva Boileau e gli antichi. In un gruppo si discuteva se il Paradiso Perduto avrebbe dovuto essere scritto in versi rimati. Ad un altro, un invido poetastro dimostrava che la Venezia Salvata di Otway avrebbe dovuto essere cacciata a fischi dalla scena. Non v'era tetto sotto il quale fosse maggior variet di figure. Conti ornati di stelle e di giarrettiere, ecclesiastici in collaretto e sottana, petulanti legali, giovinetti di universit inesperti, traduttori e fattori d'indici in lacero arnese. Ciascuno sforzavasi di penetrare nel gruppo che s'affollava intorno a Giovanni Dryden. Nell'inverno, la sedia dove egli adagiavasi, era nel canto pi caldo presso al cammino; nella state era posta sul balcone. Fargli un inchino, udire la sua opinione intorno all'ultima tragedia di Racine, o al trattato di Bossu sopra la poesia epica, reputavasi un insigne favore. Una presa della sua tabacchiera era onore bastevole a dar la volta al cervello d'un giovine entusiasta. Vi erano botteghe da caff dove potevano consultarsi i medici pi rinomati. Il dottore Giovanni Radcliffe, il quale nel 1685 aveva la pi numerosa clientela di Londra, dalla sua casa posta in Bow Street, luogo a que' tempi in voga nella capitale, andava giornalmente, nell'ora in cui era pi popolata la Borsa, al caff di Garraway, dove sedeva innanzi ad una tavola distinta, circondato da chirurgi e da farmacisti. Vi erano botteghe da caff puritane, dove non udivasi una bestemmia, e dove gli uomini dai lisci capelli discutevano parlando col naso intorno agli eletti e ai reprobi: caff per gli ebrei, dove i cambia-monete dagli occhi neri, di Venezia o d'Amsterdam, salutavansi vicendevolmente; e caff papisti, dove, secondo che i buoni protestanti credevano, i Gesuiti(172) con le tazze in mano facevano disegni d'un altro grande incendio, e di fondere palle d'argento per uccidere il Re(173).
Il modo d'accomunarsi siffattamente non contribu poco a formare il carattere del cittadino di Londra in que' giorni. Veramente, egli era un essere ben diverso dall'Inglese abitante della campagna. Allora non esisteva la relazione che adesso si vede fra le due classi. Solo gli uomini assai ricchi avevano il costume di passare mezzo l'anno in citt e mezzo in villa. Pochi scudieri andavano alla metropoli tre volte in tutta la loro vita. N i cittadini agiati avevano ancora il costume di respirare la fresca aria de' campi e dei boschi per parecchi giorni della stagione estiva. Un vero Londrino(174), mostrandosi in qualche villaggio, veniva guardato con maraviglia, quasi si fosse intruso fra mezzo un Kraal di Ottentoti. Dall'altro canto, quando un signore delle Contee di Lincoln o di Shrop appariva in Fleet Street, di leggieri distinguevasi fra la popolazione della citt, come un Turco o un Lascaro. Il vestire, lo andare, l'accento, il modo onde egli guardava ammirando le botteghe, inciampava ne' rigagnoli, s'imbatteva ne' facchini, e rimaneva sotto le grondaie, lo additavano come ottima preda ai truffatori ed ai beffardi. I bravazzoni lo spingevano fin nel canale, i cocchieri lo inzaccheravano dal capo ai piedi. I ladroncelli esploravano con piena sicurt le vaste tasche del suo abito da cavalcare, mentre egli ammirava estatico lo splendido corteo del Lord Gonfaloniere. Gli scrocconi, ancora indolenziti dalle staffilate ricevute per ordine della Giustizia dietro la coda d'un cavallo, si presentavano a lui, e gli parevano i pi onesti e cortesi gentiluomini ch'egli avesse(175) mai veduti. Donne col viso impiastrato, rifiuto di Lewkner Lane e di Whetstone Park, gli si spacciavano per contesse e dame di Corte. Se domandava della via che conduceva a San Giacomo, lo dirigevano a Mile End. Se entrava in una bottega, subito veniva giudicato come un facile compratore di tutte quelle cose che non si sarebbero potute vendere ad altri, di ricami di seconda mano, d'anelli di rame, e d'oriuoli che non segnavano le ore. Se entrava in qualche bottega da caff di moda, diventava lo zimbello degl'insolenti bellimbusti, e de' gravi legali. Pieno di vergogna e di rabbia, faceva tosto ritorno alle proprie terre, dove negli omaggi de' suoi affittaioli e nel consorzio de' suoi compagni, trovava conforto alle vessazioni ed umiliazioni sofferte. Ivi si sentiva ridivenuto grande uomo, e non vedeva nulla al di sopra di s, tranne quando nel tribunale sedevasi al banco accanto al giudice, o quando alla rivista della milizia cittadina salutava il Lord Luogotenente.
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35. Difficolt di viaggiare.
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La cagione precipua che rendeva cos imperfetta la fusione de' diversi elementi sociali, era la estrema difficolt che i nostri antenati incontravano di andare da un luogo ad un altro. Fra tutte le invenzioni, tranne le lettere alfabetiche e l'arte della stampa, quelle che abbreviano le distanze hanno principalmente cooperato ad incivilire il genere umano. Ogni miglioramento dei mezzi di locomozione, giova all'umanit moralmente e intellettualmente, non che materialmente; e non solo agevola lo scambio de' vari prodotti della natura e dell'arte, ma tende a distruggere le nazionali e provinciali antipatie, ed avvincolare in una tutte le classi della umana famiglia. Nel secolo diciassettesimo, gli abitanti di Londra erano, per ogni negozio pratico, pi discosti da Edimburgo, di quello che oggi siano da Vienna.
I sudditi di Carlo Secondo non erano, egli  vero, affatto ignari di quel principio, il quale ai tempi nostri ha prodotto un rivolgimento senza esempio nelle cose umane, il quale ha fatto s che le navi sfidino il vento e le onde marine, e i battaglioni, accompagnati da bagagli ed artiglierie, traversino i Regni con un passo eguale a quello del pi veloce corsiero. Il Marchese di Worcester aveva pur allora osservata la potenza dell'umido rarefatto dal calore. Dopo molti esperimenti, gli era riuscito di costruire una rozza macchina a vapore, ch'egli chiam macchina d'acqua bollente, e giudic essere maraviglioso e vigorosissimo strumento di propulsione(176). Ma il Marchese era sospettato di pazzia, e conosciuto come papista. E per le sue invenzioni non furono bene accolte. La sua macchina a vapore pot forse essere stata subietto di conversazione in una adunanza della Societ Reale, ma non fu applicata ad alcuno uso pratico. Non v'erano guide lungo le strade, salvo poche fatte di legname, dalle miniere di carbone del Northumberland fino alle sponde del Tyne(177). Nelle contrade interiori, piccolissime erano le comunicazioni fluviali. Pochi tentativi erano stati fatti a rendere pi profonde ed arginare le correnti naturali, ma con poco buon esito. Non si era n anche progettato un canale navigabile. Gl'Inglesi di que' tempi avevano costume di favellare con maraviglia mista alla disperazione intorno all'immenso fosso, per mezzo del quale Luigi 14 aveva congiunto l'Atlantico col Mediterraneo. Erano ben lungi dal pensare che la patria loro, nel corso di poche generazioni, sarebbe stata intersecata, a spese di intraprenditori privati, da fiumi artificiali, equivalenti per lunghezza ad una estensione quattro volte maggiore del Tamigi, del Savern e del Trent insieme congiunti.
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36. Cattiva condizione delle strade.
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Egli era per le strade maestre che gli uomini e le robe passavano da luogo a luogo; e sembra che tali strade fossero in peggiori condizioni di quello che si sarebbe potuto aspettare dal grado di civilt ed opulenza cui era in allora pervenuta la nazione. Nelle migliori linee di comunicazione, i solchi delle ruote erano profondi, le discese precipitose, e la via spesso tale da potersi al buio poco distinguere dallo scopeto e dal pantano onde era fiancheggiata da ambe le parti. L'antiquario Ralph Thoresby corse pericolo di smarrire il cammino sulla strada del nord tra Barnby Moor e Tuxford, come lo aveva smarrito tra Doncaster e York(178). Pepys, che viaggiava con la moglie nella propria carrozza, perd il cammino tra Newbury e Reading. Seguitando il medesimo viaggio, si smarr presso Salisbury; e corse rischio di passare tutta la notte a cielo scoperto(179). Solo nella buona stagione la strada era praticabile da veicoli a ruote. Spesso la mota vedevasi accumulata a diritta ed a mancina, altro non rimanendo che un angusto tratto di terreno solido sul pantano(180). In quel tempo frequenti erano gl'impedimenti e le risse, e il sentiero sovente rimaneva impedito dai vetturini, nessuno dei quali voleva andare innanzi. Seguiva quasi giornalmente, che le carrozze rimanessero impigliate nel fango finch potessero, in qualche fattoria vicina, trovarsi de' buoi a tirarnele fuori. Ma nel tempo cattivo, al viaggiatore toccava d'imbattersi in difficolt anche pi gravi. Thoresby, che aveva costume di recarsi da Leeds alla capitale, nel suo Diario ha fatto ricordo di tanti perigli e disastri, da non essere esagerati in un viaggio al Mare Gelato o al Deserto di Sahara. Una volta egli seppe che il paese tra Ware e Londra era tutto innondato, che i passeggieri erano stati costretti a nuotare onde scampare la vita, e che un rivenditore era morto tentando di traversare la via. Per tali nuove Thoresby lasci da parte la strada, e fu condotto traverso a certi prati, dove gli fu mestieri cavalcare nell'acqua che gli arrivava alla sella(181). In un altro viaggio, manc poco ch'egli non venisse trasportato dall'impeto delle onde traripate del Trent. Poi fu ritenuto quattro giorni a Stamford per la condizione delle strade, ed in fine rischiossi a ripigliare il cammino, perch gli fu dato accompagnarsi a quattordici rappresentanti della Camera de' Comuni, i quali recavansi in corpo al Parlamento, con numeroso stuolo di guide e di servi(182). Nello stradale della Contea di Derby, i viaggiatori stavano sempre in pericolo di rompersi il collo, e spesso erano costretti a smontare e condurre le loro cavalcature(183). La grande strada traverso al paese di Galles a Holyhead, era in condizioni tali, che, nel 1685, un vicer che andava in Irlanda, consum cinque ore di tempo a percorrere quattordici miglia, da Saint Asaph fino a Conway. Tra Conway e Beaumaris gli fu forza di camminare a piedi per lungo tratto di strada, mentre la sua moglie veniva portata in lettiga. Il suo cocchio lo seguiva trasportato con gran difficolt da molte braccia. Generalmente, i carriaggi arrivavano in pezzi a Conway, ed erano trasportati sopra le vigorose spalle de' contadini gallesi a Menai Straits(184). In alcuni luoghi di Kent e di Sussex, nessun animale, fuorch i pi forti cavalli, poteva valicare su per la mota, nella quale affondava ad ogni passo. I mercati spesso rimanevano inaccessibili per parecchi mesi. Vuolsi che i frutti della terra si lasciassero talvolta imputridire in un luogo, mentre in un altro, poche miglia discosto, i prodotti locali non bastavano al bisogno. I carri a ruote in cotesto distretto, comunemente, erano trascinati da buoi(185). Allorquando il principe Giorgio di Danimarca visit in tempo di pioggia il magnifico castello di Petworth, spese sei ore a far nove miglia di cammino; e fu mestieri che un branco di robusti villani fiancheggiasse da ambi i lati il cocchio onde puntellarlo. Parecchi de' carriaggi che lo seguivano, furono capovolti e danneggiati. Si conserva una lettera di uno de' gentiluomini che lo accompagnavano, nella quale lo sventurato cortigiano si duole, come per quattordici ore non gli fosse stato concesso di smontare, tranne quando la sua carrozza venisse capovolta, o rimanesse fitta nel fango(186).
Una delle cagioni precipue della pessimit delle strade, pare che stesse nel difetto di provvisioni legislative. Ciascuna parrocchia era tenuta a riattare le strade maggiori che la traversavano. I contadini erano costretti a lavorarvi gratuitamente per sei giorni dell'anno. Se ci non bastava, adoperavansi lavoranti a pago, e provvedevasi alla spesa con contribuzioni imposte a tutti i parrocchiani. E' cosa manifestamente ingiusta che una via, la quale congiunga due grandi citt esercenti in larga misura uno scambievole e proficuo traffico, venga mantenuta a spese della popolazione sparsa fra esse; e tale ingiustizia rendevasi pi visibile nel caso della gran via del Nord, che traversando poverissimi e poco popolati distretti, congiungeva distretti assai popolati e ricchissimi. A vero dire, le parrocchie della Contea di Huntingdon(187) non potevano riattare una strada consunta dal continuo traffico tra il West Riding della Contea di York e Londra. Tosto dopo la Restaurazione, questa gravezza richiam a s l'attenzione del Parlamento; e pass una legge, - una delle tante concernenti simile subietto, - che imponeva un lieve pedaggio sui viaggiatori e sulle robe, a fine di tenere in buona condizione alcune parti di questa importante strada(188). Tale innovazione, nondimeno, eccit molti clamori; e le altre grandi vie che conducevano alla capitale, rimasero lungo tempo dopo sotto il vecchio sistema. In fine segu un cangiamento, ma non senza gravi difficolt. Imperocch le tasse ingiuste ed assurde alle quali gli uomini sono assuefatti, spesso si sopportano assai meglio che le imposte pi ragionevoli novellamente decretate. E' non fu se non dopo che molte sbarre di pedaggio furono violentemente abbattute, e le milizie in molti distretti costrette ad intervenire contro il popolo, e non poco sangue fu sparso, che pot introdursi un buon sistema(189). A lenti passi la ragione vinse il pregiudizio; ed oggimai l'isola nostra per ogni verso  traversata da circa trenta mila miglia di strade regie.
Per le migliori strade, nel tempo di Carlo Secondo, le cose pesanti generalmente erano da luogo a luogo traportate sopra vagoni da viaggio. Sui pagliericci di cotesti veicoli adagiavasi una folla di viandanti, che non avessero mezzi di andare in carrozza o a cavallo, e ai quali la infermit o il peso de' loro bagagli impedisse di camminare a piedi. Enorme era la spesa. per trasportare in tal modo le robe pesanti. Da Londra a Birmingham, pagavasi sette lire sterline per ogni tonnellata(190): lo che equivaleva a quindici soldi la tonnellata per miglio; pi del terzo di quel che poscia costava il trasporto per le strade regie, e quindici volte pi di quello che oggi si spende per le vie ferrate. Il costo del trasporto per molti generi d'uso comune, equivaleva ad una tassa proibitiva. In ispecie il carbone non vedevasi altrove che nei distretti ai quali poteva essere trasportato per mare; e diffatti, comunemente chiamavasi nel mezzod dell'Inghilterra, carbone di mare.
Nelle strade minori, e generalmente per le contrade settentrionali di York e per le occidentali di Exeter, il trasporto eseguivasi da lunghi traini di cavalli da basto. Questi vigorosi e pazienti animali, la cui razza oggid  estinta, erano condotti da una genia d'uomini, che parrebbero molto somiglievoli ai mulattieri di Spagna. Un viandante d'umile condizione spesso trovava conveniente eseguire un viaggio, montato sul basto d'un cavallo tra due ceste o fagotti, sotto la cura di cotali robuste guide. Lieve era la spesa di siffatto modo d'andare: ma la caravana muovevasi con la lentezza de' pedoni; e in tempo di verno, il freddo sovente riusciva insoffribile(191).
I ricchi per lo pi viaggiavano nelle loro carrozze, tirate almeno da quattro cavalli. Il faceto poeta Cotton si prov di andare da Londra al Peak con un solo paio; ma giunto a Saint Albans, trovando il viaggio insopportabilmente noioso, cangi pensiero(192). Un cocchio a sei cavalli non si vede pi al tempo nostro, tranne come apparato di lusso. E per il vedere di frequente rammentare nei vecchi libri quella specie d'equipaggi, ci potrebbe indurre in errore, attribuendo a magnificenza ci che veramente era lo effetto d'una spiacevole necessit. La gente, nel tempo di Carlo Secondo, viaggiava con sei cavalli, perch con meno, il cocchio correva pericolo di rimanere fitto nella mota. N anche sei cavalli servivano sempre. Vambrugh, nella generazione susseguente, descrisse con molto spirito il modo con che un gentiluomo di provincia, eletto per la prima volta deputato al Parlamento, recavasi a Londra. In tale congiuntura, tutti gli sforzi di sei bestie, due delle quali erano state tolte all'aratro, non potevano salvare il cocchio di famiglia dal rimanere fitto nei pantani.
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37. Carrozze da viaggio.
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Le pubbliche vetture erano state pur allora molto migliorate. Negli anni che susseguirono alla Restaurazione, una diligenza metteva due giorni ad andare da Londra ad Oxford. I passeggieri dormivano a Beaconsfield. Finalmente, nella primavera del 1669, fu tentata una grande e ardimentosa innovazione. Venne annunziato, come un veicolo, che fu chiamato il Cocchio Volante, eseguirebbe l'intero viaggio dal nascere al tramonto del sole. Cotesta ardita impresa venne esaminata e sanzionata dai capi della Universit, e sembra che svegliasse la medesima specie d'interesse che fa nascere ai di nostri l'apertura d'una nuova strada ferrata. Il vice-cancelliere, con un avviso affisso in tutti i luoghi pubblici, prescrisse l'ora e il punto della partenza. L'esito fu assai prospero. Alle ore sei della mattina, la vettura si mosse dall'antica facciata del Collegio d'Ognissanti; ed alle sette della sera, gli avventurosi gentiluomini, che primi eransi esposti al pericolo, giunsero sani e salvi alla loro locanda in Londra(193). La universit di Cambridge si mosse ad emulare la sorella; e subito fu messa su una diligenza, la quale in una giornata da quivi trasportava i passeggieri alla capitale. Alla fine del regno di Carlo Secondo, simiglianti velociferi andavano tre volte la settimana da Londra alle citt principali. Ma non sembra che alcuna carrozza, o alcun vagone da viaggio a tramontana andasse oltre York, e ad occidente oltre Exeter. L'ordinario spazio che un velocifero percorreva in un giorno, era di circa cinquanta miglia in estate; ma in inverno, essendo i giorni cattivi e le notti lunghe, ne faceva poco pi di trenta. La vettura di Chester, e quella di York e di Exeter, generalmente giungevano a Londra in quattro giorni nella bella stagione, ma nel Natale non prima del sesto giorno. I passeggieri, ch'erano sei di numero, stavano assisi dentro la carrozza; imperocch erano cos spessi gli accidenti, che sarebbe stato estremamente pericoloso lo starsi in cima al legno. La spesa ordinaria in estate era di circa due soldi e mezzo per miglio, e un poco pi in tempo di verno(194).
Questo modo di viaggiare, che dagli odierni Inglesi verrebbe giudicato insoffribilmente lento, sembrava agli antenati nostri maravigliosamente e non senza paura rapido. In una opera pubblicata pochi mesi avanti la morte di Carlo Secondo, i velociferi vengono esaltati come superiori ad ogni qualunque simigliante veicolo conosciuto nel mondo. La rapidit loro  subietto di singolar lode, e posta vittoriosamente in contrasto col lento andare delle vetture postali del continente. Ma a simiglianti lodi mescolavansi voci di lamento e d'invettiva. Gl'interessi di numerose classi d'uomini avevano patito danno per la istituzione di coteste nuove vetture; e, come sempre, molti per semplice, stupidit o ostinatezza inchinavano a gridare contro la innovazione, solo perch era tale. Allegavasi con veemenza che cotesto modo di trasporto sarebbe tornato fatale alle nostre razze di cavalli e alla nobile arte del maneggio; che il Tamigi, il quale da lungo tempo aveva nutriti tanti marinai, non sarebbe stato il precipuo luogo di passaggio da Londra su a Windsor, e gi a Gravesend; che i sellai e gli speronai sarebbero rimasti rovinati a centinaia; che innumerevoli locande, nelle quali solevano fermarsi i viaggiatori a cavallo, sarebbero state abbandonate e non avrebbero pi pagata pigione; che i nuovi carriaggi erano troppo caldi d'estate, e troppo freddi di verno; che i passeggieri venivano gravemente infastiditi dai malati e dai piangenti bambini; che il cocchio talvolta perveniva s tardi alla locanda, che era impossibile trovare da cena, e talvolta partiva cos presto, da non potere trovar da colazione. Per tali ragioni, esortavano seriamente a non permettere a nessuna vettura pubblica di avere pi di quattro cavalli, di partire pi d'una volta la settimana, e di fare pi di trenta miglia per giorno. Speravano che ove si fosse adottato siffatto regolamento, tutti, salvo gl'infermi e gli zoppi, avrebbero ripreso l'antico modo di viaggiare. Varie compagnie della citt di Londra, varie citt provinciali, e i giudici di varie Contee presentavano petizioni che contenevano le sopradette idee. Coteste cose ci muovono a riso. E non  impossibile che i nostri posteri, leggendo la storia della opposizione mossa dalla cupidit e dal pregiudicio ai miglioramenti del secolo decimo nono, sorridano anch'essi di noi(195).
Malgrado la riconosciuta utilit de' velociferi, gli uomini sani e vigorosi, e non impediti da molto bagaglio, seguitavano tuttavia il costume di fare a cavallo i viaggi lunghi. Se il viaggiatore voleva andare speditamente a qualche luogo, prendeva i cavalli di posta. Cavalli freschi e nuove guide potevano trovarsi a convenevoli distanze lungo tutte le grandi linee delle strade. La spesa era di tre soldi il miglio per ciascun cavallo, e quattro per la guida. In tal modo, essendo buono il cammino, egli era possibile di viaggiare per un tempo considerevole cos rapidamente, come con qualunque altra specie di trasporto che si conoscesse in Inghilterra fino a che ai veicoli venne applicato il vapore. Non eranvi per anche carrozze da posta; n coloro che viaggiavano nelle loro proprie, trovavano ordinariamente da mutare i cavalli. Il Re, nondimeno, e i grandi ufficiali dello Stato, potevano farlo. Cos Carlo usualmente andava in un sol giorno da Whitehall a Newmarket; lo che faceva una distanza di circa cinquanta cinque miglia in un paese piano: viaggio che da' suoi sudditi veniva riputato celerissimo. Evelyn comp la medesima gita in compagnia del Lord Tesoriere Clifford. Il cocchio veniva tirato da sei cavalli, che furono cambiati a Bishop Stortford, e poi a Chesterford. Essi giunsero a Newmarket(196) di notte. Siffatto modo d'andare sembra venisse considerato come un lusso convenevole ai soli principi e ai ministri(197).
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38. Ladroni.
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Ma qualunque si fosse il modo di viaggiare, i viandanti, a meno che fossero numerosi e bene armati, correvano non lieve periglio d'essere fermati e saccheggiati. Il ladrone a cavallo, essere che al d d'oggi conosciamo solo da' libri, trovavasi in ogni strada maestra. Gli spazii di terreno deserto, che erano lungo i grandi stradali presso Londra, venivano infestati da questa specie di saccheggiatori. Hounslow Heath, nella grande strada di ponente, e Finchley Common in quella di tramontana, erano forse i pi rinomati di tali luoghi. La scolaresca di Cambridge tremava appressandosi, anche di pieno giorno, a Epping Forest; i marinai che pur allora erano stati pagati a Chatham, spesso erano costretti a consegnare le loro borse presso Gadshill, luogo celebrato, circa cento anni avanti, dal grandissimo dei poeti, come scena delle ruberie di Poins e Falstaff. E' sembra che l'autorit pubblica spesso non trovasse modo da condursi rispetto a codesti predoni. Ora leggevasi nella gazzetta l'annunzio, che parecchi individui(198) fortemente sospettati d'essere ladroni, ma contro i quali non v'erano bastevoli prove, verrebbero pubblicamente esposti in abito da cavalcare a Newgate; verrebbero anche messi in mostra i loro cavalli: per ci, tutti i gentiluomini ch'erano stati derubati, venivano invitati a vedere questa singolarissima esposizione. Ora offerivasi pubblicamente la grazia ad un ladro, ove avesse voluto restituire alcuni diamanti d'immenso valore, da lui rapiti, allorch aveva fermata la valigia postale di Harwich. Breve tempo dopo, comparve un altro proclama, onde avvertire i locandieri, che l'occhio del Governo vegliava sopra essi. La loro criminosa connivenza, dicevasi in quell'avviso, agevolava ai banditi il modo d'infestare impunemente le strade. Che tali sospetti non fossero privi di fondamento, si argomenta dalle parole che sul letto di morte dissero alcuni ladroni pentiti di quel tempo, dalle quali e' pare ch'essi ricevessero dai locandieri servigi somiglievoli molto a quelli che il Bonifacio di Farquhar rendeva a Gibett(199).
Perch un ladrone potesse prosperamente, e anche con sicurt, esercitare il proprio mestiere, era necessario ch'egli fosse un destro cavalcatore, e che l'aspetto e i modi suoi fossero tali da convenire al padrone d'un bel cavallo. Egli quindi teneva una posizione aristocratica nella comunit de' ladri, mostravasi alle botteghe da caff e alle case da giuoco pi in voga, e scommetteva alle corse coi gentiluomini(200). E veramente, talvolta apparteneva a qualche buona famiglia ed era bene educato. E per annettevasi, e forse ancora s'annette, un interesse romanzesco ai nomi di questa classe di predoni. Il volgo con facilit prestava fede alle storielle della ferocia ed ardimento, degli atti di generosit e di buon indole, degli amori, degli scampi miracolosi; degli sforzi disperati, del maschio contegno loro innanzi ai tribunali e sul patibolo. Diffatti, raccontavasi di Guglielmo Nevison, il gran ladrone della Contea di York, com'egli imponesse un tributo d'una quarta parte ai conduttori di bestiame delle contrade settentrionali, mentre non solamente non recava loro alcun male, ma gli proteggeva contro gli altri ladri; come egli chiedesse con cortesissimi modi le borse; come desse profusamente ai poveri ci che aveva tolto ai ricchi; come gli fosse una volta perdonata la vita dalla clemenza del Re, e come ripigliasse di nuovo l'antico mestiere, e alla perfine morisse nel 1685 in York sulla forca(201). Similmente narravasi, come Claudio Duval, paggio francese del Duca di Richmond, gettatosi sul gran cammino, si facesse capo d'una formidabile banda, ed avesse l'onore di essere nominato primo in un proclama regio contro que' rinomati facinorosi; come a capo della sua masnada egli fermasse il cocchio d'una dama, nel quale trov un bottino di quattrocento lire sterline; come ne prendesse sole cento, e lasciasse alla bella signora il rimanente, a patto ch'ella ballasse un poco con lui sul prato; come, con la sua vivace galanteria, rapisse i cuori di tutte le donne; come, per la destrezza con che maneggiava la spada e la pistola, diventasse il terrore degli uomini; come finalmente, nel 1670, venisse preso mentre giaceva avvinazzato; come le dame d'alto grado andassero a visitarlo in carcere, e con le lagrime intercedessero per salvargli la vita; come il Re fosse disposto a perdonargli, se non era l'intervento del giudice Morton, terrore de' ladroni, il quale minacci di rinunciare all'ufficio ove non si fosse rigorosamente eseguita la legge; e come, dopo la decapitazione, il suo cadavere fosse esposto con tutta la pompa di blasoni, ceri e parati bruni, e piagnoni, finch il medesimo crudo giudice che aveva impedito il Re di far grazia, mand ufficiali a disturbare l'esequie(202). A questi aneddoti senza dubbio sono mescolate molte favole, ma non perci sono indegni di ricordanza; imperocch egli  fatto autentico ed importante, che simili racconti, veri o falsi, venivano ascoltati con ardore e buona fede dai nostri antenati.
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39. Locande.
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Tutti i diversi pericoli onde era circuito il viaggiatore, venivano grandemente accresciuti dalle tenebre. Era, quindi, comunemente sollecito di avere per tutta la notte un asilo, che non era difficile ottenere. Le locande d'Inghilterra, fino da tempi antichissimi, hanno goduto rinomanza. Il nostro primo grande poeta ha descritto i comodi che esse nel secolo decimoquarto offrivano ai pellegrini. Ventinove persone, coi loro cavalli, trovarono ricovero nelle spaziose camere e stalle del Tabard in Southwark. I cibi erano de' migliori che si potessero trovare, e i vini tali da indurre la brigata a beverne copiosamente. Duecento anni dopo, regnante Elisabetta, Guglielmo Harrison descrisse vivamente l'abbondanza e i comodi de' grandi alberghi. Il continente d'Europa, egli diceva, non ha nulla di simile a quelli. Ve n'erano alcuni, in cui due o trecento persone con le cavalcature loro, potevano essere alloggiate e nutrite senza veruna difficolt. I letti, le tappezzerie, e soprattutto l'abbondanza di netta e squisita biancheria, erano subietto di meraviglia. Spesso sopra le mense vedevansi argenterie di gran prezzo: anzi, v'erano arnesi che costavano trenta o quaranta sterline. Nel secolo decimosettimo, in Inghilterra era gran copia di buone locande d'ogni specie. Il viandante talvolta in un piccolo villaggio smontava ad un albergo simile a quello descritto da Walton, dove il pavimento di mattoni era bene spazzato, le pareti ornate di canzoni, le lenzuola mandavano odore d'acqua di lavanda, e dove un buon fuoco, un bicchiere di squisita birra e un piatto di trote pescate del vicino ruscello, potevano aversi con poca spesa. Negli alberghi maggiori trovavansi letti con parati di seta, eccellente cucina, e vino di Bordeaux uguale al migliore che si bevesse in Londra(203). Soggiungevasi anche, che i locandieri non fossero simili agli altri del loro mestiere. Nel continente, il proprietario era il tiranno di coloro che varcavano la soglia del suo albergo. In Inghilterra era un servitore. Giammai un Inglese trovavasi come in casa sua altrove, pi che nella sua locanda. Anco gli uomini ricchi che in casa propria avrebbero potuto godere d'ogni lusso, spesso avevano il costume di passare le sere nella sala di qualche vicina casa da divertimento. E' pare che pensassero, la libert e i comodi non potersi cos bene godere altrove. Tale costumanza continu per molte generazioni ad essere una peculiarit nazionale. Lo allegro e libero stare nelle locande, diede per lungo tempo materia ai nostri scrittori di drammi e di novelle. Johnson(204) afferm che la seggiola d'una taverna era il trono della felicit umana; e Shenstone gentilmente lament, come nessun tetto privato, per quanto amichevole, desse quanto quello d'una locanda al passeggiero con tanta cordialit il benvenuto.
Molti comodi che nel secolo diciassettesimo erano sconosciuti in Hampton Court e in Whitehall, posson trovarsi ne' nostri moderni alberghi. Nondimeno, nell'insieme, egli  certo che il miglioramento delle case di pubblico divertimento non  in nessun modo andato di pari passo col miglioramento delle nostre strade, e de' mezzi di trasporto. N ci deve sembrare strano: poich  cosa manifesta che, supponendo uguali tutte le altre circostanze, le locande saranno migliori l dove i mezzi di locomozione son pessimi. Pi celere  il modo di viaggiare, meno importante diviene al viaggiatore la esistenza di numerosi e piacevoli luoghi di riposo. Cento sessanta anni fa, un uomo che da una Contea rimota si fosse recato alla metropoli, generalmente aveva mestieri di desinare dodici o quindici volte, e riposare cinque o sei notti durante il viaggio. Se era ricco, aspettavasi che nei pranzi e negli alloggi fosse propriet ed anche lusso. Oggimai la luce d'un sol giorno di verno ci basta per volare da York o da Exeter fino a Londra. Il viaggiatore perci rade volte interrompe il proprio viaggio per mero bisogno di riposo o di cibo: quindi  che molti buoni alberghi trovinsi in estremo decadimento. In breve tempo non ve ne sar pi n anche uno, tranne ne' luoghi dove  verosimile che gli stranieri siano astretti a fermarsi per cagione di faccende o di piacere.
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40. L'Ufficio Postale.
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Il modo onde le lettere erano trasmesse da un luogo distante ad un altro, parrebbe oggid degno di scherno: nulladimeno, esso era tale da muovere l'ammirazione e la invidia delle pi culte nazioni dell'antichit, o de' contemporanei di Raleigh e di Cecil. Uno stabilimento rozzo ed imperfetto di poste pel trasporto delle lettere, era stato messo su da Carlo Primo, e distrutto dalla guerra civile. Sotto la Repubblica quel disegno venne ripreso. Dopo la Restaurazione, i proventi dell'ufficio postale, sottratte le spese, furono assegnati al Duca di York. Nella maggior parte delle strade, le valigie partivano ed arrivavano ciascun giorno alternativamente. In Cornwall, nei paduli della Contea di Lincoln, e fra i colli e i laghi di Cumberland, le lettere ricevevansi una volta la settimana. Nel tempo che il Re viaggiava, dalla capitale spedivasi giornalmente un corriere al luogo dove la Corte intendeva fermarsi. Eranvi parimente quotidiane comunicazioni tra Londra e Downs; e il medesimo privilegio talvolta estendevasi a Tunbridge Wells e a Bath, nella stagione in cui que' luoghi erano popolati di signori. I bagagli venivano trasportati sui cavalli, che camminando di notte e di giorno, facevano cinque miglia l'ora(205).
La entrata di tale stabilimento non ricavavasi soltanto dal trasporto delle lettere. L'ufficio postale aveva diritto di apprestare i cavalli da posta; e considerando la sollecitudine con che era condotto cotesto monopolio, possiamo concludere che fosse proficuo(206). Se per un viaggiatore avesse atteso mezz'ora senza che gli venissero apprestati i cavalli, poteva procurarseli dove e come meglio gli fosse piaciuto.
Agevolare la corrispondenza tra una parte e l'altra della citt di Londra, non era in origine lo scopo dell'ufficio postale. Ma nel regno di Carlo Secondo, un cittadino intraprendente, di nome Guglielmo Dockwrey, istitu con grande spesa una posta d'un soldo, la quale trasportava lettere e fagotti sei o otto volte per giorno nelle strade popolate e piene di faccende presso la Borsa, e quattro volte per giorno fuori la citt. Cotesto miglioramento, secondo il costume, fu vigorosamente avversato. I facchini dolevansi del detrimento che ne pativano, e stracciavano i cartelli che ne davano annunzio al pubblico. Il commovimento cagionato dalla morte di Godfrey, e dalla scoperta delle scritture di Coleman, in allora era sommo. E per levossi alto il grido, che la posta d'un soldo fosse un disegno de' papisti. Affermavasi che il gran Dottore Oates aveva sospetto come i Gesuiti vi fossero mescolati, e come bastasse esaminare i fagotti per trovarvi i vestigi del tradimento(207). Nonostante, s grande e manifesta era la utilit della impresa, che ogni opposizione torn priva d'effetto. Appena fu chiaro che era lucrosa, il Duca di York ne mosse querele come d'un'infrazione del suo monopolio, e i tribunali sentenziarono in suo favore(208).
La entrata dell'ufficio postale, fin da principio, venne sempre aumentando. L'anno in cui segu la Restaurazione, un Comitato della Camera de' Comuni, dopo rigorosa indagine, ne aveva estimato il ricavato netto a circa venti mila lire sterline.
Alla fine del regno di Carlo Secondo, la entrata netta sommava a poco meno di cinquanta mila sterline; somma che in allora fu considerata stupenda. La entrata lorda ascendeva a circa settanta mila sterline. La spesa per la spedizione d'una sola lettera era due soldi per ogni ottanta miglia, e tre soldi per una distanza maggiore; ma aumentava in proporzione del peso del piego(209). Ai d nostri, una lettera semplice si spedisce per un soldo ai confini della Scozia e della Irlanda; e il monopolio de' cavalli da posta non esiste pi da lungo tempo. Nondimeno, l'entrata lorda ascende annualmente a pi d'un milione e ottocento mila lire sterline, e la netta a settecento e pi mila. Non si potrebbe, quindi, dubitare che il numero delle lettere le quali oggid si spediscono per posta,  settanta volte maggiore di quello che se ne spediva nel tempo in cui Giacomo Secondo ascese al trono.
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41. Gazzette.
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Nessuna parte del carico che le vecchie valigie trasportavano, era pi importante delle lettere contenenti notizie. Nel 1685 non esisteva n poteva esistere alcuna cosa di simile al giornale quotidiano di Londra de' nostri giorni; non essendovi n il danaro n l'arte a ci fare bisognevoli. Mancava, inoltre, la libert; mancanza fatale quanto quella del danaro e dell'arte. Vero  che in quel tempo la stampa non era soggetta ad una generale censura. La legge di licenza, che era stata fatta poco dopo la Restaurazione, era spirata nel 1679. A chiunque era concesso di stampare, a proprio rischio, una storia, un sermone o un poema, senza approvazione di alcun pubblico ufficiale; ma i giudici concordemente opinavano che siffatta libert non si estendesse alle Gazzette, e che, per virt del diritto comune dell'Inghilterra, nessuno senza regia licenza avesse potest di pubblicare notizie politiche(210). Finch il partito Whig fu formidabile, il Governo reput utile di quando in quando chiudere gli occhi alla violazione di cotesta regola. Mentre ferveva la gran lotta della Legge d'Esclusione, molti giornali lasciaronsi stampare; cio le Notizie Protestanti, Notizie correnti, Notizie domestiche, le Nuove Vere, il Mercurio di Londra(211). Nessuno di questi giornali pubblicavasi pi di due volte la settimana; nessuno aveva formato maggiore d'un piccolo foglio. La materia che in ciascuno di essi contenevasi nello spazio d'un anno, non era maggiore di quella che spesso si trova in due soli numeri del Times. Dopo la sconfitta de' Whig, il Re non si vide pi astretto ad essere indulgente nell'usare quella che, secondo la sentenza de' giudici, era sua prerogativa. Verso la fine del suo regno, nessun giornale poteva stamparsi senza la regia licenza; la quale era stata esclusivamente accordata alla Gazzetta di Londra. Questa vedeva la luce il luned e il gioved d'ogni settimana, e generalmente conteneva un proclama reale, due o tre indirizzi di Tory, l'annunzio di due o tre promozioni, la relazione d'una scaramuccia tra le truppe imperiali e i Giannizzeri lungo il Danubio, la descrizione d'un ladrone, l'annunzio d'un gran combattimento di galli fra due persone d'onore, e la notizia d'un premio da darsi a chi avesse trovato un cane smarrito. Tutte queste cose contenevansi in due pagine di modico formato. Le comunicazioni concernenti soggetti di gravissimo momento, facevansi in istile secco e di mera forma. Alcuna volta, trovandosi il Governo inchinevole a satisfare la curiosit pubblica rispetto a qualche importante negozio, facevasi un supplemento a stampa distinta, che conteneva pi minuti particolari di quelli che si trovassero nella Gazzetta: ma n questa, n il supplemento stampato per ordine del Governo, rivelavano se non le cose che la Corte avesse trovato convenevole pubblicare. Le discussioni parlamentari, i processi di Stato di maggiore importanza, de' quali faccia ricordo la nostra storia, erano passati sotto profondo silenzio(212). Nella metropoli, le botteghe da caff in qualche modo tenevano luogo di giornali. Ivi i cittadini affollavansi come gli antichi Ateniesi al mercato, per sapere che cosa ci fosse di nuovo. Ivi potevasi sapere con quanta brutalit fosse stato trattato un Whig il giorno precedente in Westminster Hall; quali orribili racconti facessero le lettere d'Edimburgo intorno alle torture inflitte ai Convenzionisti; quali enormi inganni avesse fatto l'ammiragliato alla Corona nello approvvigionare la flotta; e quali gravi accuse il Lord del Sigillo Privato avesse intentate contro la Tesoreria per la imposta sui fuochi.
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42. Lettere.
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Ma coloro che vivevano assai discosti dal gran teatro delle contese politiche, potevano soltanto per mezzo delle lettere aver notizia di ci che ivi accadeva. Formare tali lettere era diventato un mestiere in Londra, come  ai d nostri fra i naturali dell'India. Lo scrittore di nuove girovagava di Caff in Caff, raccogliendo le dicerie; penetrava in Old Bailey(213) a udirvi le discussioni, tutte le volte che c'era un processo interessante; anzi otteneva forse accesso alla galleria di Whitehall, e riferiva il contegno del Re e del duca. In tal guisa raccoglieva notizie per le epistole settimanali, destinate a istruire qualche citt di Contea, o qualche banco di magistrali rurali. Erano queste le fonti da cui gli abitatori delle pi grosse citt di provincia, e i gentiluomini e il clero, imparavano quasi tutto ci che sapessero della storia de' tempi loro. E' d'uopo supporre che in Cambridge vi fossero altrettante persone curiose di sapere ci che accadeva nel mondo, quante ve n'erano in ogni altro luogo del Regno, fuori di Londra. Nulladimeno, in Cambridge, per gran parte del regno di Carlo Secondo, i Dottori di legge e i Maestri delle Arti non avevano altro mezzo regolare di sapere le nuove, tranne la Gazzetta di Londra. Infine giovaronsi de' servigi d'uno de' raccoglitori di notizie nella metropoli. E fu giorno memorabile quello in cui comparve sulla tavola della sola bottega da caff che fosse in Cambridge, la prima lettera di notizie giunta da Londra(214). Nella residenza de' ricchi uomini di provincia, la lettera delle notizie era attesa con impazienza. Dopo arrivata, in una settimana passava per le mani di venti famiglie. Forniva agli scudieri del vicinato materia di chiacchiere per le ferie d'Ottobre, ed era ai rettori subietto di virulenti sermoni contro i Whig o i papisti. Molti di cotesti curiosi giornali potrebbero certo trovarsi, diligentemente frugando negli archivi delle vecchie famiglie. Alcuni se ne trovano nelle nostre biblioteche pubbliche; ed una serie, che forma la parte non meno pregevole de' tesori letterarii raccolti da Sir Giacomo Mackintosh, verr a suo luogo citata nel corso di questa opera(215).
Non  d'uopo rammentare come in allora non ci fossero giornali di provincia. Difatti, tranne nella metropoli e nelle due universit, forse non v'era un solo tipografo in tutto il reame. E' sembra che la sola stamperia la quale esistesse in Inghilterra nelle contrade settentrionali oltre il Trent, fosse in York(216).
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43. L'Osservatore.
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Non era solo per mezzo della Gazzetta di Londra che il Governo imprendesse ad apprestare al popolo istruzione delle cose politiche. Quel giornale conteneva secchi articoli di notizie senza commenti. Un altro, pubblicato sotto il patronato della Corte, conteneva commenti senza notizie. Chiamavasi l'Osservatore, e lo compilava un vecchio articolista Tory, di nome Ruggiero Lestrange. Costui non difettava di speditezza e di sottile ingegno; e la sua locuzione, comecch fosse grossolana e sfigurata da un gergo basso e verboso, che allora nel domestico focolare(217) e nella taverna estimavasi spiritoso, non era privo di acume e vigore. Ma l'indole sua, feroce ed ignobile a un tempo, mostravasi in ogni tratto che gli uscisse dalla penna. Allorquando comparvero i primi numeri dell'Osservatore, l'acrimonia dello scrittore non era affatto indegna di scusa; imperocch, essendo potenti i Whig, gli toccava lottare contro numerosi avversarii, la cui violenza scevra di scrupoli sembrava giustificare le rappresaglie. Ma nel 1685 ogni opposizione era stata vinta. Uno spirito generoso avrebbe abborrito dall'insultare un partito che non poteva rispondere, e dall'aggravare la miseria de' prigioni, degli esuli e delle famiglie spogliate; ma alla malignit di Lestrange non era sacro n il sepolcro n il tetto della famiglia. Nell'ultimo mese del regno di Carlo Secondo, Guglielmo Jenkyn, vecchio e illustre pastore dissenziente, il quale aveva patita crudele persecuzione, non per altro delitto che per quello di adorare Dio secondo l'usanza comunemente seguita in tutta l'Europa protestante, mor per le sevizie e le privazioni sofferte in Newgate. Lo scoppio della simpatia popolare non pot frenarsi. Il suo cadavere fu accompagnato alla tomba da un corteo di cento cinquanta carrozze. La tristezza era dipinta anche in volto ai cortigiani. Perfino lo spensierato Carlo mostr segni di dolore. Il solo Lestrange sciorin un cicaleccio di feroce esultanza, schern la debolezza dei Barcamenanti(218), che mostravano commiserazione; scrisse che il blasfemo, vecchio impostore, aveva ricevuta la meritata pena; e fece voto di guerreggiare non solo fino a morte, ma dopo morte contro tutti i Santi e martiri ridicoli(219). Tale era lo spirito del giornale che in que' tempi era l'oracolo del partito Tory, ed in ispecie del clero delle parrocchie.
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44. Scarsit di libri ne' luoghi di provincia.
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Tanta letteratura, quanta poteva trasportarsi nella valigia postale, formava allora gran parte del nutrimento intellettuale per i teologi e i giudici di provincia. La difficolt e la spesa di trasmettere di luogo in luogo grossi fagotti erano cos grandi, che un'opera voluminosa metteva pi tempo ad andare da Paternoster Row alle Contee di Devon o di Lancaster, che oggid non impiega ad arrivare a Kentucky. Quanto pochi libri, anche i pi necessarii agli studi teologici, possedesse un parroco rurale,  stato gi notato. Le case de' gentiluomini non ne erano meglio provvedute. Pochi cavalieri della Contea avevano biblioteche che si potessero agguagliare a quelle che ora comunemente si trovano nel salotto d'un servitore, o nella retrostanza del padrone d'una piccola bottega. Uno scudiere veniva riputato dai suoi vicini per un gran dotto, se l'Hudibras, o la Cronaca di Barber, o gli Scherzi di Tarlton, o i Sette Campioni della Cristianit, trovavansi nella sua sala fra mezzo alle canne da pescare, agli arnesi da caccia. In allora, n anche nella capitale esistevano biblioteche circolanti; ma nella capitale, quegli studenti che non potevano molto spendere, avevano un compenso. Le botteghe de' grandi librai presso il Cimitero di San Paolo, erano quotidianamente e per tutta la giornata affollate di lettori; e ad ogni avventore conosciuto, spesso era concesso di portarsi a casa qualche volume. In provincia non esisteva siffatta comodit; e ciascuno era costretto a comprare i libri che avesse voluto leggere(220).
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45. Educazione delle donne.
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La provvisione letteraria della madre e delle figlie del possidente di provincia, generalmente consisteva nel libro delle preghiere e in quello de' conti. E a dir vero, perdevano poco a vivere nel ritiro campestre; poich anche nelle classi pi alte, e in quelle condizioni che apprestavano le maggiori agevolezze alla cultura dello intelletto, le donne inglesi di quell'et erano peggio educate di quello che siano state in qualunque altro tempo dopo il risorgimento delle lettere. In un'epoca anteriore studiavano i capolavori degli antichi. Al d d'oggi rade volte si danno seriamente allo studio delle lingue morte; ma conoscono familiarmente la lingua di Pascal e di Molire, quella di Dante e di Tasso, quella di Goethe e di Schiller; n vi  stile pi puro o pi grazioso di quello con che le donne bene educate parlino e scrivano. Ma negli ultimi anni del diciassettesimo secolo, la cultura della mente nelle donne era quasi affatto negletta. Se una donzella aveva la pi lieve tintura letteraria, veniva stimata un prodigio. Le donne d'alto lignaggio, di squisita educazione e fornite di spirito naturale, non sapevano scrivere, un rigo nella loro lingua materna senza solecismi ed errori d'ortografia, quali oggi si vergognerebbe di commettere una fanciulla cresciuta negli asili di carit(221).
La ragione di ci potrebbe agevolmente trovarsi. Una licenza stravagante, effetto naturale della stravagante austerit, era venuta in voga; e la licenza aveva prodotto il suo naturale effetto, vale a dire la degradazione morale e intellettuale delle donne. Nacque il costume di rendere rozzi ed impudenti omaggi alla belt della persona; ma l'ammirazione e il desio che esse ispiravano, di rado era accompagnato dal rispetto, dall'affezione, o da qualsivoglia altro sentimento cavalleresco. Que' pregi che le rendono atte ad essere compagne, consigliere e fide amiche, ripugnavano, anzich piacere, ai libertini di Whitehall. In quella Corte, una dama che si fosse vestita in modo da non ascondere la bianchezza del petto, che avesse lanciato sguardi espressivi, danzato con volutt, risposto con impertinenza, che non avesse sentita vergogna a far baccano coi ciamberlani e coi capitani delle guardie, a cantare con maligna espressione versi maligni, o accomodare i vestiti d'un paggio per qualche scherzo, aveva maggior probabilit di trovare ammiratori e seguaci, d'essere pi onorata nel regio favore, di ottenere un ricco e nobile marito, che non avrebbero avuta Giovanna Grey o Lucia Hutchinson(222). In tal guisa, la misura delle qualit della donna era necessariamente, bassa; ed era pi pericoloso lo starsi sopra che sotto siffatta misura. La ignoranza o la frivolezza estrema venivano in una dama estimate meno inconvenevoli d'una lieve tintura di pedanteria. Delle troppo celebri donne i cui volti si ammirano adesso nelle pareti di Hampton Court, poche avevano costume di leggere altro di serio fuorch gli acrostici, le satire, e le traduzioni della Clelia e del Ciro il Grande.
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46. Cultura letteraria de' Gentiluomini.
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E' sembra che la erudizione letteraria anche de' gentiluomini di quel tempo, fosse meno solida e profonda di quella che avanti o dopo quella et possedessero. Lo studio delle lettere greche, per lo meno, non fioriva tra noi ai tempi di Carlo Secondo, come aveva fiorito innanzi la guerra civile, o come fior dopo la Rivoluzione. Non  dubbio che vi fossero uomini dotti, ai quali era famigliare tutta la greca letteratura da Omero sino a Fozio; ma trovavansi quasi esclusivamente fra il clero delle universit, ed anche quivi erano pochi e non pienamente apprezzati. In Cambridge non si riputava punto necessario che un teologo fosse in condizione di leggere il vangelo nella lingua originale(223). N la faccenda procedeva altrimenti in Oxford. Allorquando, regnante Guglielmo Terzo, Christ Church alzossi unanime a difendere l'autenticit delle Lettere di Falaride, quel gran collegio, in allora considerato come sede principale della filosofia in tutto il Regno, non pot far mostra del corredo di greco che adesso possiedono non pochi giovani in ogni grande scuola pubblica. Potrebbe di leggeri supporsi che una lingua morta, trascurata nelle universit, non venisse molto studiata dagli uomini del mondo. In una et posteriore, la poesia e la eloquenza della Grecia formarono il diletto di Pitt e di Fox, di Windham e di Grenville. Ma negli ultimi anni del secolo decimosettimo, non era in Inghilterra un solo eminente uomo di Stato, che potesse gustare una pagina di Sofocle o di Platone.
I cultori del latino erano in maggior numero. La lingua di Roma, a vero dire, non aveva onninamente perduto il carattere imperiale, e continuava tuttavia in molte parti d'Europa ad essere quasi indispensabile ai viaggiatori, o agl'inviati a negoziar trattati politici. Parlarla bene, quindi, era un pregio assai pi comune che non  ai tempi nostri; e n Oxford n Cambridge difettavano di poeti, i quali nelle grandi occasioni, potessero deporre ai piedi del trono felici imitazioni dei versi con cui Virgilio ed Ovidio avevano celebrata la grandezza d'Augusto.
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47. Influenza della letteratura francese.
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Non ostante, anche la lingua latina cedeva il posto ad una rivale pi giovane. La Francia godeva in quel tempo quasi ogni specie di predominio. La sua gloria militare era pervenuta alla maggiore altezza; perocch le armi francesi avevano vinte quelle di molti altri popoli insieme collegati. Essa aveva dettato trattati, soggiogate grandi citt e provincie, costretto l'orgoglio castigliano a cederle la precedenza, imposto ai principi italiani di prostrarsi ai suoi piedi. L'autorit sua era suprema in ogni ramo di vivere civile, dal duello fino al minuetto. Essa insegnava in che modo dovesse esser fatto il vestito, quanto lunga la parrucca, se i tacchi avessero ad essere alti o bassi, o se largo o stretto il nastro del cappello d'un gentiluomo. In letteratura dettava legge al mondo: la fama de' suoi grandi scrittori riempiva l'Europa. Nessun altro paese poteva gloriarsi d'un poeta tragico pari a Racine, d'un poeta comico pari a Molire, d'un favolista gajo come la Fontaine, d'un oratore che avesse il magistero di Bossuet. La gloria letteraria d'Italia e di Spagna era tramontata; quella di Germania non era ancor sorta. Per la qual cosa, il genio degl'incliti uomini che adornavano Parigi, splendeva d'una luce che era resa maggiore dal contrasto. E veramente, la Francia in quel tempo esercitava tale un predominio sopra l'umanit, cui n anche i Romani pervennero mai. Imperciocch, mentre Roma era regina del mondo, nelle arti e nelle lettere era l'umile discepola della Grecia. La Francia aveva sopra le circostanti nazioni ad un'ora la supremazia che Roma ebbe sopra la Grecia, e quella che la Grecia ebbe sopra Roma. La lingua francese andava facendosi l'idioma universale, l'idioma delle classi culte e della diplomazia. In parecchie Corti, i principi e i nobili lo parlavano con maggior cura e grazia, che non parlassero la propria lingua. Nella nostra isola, questa servilit era minore di quel che fosse nel Continente. L'essere imitatori non annoveravasi n fra le buone n fra le cattive qualit nostre. Nulladimeno, anche in Inghilterra si rendeva omaggio, con poca destrezza, a dir vero, e di mala voglia, alla supremazia letteraria de' nostri vicini. L'armoniosa favella toscana, cotanto famigliare ai gentiluomini ed alle dame della Corte d'Elisabetta, cadde in dispregio. Se un gentiluomo citava Orazio o Terenzio, veniva considerato nelle culte brigate come un pedante vanitoso. Ma imperlare di frasi francesi il discorso, era il migliore argomento che potesse offrirsi del proprio merito(224). Nuove regole di critica, nuovi modelli di stile vennero in voga. L'affettata ingenuit che aveva deformati i versi di Donne, ed era stata una menda in quelli di Cowley, scomparve dalla nostra poesia. La prosa divenne meno maestosa, tessuta con minore artificio, e meno armonica che non era quella de' precedenti tempi; ma pi lucida, pi facile e meglio adatta alla controversia ed alla narrazione. In tali mutamenti  impossibile non riconoscere la influenza de' precetti e degli esempii francesi. I grandi maestri della lingua nostra, ne' loro pi dignitosi componimenti, affettavano d'usare vocaboli francesi, l dove era agevole trovarne inglesi egualmente significativi ed armoniosi(225); e dalla Francia venne fra noi la tragedia in versi rimati: pianta esotica, che nel nostro suolo langu e tostamente si spense.
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48. Immoralit dell'amena letteratura d'Inghilterra.
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Sarebbe stata buona ventura se i nostri scrittori avessero imitato il decoro, che, tranne pochi esempi, serbavano sempre i loro grandi contemporanei francesi: imperocch la immoralit delle produzioni drammatiche, satiriche e liriche, e delle novelle di quell'et fra noi, ha impressa una profonda macchia nella nostra nazionale rinomanza. E' facile cercare il vero nella sua stessa sorgente. I begli spiriti e i Puritani non erano mai stati amici; non era simpatia nessuna fra coteste due classi, come quelle che guardavano l'intero sistema della vita umana da punti di veduta differenti e sotto differente luce. Ci che per gli uni era serio, per gli altri era obietto di scherzo. I piaceri di questi erano tormenti di quelli. Ai gravi rigoristi, perfino gl'innocenti trastulli dell'infanzia sembravano criminosi. Ai caratteri leggeri e gai, la solennit de' fratelli zelanti forniva copiosa materia di riso. Dalla Riforma fino alla guerra civile, quasi ogni scrittore dotato di senso squisito per il bernesco, erasi talvolta giovato dell'occasione per ischernire i santocchi dai capelli lisci, parlanti col naso e piagnolosi, i quali battezzavano i loro figliuoli secondo il libro di Neemia, gemevano nell'amarezza del loro spirito alla vista di Jack in the Green, e reputavano cosa empia mangiare la zuppa di prugne nel giorno di Natale. Finalmente, giunse il tempo in cui gli schernitori cominciarono a mostrarsi alla lor volta malinconici. I rigidi e male accorti zelanti, dopo d'essere stati obietto di riso per due generazioni, corsero alle armi, vinsero, recaronsi in mano il governo, e con un sorriso austero sulle labbra calpestarono la caterva degli irrisori. Le ferite inflitte dalla malignit gaja e petulante, furono contraccambiate con la cupa ed implacabile malignit, particolare ai bacchettoni, che chiamano virt il proprio rancore. I teatri vennero chiusi, i comici fustigati, la stampa posta sotto la tutela di austeri censori, le muse bandite da Oxford e Cambridge, loro luoghi prediletti. Cowley, Crashaw, Cleveland furono cacciati de' loro uffici. Il giovane aspirante ai gradi universitarii non fu pi obbligato a sapere scrivere epistole e pastorali ad imitazione di Ovidio e di Virgilio, ma veniva rigorosamente interrogato da un sinodo di Supralapsarii(226) intorno al giorno e all'ora in cui egli speriment il nascimento alla nuova vita. Tale sistema era molto proficuo agl'ipocriti. Sotto umile manto ed austere sembianze, s'era tenuta per vari anni nascosta la intensa brama di licenza e di vendetta; brama che alla perfine pot sfogarsi. La Restaurazione emancip migliaia di animi da un giogo diventato intollerabile. Il vecchio conflitto si riaccese, ma con nuovo odio e furore: adesso non era pi lotta da scherno, ma combattimento a morte. Le Teste-Rotonde, da quelli che erano stati da loro perseguitati, non potevano aspettarsi sorte migliore di quella che un crudele custode di schiavi possa aspettarsi dagli schiavi insorti, i quali tuttavia portano i segni del collare e dello staffile.
La pugna tra lo spirito e il puritanismo, tosto divent guerra tra lo spirito e la moralit. L'ostilit, suscitata da una caricatura grottesca della virt, non risparmiava la virt stessa. Le cose che l'uomo appartenente alla classe delle Teste-Rotonde aveva trattate con riverenza, venivano fatte segno allo insulto, e favoreggiate le gi proscritte. E perch quegli era stato scrupoloso rispetto alle inezie, ogni scrupolo era posto in derisione: perch quegli aveva coperti i propri falli con la maschera della bacchettoneria, ciascuno studiavasi di mostrare con cinica impudenza i propri vizi pi scandalosi agli occhi del pubblico: perch quegli aveva punito lo amore illecito con barbara severit, la purit delle vergini e la fedelt delle spose erano considerate come cose da scherno. A quel gergo da santocchi, che era il suo Shibboleth(227), opponevasi un altro gergo non meno assurdo e molto pi odioso. E siccome egli non apriva mai le labbra se non per profferire frasi scritturali, la nuova gena de' begli spiriti ed egregi gentiluomini non aprivano le loro senza vomitare oscenit tali, che oggi farebbero vergognare un facchino, e senza invocare l'Eterno a maledirli, sprofondarli, confonderli, sperderli e dannarli.
Non , dunque, cosa strana che la nostra amena letteratura, quando risorse al risorgere della nostra vecchia politica ecclesiastica e civile, fosse profondamente immorale. Pochi uomini eminenti, che appartenevano ad una et anteriore e migliore, serbaronsi esenti dall'universale contagio. I versi di Waller spiravano tuttavia i sentimenti che avevano animata una generazione pi cavalleresca. Cowley, predistinto come uomo leale e letterato, alzava animosamente la voce contro la immoralit che deturpava le lettere e la lealt. Un poeta di pi potente ingegno meditava, indisturbato dall'osceno tumulto che circondavalo, un canto cos sublime e santo, che non sarebbe stato sconvenevole sulle labbra di quelle Virt eteree, ch'egli contemplava con quell'occhio interno che non pu essere spento da calamit alcuna, gettanti sul pavimento di diaspro le loro corone d'amaranto e d'oro. Il vigoroso e fecondo genio di Butler, se non pot al tutto tenersi libero dalla infezione predominante, contrasse il male in forma pi mite. Ma cotesti erano uomini, gl'intelletti de' quali erano stati educati in un mondo gi passato; e dopo non molto tempo avevano ceduto il luogo a una generazione di pi giovani ingegni; della quale, da Dryden fino a Durfey, era nota caratteristica una licenza cruda, impudente, vanitosa, e ad un tempo priva d'umanit e d'eleganza. La influenza di tali scrittori era, senza verun dubbio, nociva: nonostante, lo sarebbe stata meno se essi fossero stati meno corrotti. Il veleno che amministravano era s forte, che dopo non lungo tempo venne come stomachevole aborrito. Nessuno di loro intendeva l'arte pericolosa di congiungere le immagini di piaceri illegittimi con tutto ci che v'ha di caro e di nobile; nessuno di loro accorgevasi che un certo decoro  essenziale alla volutt stessa, che la veste  pi seducente della nudit, e che la immaginazione pu essere pi potentemente mossa da delicate deduzioni, le quali la spingano ad operare, che dalle grossolane descrizioni che la rendano passiva.
Lo spirito della reazione antipuritana informa quasi tutta l'amena letteratura del regno di Carlo Secondo. Ma la quintessenza di quello spirito  da trovarsi nel dramma comico. I teatri, gi chiusi mentre i fanatici faccendieri dominavano, furono ripopolati di spettatori, ai quali offerivano nuove e pi potenti attrattive. Le decorazioni sceniche e i vestiarii, che adesso si reputerebbero triviali ed assurdi, ma che sarebbero stati stimati incredibilmente magnifici da coloro che ne' primi anni del secolo decimosettimo sedevano sopra le sudice panche del teatro Hope, o sotto il tetto impagliato del Rose, abbagliavano gli occhi della moltitudine. Il fascino del bel sesso accresceva quello dell'arte; e il giovane spettatore mirava con emozioni ignote ai coetanei di Shakespeare e di Johnson, amabilissime donne rappresentare le parti di tenere e gaie eroine. Dal d in cui i teatri furono riaperti, diventarono scuole di vizi: e il male andavasi propagando da s. La immoralit delle rappresentazioni tosto fece allontanare le genti morigerate; mentre le frivole e dissolute che vi rimasero, chiedevano ogni anno stimoli sempre pi forti. Cos gli artisti corrompevano gli spettatori, e gli spettatori gli artisti; finch le turpitudini del dramma divennero tali, da rendere attonito chiunque non si accorga che la estrema rilassatezza  lo effetto naturale della restrizione estrema, e che ad una et d'ipocrisia, secondo la ordinaria vicenda delle cose umane, tiene dietro una et d'impudenza.
Nulla esprime tanto l'indole de' tempi, quanto la cura che si dnno i poeti a porre sulle labbra delle donne i loro versi pi licenziosi. I componimenti dove pi regnava la licenza, erano gli epiloghi, i quali venivano quasi sempre recitati dalle pi favorite attrici; e nulla al depravato uditorio piaceva come il vedere una bella fanciulla, che supponevasi non avere per anche perduto il fiore della innocenza, recitare versi grossolanamente indecenti(228).
Il nostro teatro in que' tempi andava debitore di molti intrecci e caratteri alla Spagna, alla Francia e ai vecchi scrittori inglesi: ma qualunque soggetto i nostri drammaturgi toccassero, lo deturpavano. Nelle loro imitazioni, le case de' robusti ed animosi gentiluomini castigliani immaginate da Calderon, diventavano porcili di vizio, la Viola di Shakespeare una mezzana, il Misantropo di Molire un rapitore di donne, e l'Agnese del medesimo un'adultera. Ogni cosa, per quanto fosse pura o eroica, diveniva corrotta ed ignobile, passando in quegl'ignobili e corrotti cervelli.
Tali erano le condizioni del dramma, il quale, tra le produzioni della amena letteratura, era quella da cui il poeta aveva maggiore probabilit di guadagnare da vivere. La vendita dei libri era cos poca, che un ingegno di grandissima fama poteva sperare una scarsa ricompensa dalla propriet letteraria della miglior produzione. Non vi pu esser esempio pi convincente, della sorte delle Favole di Dryden, che furono l'ultima delle sue opere. Questo volume vide la luce allorquando egli veniva universalmente stimato come il maggiore de' poeti inglesi viventi.
Contiene circa dodici mila versi. La verseggiatura  maravigliosa; pieni di vita i racconti e le descrizioni. Fino ai nostri giorni, Palamone ed Arcita, Cimone ed Ifigenia, Teodoro ed Onoria formano il diletto de' critici e degli scolari. La raccolta contiene anche il Festino d'Alessandro, che  la pi bella ode della nostra lingua. Perch cedesse la propriet letteraria, Dryden ricev duecento cinquanta lire sterline; somma minore di quella con che ai d nostri talvolta sono stati pagati due soli articoli da giornale(229). N sembra che ci fosse un cattivo negozio; imperocch assai lenta fu la vendita del libro, s che non fu necessario farne una seconda edizione, se non dieci anni dopo che il poeta giaceva dentro il sepolcro. Scrivendo per la scena, era possibile avere maggiori guadagni con molto minore fatica. A Southern, un solo dramma frutt settecento lire sterline(230). Otway, dalla mendicit alzossi ad agiatezza temporanea, per il prospero successo del suo Don Carlos(231). Shadwell guadagn cento trenta sterline in una sola rappresentazione dello Scudiero d'Alsazia(232). Per la qual cosa, chiunque aveva mestieri di procacciarsi da vivere col lavoro dell'ingegno, scriveva drammi, quand'anche la natura non gli avesse data attitudine all'arte. Tale fu il caso di Dryden. Come poeta satirico rivaleggia con Giovenale. Nella poesia didascalica, scrivendo con cura e meditazione, avrebbe forse contesa la palma a Lucrezio. Tra i poeti lirici, ove non voglia reputarsi il pi sublime,  il pi brillante ed animato. Ma la natura, che gli era stata di molte altre insigni doti larghissima, gli aveva negato lo ingegno drammatico. Nondimeno, egli consum tutta l'energia de' suoi anni migliori a scrivere drammi. Aveva s retto giudizio da accorgersi che difettava della facolt di dipingere i caratteri per mezzo del dialogo. Ei fece ogni sforzo per nascondere tale difetto, ora con inattesi e piacevoli incidenti, ora con la vigorosa declamazione, talvolta coll'armonia del numero, tal'altra con la licenza bene in accordo col gusto d'una profana e licenziosa platea. Ma non ottenne mai buon successo teatrale, simile a quello onde erano rimeritati i lavori di alcuni scrittori per ingegno a lui di gran lunga inferiori. Stimavasi fortunato qualora un dramma gli fruttava cento ghinee; scarsa rimunerazione, e nulladimeno manifestamente maggiore di quella che avrebbe potuto conseguire impiegando in altro genere di scrivere eguale fatica(233).
La ricompensa che gl'ingegni di quell'et potevano ottenere dal pubblico, era tanto lieve, che trovavansi nella necessit di accrescere le loro entrate levando, dir cos, contribuzioni sopra i grandi. Ciascun signore ricco e di buon cuore veniva con tanta ostinazione e con tante abiette lusinghe importunato dagli scrittori mendichi, che ai tempi nostri parrebbe incredibile. Colui al quale venisse dedicata un'opera, era in debito di ricompensare lo scrittore con una borsa piena d'oro. La somma che fruttava la dedica d'un libro spesso era assai maggiore di quella che ne avrebbe data lo editore per il diritto di stampa. Per la qual cosa, i libri spesso pubblicavansi solo col fine di farne una dedica. Questo traffico di laudi produceva lo effetto che era da aspettarsene. L'adulazione spinta talvolta allo sproposito, tal'altra all'empiet, non stimavasi che infamasse il poeta. La indipendenza, la veracit, il rispetto di s, non erano cose che da lui esigesse il mondo. A dir vero, per moralit egli era qualche cosa tra il lenone e il mendicante.
Agli altri vizi che invilivano il carattere del letterato, si aggiunse, verso la fine del regno di Carlo Secondo, la pi feroce intemperanza dello spirito di parte. I begli ingegni, come classe, erano stati spinti dal loro vecchio odio del puritanismo verso il partito della Corte, ed avevano trovato utili alleati. Dryden, in specie, aveva resi buoni servigi al Governo. Il suo Assalonne ed Achitofel, grandissima tra le satire de' tempi moderni, aveva stupefatta la citt; con velocit senza esempio s'era aperta la via fino ai distretti rurali; e dovunque erasi mostrata, aveva dato molestia agli esclusionisti e accresciuto il coraggio de' Tory. Ma fra mezzo all'alta ammirazione che naturalmente c'ispira la squisitezza della dizione e del verso, non dobbiamo dimenticare la gran distinzione del bene e del male. Lo spirito del quale Dryden e parecchi de' suoi consorti in quel tempo erano animati, deve meritamente chiamarsi diabolico. I giudici e gli sceriffi servili di quegl'infausti giorni, non potevano spargere il sangue con la speditezza inculcata clamorosamente dai poeti. Un richiedere nuove vittime, un odioso scherzare sugl'impiccamenti, acri motteggi intorno a coloro i quali, fidi al Re nell'ora del pericolo, lo consigliavano poscia di mostrarsi compassionevole e generoso co' suoi vinti nemici; e perch nulla mancasse alla colpa e alla vergogna, cotesti infami scritti venivano recitati dalle donne, le quali, ammaestrate da lungo tempo a bandire ogni modestia, erano ora ammaestrate a bandire ogni compassione(234).
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49. Condizioni delle scienze in Inghilterra.
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E' cosa degna di nota, come, mentre l'amena letteratura in Inghilterra in tal modo era di nocumento e d'infamia alla nazione, il genio inglese nelle scienze compisse una rivoluzione che, sino alla fine de' secoli, verr posta tra le opere pi grandi dell'umano intelletto. Bacone aveva posta la buona sementa in un terreno tardo e in una stagione non opportuna. Non ne aveva sperato cos presto il ricolto, e nel suo supremo testamento aveva solennemente legata la sua fama alla et susseguente. Pel corso d'una intera generazione, la sua filosofia, fra mezzo ai tumulti, alle guerre, alle proscrizioni, si era lentamente venuta maturando in poche menti ben formate. Mentre le fazioni lottavano per predominare nello Stato, un drappello di uomini saggi, con benevolo sdegno, erasi scostato dal conflitto, consacrandosi alla egregia impresa di slargare il dominio dell'uomo sopra la materia. Appena tornata la pubblica quiete, a quei maestri fu agevole trovare attenti uditori; imperocch la disciplina per la quale la nazione era passata, aveva talmente contemperata la mente del popolo da potere ricevere le dottrine del Verulamio. Le perturbazioni civili avevano incitate le facolt della gente educata, ed avevano ingenerata una irrequieta attivit e una curiosit insaziabile, quale ne' tempi anteriori non s'era mai veduta fra noi. Nulladimeno, lo effetto di quelle perturbazioni fu, che i disegni di riforma religiosa e politica venissero generalmente considerati con sospetto e dispregio. Per lo spazio di venti anni, l'occupazione precipua delle menti savie ed operose era stata quella di foggiare costituzioni con primi magistrati, senza primi magistrati, con senati ereditarii, con senati tirati a sorte, con senati annui, con senati perpetui. In simili disegni di governo non omettevasi nulla. Tutti i particolari, tutte le nomenclature, tutto il ceremoniale del governo immaginario vi erano pienamente notati; Polemarchi, Filarchi, Trib, Galassie, Lord Arconte, e Lord Stratigoto: quali urne per raccogliere i voti dovessero essere verdi, e quali rosse: quali palle dovessero essere d'oro, e quali d'argento: quali magistrati dovessero portare cappelli, e quali berretti appuntati di velluto nero: in che modo dovesse portarsi la mazza, e quando dovessero gli araldi scoprirsi la testa. Queste e simiglianti altre inezie venivano con gravit esaminate ed ordinate da uomini di non comune intelligenza e dottrina(235). Ma la stagione di cotali visioni era finita; e se qualche fervido repubblicano seguitava tuttavia a trastullarsene, il timore del pubblico scherno e d'un processo criminale, generalmente, lo induceva a sottrarre agli sguardi altrui le proprie fantasticherie. Ora, ella era cosa impopolare e pericolosa mormorare una sola parola contro le leggi fondamentali della Monarchia; ma gli uomini audaci ed ingegnosi potevano compensarsi trattando con isdegno quelle che poco innanzi erano considerate leggi fondamentali di natura. Il torrente ch'era stato condannato a scorrere per il suo antico alveo, si gett furiosamente in un altro. Lo spirito rivoluzionario, cessando d'agire nella politica, cominci ad esercitarsi con insolito vigore ed ardire in ogni ramo di scienze fisiche. L'anno 1660, l'ra del ristabilimento della vecchia costituzione,  anche l'ra da cui data lo innalzarsi della nuova filosofia. In quell'anno cominci ad esistere la Societ Reale, destinata ad essere agente principale in una lunga serie di gloriose e salutari riforme(236). In pochi mesi, la scienza sperimentale divenne grandemente in voga. La trasfusione del sangue, la ponderazione dell'aria, la fissazione del mercurio, nelle menti del pubblico occuparono quel luogo che gi vi tenevano le controversie della Rota. I sogni delle forme perfette di governo, cessero ai sogni delle ale con cui gli uomini dovevano volare dalla Torre all'Abbadia, e delle navi a doppia carena, che non dovevano mai affondare nella pi furiosa procella. Gli uomini d'ogni classe vennero trascinati dalle idee predominanti. Cavalieri e Teste-Rotonde, Ecclesiastici e Puritani, per questa volta, collegaronsi. Teologi, giuristi, uomini di Stato, nobili, principi, magnificavano i trionfi della filosofia di Bacone. I poeti, gareggiando d'entusiasmo, cantavano lo avvicinarsi dell'et d'oro. Cowley, con versi pregni di pensiero e splendidi di brio, spingeva la eletta sementa a prender possesso della terra promessa irrigata di latte e di miele; di quella terra che il grande liberatore e legislatore aveva veduta come dalla cima di Pisgah, senza che gli fosse stato concesso d'entrarvi(237). Dryden, con pi zelo che scienza, congiunse la sua voce al grido universale, e predisse cose che n egli n altri intendeva. Vaticin che la Societ Reale ci avrebbe tra breve condotti ai confini del mondo, dove ci avrebbe dilettati con un pi bello spettacolo della luna(238). Due esperti ed aspiranti prelati, Ward Vescovo di Salisbury e Wilkins Vescovo di Chester, predistinguevansi fra i capi del movimento; la storia del quale fu eloquentemente scritta da un pi giovane teologo, che veniva splendidamente innalzandosi nella propria professione: voglio dire da Tommaso Sprat, poi fatto Vescovo di Rochester. Il giudice Hale e il Lord Cancelliere Guildford toglievano qualche ora alle faccende delle loro corti per iscrivere intorno all'idrostatica. E veramente, per cura di Guildford furono costruiti i primi barometri che fossero posti in vendita a Londra(239). La chimica per un certo tempo divideva col vino e con l'amore, col teatro e col giuoco, con gl'intrighi del cortigiano e gl'intrighi del demagogo, l'attenzione del volubile Buckingham. Rupert  in voce di avere inventata la incisione cos detta a mezza tinta; e porta il suo nome quella curiosa bolla di vetro che per lungo tempo ha formato il trastullo de' bambini, e la disperazione de' filosofi. Lo stesso Carlo aveva un laboratorio in Whitehall, e mostravasi in esso pi attento ed operoso di quel che fosse in Consiglio. Era quasi necessario al carattere d'un compito gentiluomo il saper dire qualche cosa intorno alla macchina pneumatica e ai telescopi; ed anche le leggiadre dame, di quando in quando, credevano convenevole mostrare gusto per la scienza, recavansi in carrozza verso le sei a visitare le curiosit di Gresham, e mandavano gridi di gioia vedendo che la calamit veramente attraesse un ago, e che un microscopio facesse davvero apparire una mosca grande quanto un uccello(240).
In questo, al pari d'ogni altro moto della mente umana, era senza dubbio alcuna cosa che avrebbe mosso a riso. E' legge universale che qualsivoglia fatica o dottrina viene in voga, perda in parte quel pregio in che era tenuta mentre stavasi nelle mani di pochi uomini gravi, ed era amata per s stessa. Egli  vero che le stoltezze di taluni, i quali senza vera attitudine per la scienza mostravansene appassionati, fornivano materia di spregio e sollazzo a pochi satirici maligni, appartenenti alla precedente generazione, i quali non inchinavano a disimparare ci che in giovent avevano imparato(241). Ma non  meno vero che la grande opera d'interpretare la natura, venne eseguita dagli Inglesi d'allora come non era avanti mai stata in nessuna et e nazione. Lo spirito di Francesco Bacone era vasto, e maravigliosamente contemperato d'audacia e di sobriet. Gli uomini erano fortemente persuasi che tutto il mondo fosse pieno di secreti di grave momento alla felicit umana, e che dal Supremo Fattore fosse stata affidata all'uomo la chiave, che, bene adoperata, avrebbe schiusa la via per giungere a quelli. Regnava in quel tempo la convinzione, che nelle scienze fisiche fosse impossibile pervenire alla cognizione delle leggi generali, tranne osservando accuratamente i fatti. Stabilmente fermi in tali grandi verit, i professori della nuova filosofia si dettero all'opera; e in meno di venticinque anni, avevano dato ampi risultamenti delle proprie lucubrazioni. Nuovi vegetabili furono coltivati, nuovi strumenti agricoli adoperati, e nuovi modi di concimare i terreni(242). Evelyn, con formale sanzione della Societ Reale, aveva dati avvertimenti ai suoi concittadini intorno alle piantagioni. Temple, nelle sue ore d'ozio, aveva fatti nuovi esperimenti nell'orticoltura, e provato che molti frutti delicati, indigeni in climi migliori, si sarebbero potuti, coll'aiuto dell'arte, ottenere anche nel suolo inglese. La medicina, che in Francia seguitava a rimanere in abietta schiavit, ed apprestava a Molire inesauribile materia di giusto scherno, era divenuta in Inghilterra scienza sperimentale e progressiva, ed ogni giorno, sfidando Ippocrate e Galeno, faceva sempre pi un nuovo passo. L'attenzione dei pensatori per la prima volta si diresse all'importante subietto della polizia sanitaria. La rinomata pestilenza del 1665 gl'indusse a considerare seriamente i difetti dei fabbricati, delle fogne, e della ventilazione della metropoli. Il grande incendio del 1666 offerse il destro di eseguire miglioramenti vastissimi. La faccenda fu diligentemente esaminata dalla Societ Reale; ai consigli della quale  d'uopo attribuire in gran parte le mutazioni, che, quantunque non fossero tali da rispondere ai bisogni della pubblica utilit, resero la nuova Londra differentissima dall'antica, e forse impedirono per sempre lo infuriare della peste nel nostro paese(243). In quel medesimo tempo, uno de' fondatori della predetta societ, Sir Guglielmo Petty, cre la scienza dell'aritmetica politica; umile ma indispensabile ancella della politica filosofia. Nessuna parte del regno della natura rimase inesplorata. A quegli anni appartengono le scoperte chimiche di Boyle, e le prime ricerche botaniche di Sloane. E' fu allora che Ray fece una nuova classificazione degli uccelli e de' pesci, Woodward rivolse la propria attenzione ai fossili ed alle conchiglie. I fantasmi dell'errore che ne' secoli tenebrosi avevano ingombrato la terra, l'uno dietro l'altro, disparvero dinanzi alla nuova luce. L'astrologia e l'alchimia diventarono obietto di trastullo. Poco dopo, non v'era contea in cui qualche collegio di giudici non ridesse sprezzantemente sempre che una vecchia strega veniva tratta al tribunale, accusata di aver cavalcato sul manico della granata, o avere prodotta la pestilenza nell'armento. Ma in quei nobili e assai ardui rami della scienza, ne' quali la induzione e la dimostrazione matematica cooperano alla scoperta del vero, il genio inglese a que' tempi riport i pi memorandi trionfi. Giovanni Wallis elev sopra nuove fondamenta lo intero sistema della statica. Edmondo Halley(244) investig le propriet dell'atmosfera, il flusso e riflusso del mare, le leggi del magnetismo, e il corso delle comete; n dal culto della scienza lo distolsero travagli, pericoli ed esilio. Mentre egli, sopra le rocce di Santa Elena, faceva la carta delle costellazioni dello emisfero meridionale, il nostro nazionale osservatorio sorgeva in Greenwich; e Giovanni Flamsteed, che fu il primo astronomo regio, cominciava quella lunga serie d'osservazioni, che non  ricordata mai senza rispetto e gratitudine in qualsiasi parte del mondo. Ma la gloria di cotesti uomini, comunque eminenti,  oscurata dallo immenso splendore d'un nome immortale. Nella mente d'Isacco Newton trovavansi congiunte, come non lo erano mai state in mente d'uomo, due specie di potenza intellettiva che hanno poco di comune tra loro, e che non si trovano spesso insieme con pari vigore, ma nondimeno sono egualmente necessarie ne' rami pi sublimi delle scienze fisiche. Vi saranno forse stati intelletti pari al suo ben formati a coltivare le matematiche pure, o le scienze puramente sperimentali; ma in nessun altro intelletto la facolt dimostrativa e la induttiva coesistettero in simile suprema eccellenza e perfetta armonia. Forse in una et in cui fossero in voga gli Scotisti e i Tomisti, anche la sua mente sarebbe corsa a rovina, siccome avvenne a molte altre menti solo inferiori a quella di lui. Avventuratamente, lo spirito del tempo in cui gli tocc di vivere, pose nel diritto cammino il suo ingegno, il quale con ingente forza reag sopra lo spirito del tempo. Nel 1685 la sua fama, comecch splendida, era in sull'alba; ma il suo genio era pervenuto al meriggio. La sua grande opera, quell'opera che produsse un rivolgimento nelle provincie pi importanti della filosofia naturale, era compiuta, ma non ancora pubblicata, e stava per essere sottoposta allo esame della Societ Reale.
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50. Condizioni delle arti belle.
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Non  facile trovare il perch la nazione, la quale nelle scienze era proceduta tanto innanzi alle nazioni vicine, nelle arti belle stesse loro tanto addietro. Nondimanco, tale fu il fatto. Egli  vero che in architettura, arte che  mezza scienza, arte in cui solo pu inalzarsi un profondo geometra, arte che non ha altra norma di gusto tranne quella che direttamente o indirettamente dipende dall'utilit, arte le cui creazioni derivano, almeno in parte, la maest loro dalla semplice massa, il paese nostro poteva gloriarsi d'un uomo veramente grande: voglio dire di Cristoforo Wren; al quale lo incendio onde Londra era stata ridotta a un mucchio di rovine, aveva prta occasione fino allora senza esempio nella storia moderna, di spiegare l'ali dello ingegno. Come quasi tutti i suoi contemporanei, egli non poteva emulare e forse sentire il vero pregio dell'austera bellezza del portico greco, e della buia sublimit dell'arcata gotica: ma niuno, nato al di qua delle alpi, ha imitata cos felicemente la magnificenza de' bei tempii della Italia. Perfino il superbo Luigi non ha lasciata alla posterit opera alcuna che possa agguagliarsi alla chiesa di San Paolo. Ma alla fine del regno di Carlo Secondo, non v'era un solo pittore o scultore inglese di cui oggid si ricordi il nome. Tale sterilit ha un certo che di mistero; perocch i dipintori e gli scultori non erano punto tenuti in dispregio o male rimunerati. La loro posizione sociale era, per lo meno, alta come ai d nostri. I loro guadagni, in proporzione dell'opulenza del paese, e del modo onde venivano rimunerati gli altri lavori intellettuali, erano anche maggiori di quel che siano ai tempi presenti. La generosa protezione che accordavasi agli artisti, gli attirava a schiere ai nostri lidi. Lely, che ci ha conservati i bei ricci, le labbra tumide e i languidi occhi delle fragili belt celebrate da Hamilton, era nativo di Westfalia. Era morto nel 1680, dopo una lunga e splendida vita, dopo d'avere ricevuto il titolo di cavaliere, ed ammassato con l'arte sua un buon patrimonio. La sua bella collezione di disegni e di pitture, dopo la sua morte, fu esposta, col permesso del Re, nella sala da pranzo in Whitehall, e venduta all'asta per la quasi incredibile somma di ventisei mila lire sterline: somma che sta in maggior proporzione al patrimonio de' ricchi uomini di quel tempo, di quello che sarebbero cento mila sterline a' mezzi de' ricchi del nostro(245). A Lely successe il suo concittadino Goffredo Kneller, il quale fu fatto prima cavaliere e poi baronetto; e dopo d'essere splendidamente vissuto, e aver perduta molta pecunia in mal fortunate speculazioni, pot tuttavia lasciare alla propria famiglia un gran patrimonio. I due Vandeveldes, olandesi, erano stati persuasi dalla liberalit inglese a stabilirsi fra noi, dove avevano dipinto i pi bei quadri di marina del mondo. Simone Varelst, altro artefice olandese, dipinse leggiadri girasoli e tulipani, a prezzi fino allora non conosciuti. Il napolitano Verrio, effigiava sulle volte e per le scale Gorgoni, Muse, Ninfe, Satiri, Virt, Vizii, Numi che libano il nettare, e Trionfi di principi. L'entrata ch'egli accumul col frutto delle sue opere, lo pose in condizione tale, che la sua mensa era delle pi sontuose. Per le sole pitture da lui eseguite a Windsor, ebbe sette mila lire sterline; somma che in allora era bastevole a satisfare i moderati desiderii d'un gentiluomo, ed eccedeva di molto quella che Dryden in quarant'anni di lavori letterarii ottenne da' librai(246). Luigi Laguerre, principale aiuto e successore di Verrio, venne dalla Francia. I due pi celebri scultori di que' tempi erano anche stranieri. Cibber, i cui patetici emblemi del Furore e della Malinconia adornano Bedlam, era danese. Gibbons, alla graziosa fantasia e al tocco delicato del quale molti de' nostri palazzi, collegi e chiese, devono i loro pi leggiadri lavori d'ornato, era olandese. Anche i disegni delle monete erano eseguiti da incisori francesi. A dir vero, fino al regno di Giorgio Secondo, la patria nostra non pot gloriarsi d'un grande pittore; e Giorgio Terzo era gi sul trono, innanzi ch'essa potesse andare altera d'alcuno egregio scultore.
Siamo al punto in cui termina la descrizione che siamo venuti facendo della Inghilterra, mentre era governata da Carlo Secondo. Nulladimeno, ci rimane a toccare d'una cosa di grave momento. Non abbiamo finora fatto parola della gran massa del popolo; di coloro, cio, che intendevano allo aratro, curavano i buoi, sudavano sopra i telai di Norwich, e squadravano le pietre di Portland per il tempio di San Paolo. N possiamo lungamente favellarne. La classe pi numerosa  precisamente quella intorno alla quale ci rimangono scarsissime notizie. In que' tempi, i filantropi non consideravano come debito sacro, n i demagoghi come lucroso traffico, l'occuparsi delle sciagure dell'operaio. La istoria era s affaccendata con le corti e coi campi di battaglia, da non serbare una sola pagina al tugurio del contadino, o alla botteguccia del manuale. La stampa adesso in un sol giorno, discute e declama intorno alle condizioni dell'operaio con pi abbondanza di quanto ne fu pubblicato ne' ventotto anni che corsero dalla Restaurazione alla Rivoluzione. Ma errerebbe grandemente chi dallo accrescersi de' reclami, inferisse essersi accresciuta la miseria.
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51. Condizioni del popolo basso; paga de' contadini.
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Il gran criterio della condizione del popolo basso, sta nel salario ond' rimeritato il lavoro; e poich quattro quinti del popolo, nel diciassettesimo secolo, erano addetti all'agricoltura, importa sopra tutto indagare qual fosse la paga dell'operaio nella industria agricola. Intorno a ci abbiamo i mezzi di giungere a conclusioni bastevolmente esatte pel nostro proposito.
Sir Guglielmo Petty, la cui semplice asserzione  di gran peso, c'insegna che non erano punto cattive le condizioni d'un lavorante qualora per una giornata di lavoro ricevesse quattro soldi col cibo, e otto senza. Quattro scellini la settimana, quindi, erano, secondo il calcolo di Petty, una buona paga per la gente agricola(247).
Che siffatto calcolo non fosse discosto dal vero, abbiamo prove in gran copia. Verso il principio del 1685, i Giudici della Contea di Warwick, nello esercizio d'una potest affidata loro da un decreto d'Elisabetta, stabilirono, nelle loro sessioni trimestrali, un regolamento di paghe per la Contea, e notificarono che ciascun padrone che pagasse, e ciascuno operaio che ricevesse pi della somma decretata, sarebbero puniti. Il salario dell'operaio agricolo(248) ordinario da Marzo a Settembre, era precisamente lo stesso notato da Petty; val quanto dire, quattro scellini per settimana, senza cibo. Da Settembre a Marzo era di tre scellini e sei soldi(249).
Ma in quel secolo, siccome nel nostro, i guadagni del contadino differivano assai nelle differenti parti del Regno. Il salario nella Contea di Warwick rispondeva probabilmente alla media proporzionale, e nelle Contee verso il confine della Scozia era minore; ma v'erano distretti pi favoriti. Nel medesimo anno 1685, un gentiluomo di Devonshire, di nome Riccardo Dunning, pubblic un opuscolo, nel quale descrisse la condizione de' poveri di quella Contea. Ch'egli intendesse bene la materia, non  possibile dubitare; imperocch, pochi mesi dopo, l'opuscolo venne ristampato, e dai magistrati ragunati in Exeter nelle sessioni trimestrali fortemente raccomandato all'attenzione di tutti gli ufficiali delle parrocchie. Secondo lui, il salario del contadino della predetta Contea, era, senza il cibo, circa cinque scellini per settimana(250).
Anche migliore era la condizione del lavorante nelle vicinanze di Bury Saint Edmond. I magistrati di Suffolk adunaronsi quivi, nella primavera del 1682, per fissare la rata del salario; e deliberarono che, quando all'operaio non fosse dato da mangiare, riceverebbe cinque scellini per settimana in tempo di verno, e sei d'estate(251).
Nel 1661, i giudici in Chelmsford avevano stabilito che il salario dell'operaio d'Essex, senza cibo, fosse di sei scellini in inverno, e di sette in estate. E questa pare che fosse la paga maggiore con che si retribuisse nel Regno il lavoro degli agricoltori, nel periodo di tempo che corse dalla Restaurazione alla Rivoluzione: ed  da notarsi, che nell'anno in cui fu fatta cotesta provvisione, le cose necessarie alla vita erano oltremodo care. Il grano costava settanta scellini il sacco; prezzo che anche oggi verrebbe considerato quasi da tempi di carestia(252).
Questi fatti perfettamente concordano con un altro che sembra meritevole d'essere considerato. Ella  cosa evidente che in un paese dove niuno pu essere costretto a farsi soldato, le file dell'armata non potrebbero riempirsi, se il Governo desse paga molto minore del salario che riceve un operaio rurale. Oggid la paga d'un soldato comune, in un reggimento di linea,  di sette scellini e sette soldi per settimana. Tale stipendio, congiunto con la speranza d'una pensione, non attira in numero sufficiente(253) i giovani inglesi; ed  necessario di supplire al difetto arrolando le pi povere genti di Munster e di Connaught. La paga di un soldato comune di fanteria, nel 1685, era di quattro scellini e otto soldi per settimana; e nondimeno,  certo che il Governo in quell'anno non incontr difficolt nessuna a raccogliere, poco tempo dopo l'annunzio, molte migliaia di reclute inglesi. La paga d'un soldato comune di fanteria nell'esercito della Repubblica era stata sette scellini per settimana; vale a dire, pari a quella d'un caporale sotto Carlo Secondo(254): e sette scellini per settimana s'erano trovati bastevoli a riempire le file d'uomini manifestamente superiori alla generalit del popolo. E per, nello insieme, e' pare ragionevole conchiudere, che nel regno di Carlo Secondo, la paga ordinaria del contadino non eccedesse quattro scellini per settimana; ma che in talune parti del reame fosse di cinque scellini, di sei scellini, e nei mesi estivi anche di sette scellini. Ai giorni nostri, un distretto dove un lavorante guadagni sette scellini per settimana, si reputa in condizioni tristissime. La media proporzionale  assai maggiore; e nelle Contee prospere, la paga settimanale degli agricoltori ascende a dodici, quattordici, ed anche sedici scellini.
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52. Paga de' manifattori.
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La rimunerazione degli operai impiegati nelle manifatture,  stata sempre maggiore di quella de' lavoratori della terra. Nell'anno 1680, un membro della Camera de' Comuni not come le grosse paghe che si davano in Inghilterra, rendessero impossibile la concorrenza de' nostri tessuti coi prodotti de' telai indiani. Un mestierante inglese, invece di tormentarsi al pari d'un uomo di Bengal per una moneta di rame, voleva uno scellino per giorno(255). Esiste un'altra testimonianza che prova, uno scellino per giorno essere stata la paga la quale un manifattore inglese allora si credesse in diritto di chiedere: ma spesso era costretto di lavorare a minor prezzo. La plebe di quell'et non aveva costume di radunarsi per discutere, udire arringhe, o far petizioni al Parlamento. Non v'era giornale che perorasse la causa di quella. Manifestava in rozze rime l'amore, l'odio, l'esultanza, la sciagura. Gran parte della sua storia pu solo impararsi nelle ballate. Una delle pi notabili poesie popolari che nel tempo di Carlo Secondo cantavasi per le vie di Norwich e di Leeds, pu tuttavia leggersi nel suo originale. E' il grido veemente ed acre del lavoro contro il capitale. Descrive il vecchio buon tempo, allorquando ogni artigiano impiegato nell'opera della lana viveva al pari d'un fattore. Ma quel tempo era passato; e un povero uomo rompendosi per un intero giorno le braccia al telaio, poteva guadagnare solo sei soldi; e muovendo lamento di non poter vivere con s misera paga, gli veniva risposto ch'era libero di prenderla o lasciarla. Per una cos magra ricompensa, i produttori della ricchezza erano costretti ad affannarsi, alzandosi presto e coricandosi tardi; mentre il padrone, mangiando, bevendo ed oziando, arricchivasi con le fatiche loro. Uno scellino per giorno - dice il poeta - sarebbe la paga del tessitore, se gli fosse resa giustizia(256). Ci  dato quindi concludere, che negli anni che precessero la Rivoluzione, un lavorante impiegato nelle grandi manifatture d'Inghilterra, si reputasse bene pagato guadagnando sei scellini per settimana.
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53. Fatica de' fanciulli nelle manifatture.
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Potrebbe in questo luogo notarsi, che il costume di porre i fanciulli a lavorare innanzi tempo (costume che lo Stato, legittimo protettore di coloro che non possono proteggersi da s, ha con saggezza ed umanit ai tempi nostri inibito), prevaleva tanto nel diciassettesimo secolo, che, paragonato alla estensione del sistema delle manifatture, parrebbe incredibile. In Norwich, sede principale del traffico de' lanificii, una creaturina di sei anni stimavasi atta a lavorare. Vari scrittori di quel tempo, fra' quali alcuni che avevano fama di eminentemente benevoli, ricordano esultando come in quella sola citt i fanciulli e le fanciulle di tenerissima et creassero una ricchezza che sorpassava di dodicimila lire sterline l'anno quella che era necessaria alla loro sussistenza(257). Quanta pi cura poniamo ad esaminare la storia del passato, tanta pi ragione troveremo di discordare da coloro che pensano, l'et nostra avere prodotti nuovi mali sociali. Vero  che i mali sono di vecchia data. Ci che  nuovo,  la intelligenza che gli discerne e la umanit che vi pone rimedio.
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54. Paghe degli artigiani di varie classi.
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Passando da' tessitori di panno a una specie diversa d'artigiani, le nostre ricerche ci condurranno a conclusioni pressoch simili. Per varie generazioni, i Commissarii dello Spedale di Greenwich hanno tenuto il registro delle paghe date a diverse classi di operai impiegati a riattare quell'edificio. Da questo pregevole documento raccogliesi, che nel corso di cento venti anni, il salario giornaliero de' muratori si  elevato da mezzo scudo a quattro e soldi dieci, quello del maestro da mezzo scudo a cinque e soldi tre, quello del legnaiuolo da mezzo scudo a cinque e soldi cinque, e quello del piombaio da tre scellini a cinque e soldi sei.
Per lo che, e' sembra chiaro che la mercede del lavoro, estimata in danaro, nel 1685, non era pi della met di quel che  adesso; e poche erano le cose importanti per un lavorante, il prezzo delle quali, nel 1685, non fosse pi della met di quello che  adesso. La birra, senza dubbio, era a minor prezzo allora che oggi. La carne era anche a pi buon prezzo; ma tuttavia costava tanto, che centinaia di migliaia di famiglie appena ne conoscevano il sapore(258). Il costo del frumento ha variato pochissimo. Il prezzo medio del sacco, negli ultimi dodici anni del regno di Carlo Secondo, era di cinquanta scellini. Il pane, quindi, simile a quello che ora si d agli ospiti della casa di lavoro, di rado vedevasi allora anche sur desco di un piccolo possidente o d'un padrone di bottega. La maggior parte della nazione cibavasi di segala, d'orzo e di avena.
I prodotti de' paesi del tropico, delle miniere, delle macchine, erano positivamente pi cari che oggi non sono. Fra le cose che il lavorante, nel 1685, pagava pi care di quel che i posteri suoi le paghino nel 1848, erano lo zucchero, il sale, il carbone, le candele, il sapone, le scarpe, le calze, e generalmente le cose pertinenti al vestiario e gli arnesi da letto. Potrebbe aggiungersi che gli abiti e le coltri di que' tempi, non solo erano pi costosi, ma meno servibili di quelli che usano ai giorni nostri.
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55. Numero de' poveri.
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E' mestieri ricordare come que' lavoranti, che bastavano a mantenere col proprio salario s e le famiglie loro, non fossero le persone pi bisognose del popolo. Al di sotto di loro stava una numerosa classe che non poteva sussistere senza qualche soccorso della parrocchia. Non pu esservi migliore argomento a provare le condizioni in cui trovasi la plebe, della proporzione in cui essa sta verso la societ intera. Oggimai gli uomini, le donne, i bambini che ricevono sussidii, da quel che pare dalle liste officiali, sono nelle cattive annate la decima parte degli abitanti d'Inghilterra, e nelle buone la tredicesima. Gregorio King li estimava ne' suoi tempi a pi d'una quinta parte; e tale computo, che, con tutta la venerazione per l'autorit sua, potremmo chiamare esagerato, fu reputato da Davenant essere singolarmente giudizioso.
Per avventura, non ci mancano affatto i mezzi di giudicare da noi. La tassa pei poveri era indubitabilmente quella della quale i nostri antenati sentissero maggiore gravezza. Sotto Carlo II, veniva stimata a circa sette cento mila sterline l'anno; vale a dire molto pi che il prodotto della cos detta excise o delle dogane, e poco meno di mezza la intera rendita della Corona. La tassa pei poveri and rapidamente crescendo, e sembra che fosse in breve tempo pervenuta ad una somma tra otto e nove cento mila sterline l'anno; val quanto dire, ad un sesto di ci che  adesso. La popolazione in allora era meno d'un terzo di quello che  ai giorni nostri. Il minimo de' salari che allora si davano, calcolato in danaro, era la met di quel che oggi si paga; e quindi mal possiamo supporre che il sussidio largito ad un povero fosse pi della met di quello che  adesso. E' pare perci si possa dedurre, che la proporzione delle persone che in que' tempi ricevevano sussidii dalle parrocchie, fosse maggiore di quello che sia nei nostri. E' bene in somiglianti quistioni parlare con diffidenza; ma certamente non  stato finora provato che il pauperismo fosse negli ultimi venticinque anni del secolo diciassettesimo un minor carico o un male sociale meno serio di quello che sia nel tempo presente(259).
Da un lato,  mestieri ammettere che il progresso della civilt ha scemati i comodi fisici d'una parte delle classi pi povere. E' stato gi notato come, avanti la Rivoluzione, molte migliaia di miglia quadrate di terra, adesso chiusa e coltivata, erano pantani, foreste e scopeti. Di cotesti terreni selvaggi molta parte, per virt della legge, era comune; e molta di quelli che non erano comuni per legge, valeva s poco, che i proprietari la lasciavano essere comune di fatto. Ivi i fuggiaschi e i trasgressori si tollerava che stessero in modo affatto ignoto al d d'oggi. Il contadino che vi abitava, poteva di quando in quando, con poca e nessuna spesa, aggiungere qualche cosa al suo scarso alimento, e provvedersi di combustibili per l'inverno. Teneva un branco d'oche l dove adesso sorgono giardini e pometi. Tendeva reti alle galline selvatiche sul padule, che dappoi  stato seccato, e partito in campi da grano e da rape. Tagliava frasche l dove ora vedonsi prati verdeggianti di trifoglio, e rinomati per il burro e il cacio. Il progresso dell'agricoltura e lo accrescimento della popolazione necessariamente lo privarono di cotesti privilegi. Ma di fronte a siffatti mali  da porsi una lunga serie di beni.
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56. Beneficii per il popolo basso derivati dalla civilt.
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De' beni che la civilt e la filosofia conducono seco, gran parte  comune a tutte le classi; ed ove si perdessero, verrebbero deplorati s dall'operaio come dal magnate. Il contadino che adesso in un'ora pu giungere col suo baroccio al mercato, cento sessanta anni addietro vi consumava un giorno intero. La strada che ora appresta all'artigiano, per tutta la notte, un passeggio sicuro, conveniente ed illuminato, cento sessanta anni fa, era cos buia dopo il tramonto del sole, da non lasciargli discernere la propria mano; cos male lastricata, da porlo in continuo rischio di rompersi il collo; e cos mal sorvegliata, da metterlo in imminente pericolo d'essere stramazzato gi, e spogliato del suo poco guadagno. Ogni muratore che cada gi da un ponte, ogni spazzaturaio che in una strada traversa sia calpestato da una carrozza, adesso pu farsi medicare le ferite e rimettere al loro posto le rotte membra, con un'arte che cento sessanta anni addietro un Lord come Ormond, ed un negoziante principesco come Clayton, con tutte le loro ricchezze, non avrebbero potuto ottenere. La scienza ha sradicate alcune terribili malattie; altre ne ha bandite la polizia. La vita dell'uomo  diventata pi lunga in tutto il Regno, e in ispecie nelle citt. L'anno 1685 non  notato come pieno di malattie; e nondimeno, in quell'anno mor uno in ogni ventitr abitanti della metropoli(260); mentre nel nostro tempo ne muore uno in ogni quaranta. La differenza di salubrit tra Londra del secolo decimonono e quella del diciassettesimo,  molto maggiore della differenza tra Londra in tempi ordinari, e Londra in tempi di cholera.
E' anche pi importante il beneficio che tutte le classi sociali, e segnatamente le basse, hanno ricavato dalla mitigatrice influenza della civilt sull'indole nazionale. Il fondamento di tale indole, a dir vero,  stato il medesimo per molte generazioni, nel senso in cui il fondamento dell'indole d'un individuo si considera come lo stesso quando egli  rozzo e spensierato scolare, e quando diventa uomo culto e compito. Reca diletto pensare che il pubblico sentire in Inghilterra si  raddolcito cos come la intelligenza  venuta maturando, e che nel corso de' tempi siamo diventati un popolo non solo pi saggio, ma pi gentile. Quasi non v' pagina di storia o d'amena letteratura del secolo decimosettimo, che non provi in qualche modo i nostri antenati essere stati meno umani de' loro posteri. La disciplina delle botteghe, delle scuole, delle famiglie private, quantunque non fosse pi efficace di quel che sia ai giorni presenti, era infinitamente pi dura. I padroni nati e educati bene avevano costume di battere i loro servi. I pedagoghi altra via non conoscevano d'insegnare, che quella di sferzare i loro scolari. I mariti di decente posizione sociale non arrossivano di bastonare le loro mogli. Le fazioni procedevano talmente implacabili, da non potersi immaginare. I Whig mormorarono perch Stafford era morto senza vedersi bruciare gl'intestini sul viso. I Tory ingiuriarono ed insultarono Russell, mentre dalla Torre era condotto al patibolo in Lincoln's Inn Fields(261). Egualmente cruda mostravasi la plebe contro i disgraziati delle classi pi basse. Se un colpevole era posto alla berlina, poteva chiamarsi fortunato, ove gli venisse fatto d'uscir vivo dalla pioggia de' sassi che gli lanciavano contro(262). Se veniva legato alla coda di un cavallo, la folla lo premeva d'attorno, pregando il carnefice a volerlo flagellar bene e farlo urlare(263). I gentiluomini facevano gite di sollazzo a Bridewell ne' giorni di tribunale, a fine di vedere fustigare le povere battitrici di canapa(264). Un uomo trascinato a morte per aver ricusato di chiedere scusa, una donna arsa viva per aver coniato moneta, svegliavano minore commiserazione di quella che ora si prova al veder tormentare un cavallo o un bue. Certi combattimenti, in paragone de' quali un'accanita lotta a pugni si reputerebbe un mite spettacolo, erano fra gli squisiti diletti di gran parte de' cittadini. La gente affollavasi a mirare i gladiatori farsi in brani con armi micidiali, ed appena vedeva schizzare un dito o un occhio ad alcuno de' combattenti, mandava gridi di gioia. Le prigioni erano bolgie infernali sopra la terra, vivai d'ogni delitto e d'ogni infermit. Nei tribunali, gli scarni e pallidi delinquenti portavano seco dalle loro celle un'atmosfera di puzzo pestilenziale, che talvolta li vendicava del seggio, degli avvocati e de' giurati. E a tanta miseria la societ guardava con profonda indifferenza. In nessun luogo era da trovarsi quella sensitiva e irrequieta compassione che ai tempi nostri potentemente protegge fino il ragazzo della fattoria, la vedova indiana, lo schiavo negro; che penetra nelle provvisioni di ogni nave carica d'emigranti; che raccapriccia ad ogni staffilata che piombi sulle spalle d'un soldato briaco; che non patirebbe che il ladro alle galere fosse nutrito male o sopraccarico di lavoro, e che pi volte si  studiata di salvare la vita anche allo assassino.
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Egli  vero che la compassione, al pari d'ogni altro sentimento, dovrebbe essere governata dalla ragione, e che per difetto di ci, ha prodotto effetti talvolta ridicoli e tal'altra deplorabili. Ma pi ci facciamo a meditare sulla storia del passato, e pi abbiamo argomento di rallegrarci di vivere in una et di commiserazione, che aborre dalla crudelt, e con ripugnanza, e solo spinta dal senso del dovere, infligge la pena anche meritata. E davvero, ad ogni classe cotesto grande mutamento morale ha recata immensa utilit; ma la classe che ci ha pi guadagnato,  la pi povera, dipendente e priva di difesa.
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57. Inganno che conduce gli uomini a esagerare la felicit delle generazioni precedenti.
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Lo effetto generale de' fatti che ho esposti ai lettori, sembra non dovere ammettere dubbio veruno. Pure, non ostante la evidenza di quelli, molti immaginano tuttavia che la Inghilterra degli Stuardi fosse un paese pi piacevole che quella de' tempi nostri. A prima vista, parrebbe strano che la societ, mentre  venuta di continuo e con ispeditezza avanzando nella via del progresso, dovesse con amaro desio volger gli occhi al passato. Ma coteste due tendenze, per quanto appariscano incompatibili, possono agevolmente risolversi nel medesimo principio. Entrambe nascono dalla impazienza di trovarci nelle condizioni in cui siamo. Tale impazienza, mentre ci incita a sorpassare le generazioni precedenti, ci rende inchinevoli a porre pi in alto la felicit loro. In certo senso, ella  irragionevolezza e ingratitudine in noi l'essere perpetuamente scontenti d'una condizione di cose che perpetuamente va facendosi migliore. Ma, per vero dire, questo medesimo scontento  quello che ci spinge verso il meglio. Se fossimo appieno satisfatti del presente, cesseremmo di speculare, d'affaticarci e di conservare, coll'occhio vlto verso il futuro. Ed  quindi naturale che noi, non contenti delle cose presenti, apprezziamo soverchiamente le passate.
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In verit, siamo nel medesimo inganno che abbaglia la mente del viandante nell'arabo deserto. Sotto i piedi della caravana il suolo  arido e nudo; ma s avanti che dietro si presenta la immagine delle fresche acque. I pellegrini affrettano il passo avanti, e non trovano altro che sabbia dove, un'ora prima, avevano veduto un lago. Volgono gli occhi addietro, e vedono un lago dove un'ora prima procedevano affannosi traverso alla sabbia. E' sembra che una simigliante illusione tormenti le nazioni per ogni stadio del lungo progresso che compiono, dalla povert e barbarie, alla civilt ed opulenza.
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Ma se ci facciamo a cercare tenacemente quella mta nel passato, la vediamo recedere fino nelle favolose regioni dell'antichit. Regna adesso la voga di porre la et d'oro della Inghilterra in tempi nei quali i nobili erano privi di que' comodi il cui difetto parrebbe insopportabile ad un servitore; nei quali i fattori, e i padroni di botteghe mangiavano a colazione pagnotte tali, che basterebbe il solo vederle per far nascere una ribellione fra i mendicanti nella casa di lavoro; ne' quali gli uomini, viventi nell'aria pi pura della campagna, morivano pi presto di quello che oggid non accade ne' chiassuoli pi pestilenziali delle nostre citt, ed essi morivano pi presto ne' chiassuoli delle nostre citt che ora nelle coste della Guiana.
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Anche a noi toccher d'esser vinti nel progresso, ed essere invidiati. Potrebbe ben darsi che nel secolo ventesimo, il contadino della Contea di Dorset, si reputasse miseramente pagato con quindici scellini per settimana; che il legnaiuolo di Greenwich guadagnasse dieci scellini per giorno; che i lavoranti si avvezzassero cos poco a desinare senza carni, come adesso sono assuefatti a cibarsi di pane di segala; che la polizia sanitaria e i trovati medici allungassero di alcuni anni la vita ordinaria dell'uomo; che a gran copia di comodi e di cose di lusso, che adesso sono sconosciuti, o accessibili a pochi, potesse giungere ogni diligente ed economo operaio. E non ostante, potrebbe allora sorgere la moda d'asserire, che lo augumento della ricchezza e il progresso della scienza siano stati utili ai pochi a danno dei molti, e di parlare del regno della Regina Vittoria come del tempo in cui l'isola nostra era la briosa Inghilterra, allorquando tutte le classi erano vincolate da un sentimento fraterno, e il ricco non ghignava sul viso del povero, e il povero non invidiava le splendidezze del ricco.
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FINE.
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NOTE al testo.
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(108) Vedi una nota curiosa di Tonkin nel libro di Carew, intitolato Considerazioni su Cornwall, edizione di Lord De Dunstanville.
(109) Borlase, Storia Naturale di Cornwall, 1758. La quantit del rame che oggi si estrae,  stata da me desunta dalle relazioni fatte al Parlamento. Davenant, nel 1700, stimava il prodotto annuo di tutte le miniere dell'Inghilterra ad una somma tra sette o otto cento mila sterline.
(110) Transazioni Filosofiche, N. 23, Nov. 1669; N. 66, Dic. 1670; N. 103, Mag. 1674; N. 156, Feb. 1683-84.
(111) Yarranton, Progressi dell'Inghilterra per terra e per mare, 1677; Porter, Progresso della Nazione. Vedi anche una breve storia, notevolmente perspicua, de' lavori di ferro dell'Inghilterra in M'. Culloch, Statistica dello Impero Britannico.
(112) Misura di carbone, equivalente a trentasei moggia. (Nota del Trad.)
(113) Vedi Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684, 1687; Angliae[Nell'originale "Anglise"] Metropolis, 1691; M'. Culloch, Statistica dello Impero Britannico, parte III, cap. 2 (ediz. del 1847). Nel 1845, la quantit del carbone trasportato a Londra, come si deduce dalle relazioni parlamentari, fu di 3,460,000 tonnellate.
(114) Ho attinte le mie idee intorno al gentiluomo di provincia del secolo decimosettimo a cos gran numero di fonti, da non esser possibile citarle tutte. E' forza ch'io lasci la mia descrizione al giudizio di coloro che hanno studiata la storia e l'amena letteratura di quel tempo.
(115) Vedi Heylin, Cyprianus Anglicus.
(116) Eachard, Cagioni del dispregio del Clero; Oldham, Satira diretta ad un amico sul punto di lasciare l'Universit; Tatler, 255, 258. Che il Clero Inglese fosse composto d'individui di bassa nascita,  notato nei viaggi del Granduca Cosimo, Appendice A.
(117) "A causidico, medicastro, ipsque artificum farragine ecclesi rector aut vicarius contemnitur et fit ludibrio. Gentis et famili nitor sacris ordinibus pollutus censetur: fominisque natalitio insignibus unicum inculcatur spius prceptum, ne modesti naufragium faciant, aut (quod idem auribus tam delicatulis sonat) ne clerico se nuptas dari patiantur." Angliae Notitia di Tommaso Wood di New College; Oxford, 1686.
(118) Vita di Clarendon, II. 21.
(119) Vedi le Ingiunzioni del 1559, nella raccolta del Vescovo Sparrow. Geremia Collier, nel suo Saggio sopra l'orgoglio, parla di questa ingiunzione con un'acrimonia, che prova come il suo proprio orgoglio non fosse ancora domo.
(120) Ruggiero ed Abigail, nella Donna Sprezzante di Fletcher; Bull e la Balia, nella Ricaduta di Vanbrough; Smirk e Susanna, nelle Streghe della Contea di Lancaster di Sadwell, possono servire d'esempio.
(121) Swift, Avvertimenti ai Servi.
(122) Questa distinzione fra clero rurale e clero cittadino,  positivamente notata da Eachard, e salta agli occhi di chiunque abbia studiata la storia ecclesiastica di quell'et.
(123) Nelson, Vita di Bull. Intorno alla estrema difficolt che incontrava il clero di provincia a procurarsi libri, vedi la Vita di Tommaso Bray, fondatore della Societ per la propagazione del Vangelo.
(124) "L'ho (Dryden) spesso udito confessare con compiacenza, che s'egli aveva qualche maestria nella prosa, la doveva allo avere spesso letti gli scritti dello Arcivescovo Tillotson." Congreve, Dedica dei Drammi di Dryden.
(125) Leggi contro le riunioni legittime. (Nota del Traduttore.)
(126) Ho adottato l'estimo di Davenant, che  poco pi basso di quello di King.
(127) Evelyn, Diario, 27 giugno 1654; Pepys, Diario, 13 giugno 1668; Ruggiero North, Vite del Lord Cancelliere Guildford, e di Sir Dudley North; Petty, Aritmetica Politica. Ho adottato i fatti di Petty, ma nel farne le deduzioni, ho seguito Hing e Davenant; i quali, quantunque non avessero maggiore abilit di lui, avevano il vantaggio di essere a lui posteriori di tempo. Intorno al mestiere di raccogliere e trafugare uomini, che rendeva infame il nome di Bristol, vedi North, Vita di Guildford, 121, 216, e l'arringa di Jeffreys su tale subietto, nella Storia imparziale della sua vita e morte, stampata ne' Bloody Assizes. Il suo stile era usualmente aspro; ma non posso annoverare fra i delitti ascrittigli la sua invettiva contro i magistrati di Bristol.
(128) Fuller, Personaggi celebri; Evelyn, Diario, 17 ottobre 1671; Giornale di E. Browne, figlio di Sir Tommaso Browne, gennajo 1663-64; Blomefield, Storia di Norfolk; Storia della citt e Contea di Norwich, 2 vol. 1768.
(129) Pare che la popolazione di York[Nell'originale "Yorch"], secondo le liste de' battesimi e delle morti, nella Storia di Drake, fosse, nel 1730, circa 13,000. Exeter aveva solo 17,000 abitanti nel 1801. La popolazione di Worcester fu numerata tosto innanzi l'assedio del 1646. Vedi Nash, Storia della Contea di Worcester. Ho tenuto conto dell'aumento che deve supporsi esservi seguito nello spazio di quaranta anni. Nel 1740, la popolazione di Nottingham era, giusta l'enumerazione fattane, di 10,000 anime. Vedi la Storia di Dering. Qual fosse la popolazione di Gloucester, potrebbe dedursi dal numero delle case, che King trov nelle liste della imposta sui fuochi, e dal numero delle nascite e morti, che  riportato nella Storia di Atkyns. La popolazione di Derby era di 4000 anime nel 1712. Vedi la Storia Ms. di Wolley, citata nella Magna Britannia di Lyson. La popolazione di Shrewsbury fu numerata nel 1695. Intorno alle delizie di Shrewsbury, vedi l'Ufficiale Reclutatore di Farquhar. La descrizione che ne fa questo scrittore trovasi in una ballata, esistente nella Biblioteca di Pepys, ed ha l'intercalare "Shrewsbury for me."
(130) Nell'originale "propresso".
(131) Blome, Britannia, 1673; Aikin Il Paese attorno Manchester; Direttorio di Manchester, 1845; Baines, Storia della manifattura di Cotone. Le migliori notizie che io abbia potuto trovare rispetto alla popolazione di Manchester nel secolo decimosettimo, si contengono in una scrittura del Reverendo R. Parkinson, pubblicata nel Giornale della Societ Statistica, ottobre 1842.
(132) Thoresby, Ducatus Leodensis; Whitaker, Loidis and Elmete; Wardell, Storia Municipale del Borgo di Leeds.
(133) Nell'originale "Chauser".
(134) Hunter, Storia della Contea di Hallam.
(135) Blome, Britannia, 1673; Dugdale, La Contea di Varwick; Nort, Esame, pag. 321, Prefazione all'Assalonne ed Achitofel; Hutton, Storia di Birmingham; Boswell, Vita di Johnson. Nel 1690, le morti di Birmingham furono 150; le nascite 125. Reputo probabile che la mortalit annua fosse poco meno di uno in ogni venticinque individui. In Londra era considerevolmente maggiore. Uno storico di Nottingham, mezzo secolo dopo, vantava la straordinaria salubrit della citt propria, dove la mortalit annua era in proporzione di uno a trenta. Vedi Dering, Storia di Nottingham.
(136) Blome, Britannia; Gregson, Antichit della Contea Palatina e del Ducato di Lancaster, Parte II; Petizione di Liverpool, nel Libro del Consiglio Privato, 10 maggio 1686. Nel 1690, le morti in Liverpool furono 151, le nascite 120. Nel 1844, la entrata netta delle dogane di Liverpool fu di 4,365,526 lire sterline, 1 scellino e 8 soldi.
(137) Atkyns, Contea di Gloucester.
(138) Magna Britannia; Grose, Antichit; New Brightelmstone Directory,
1770.
(139) Viaggio nella Contea di Derby, di Tomaso Browne, figlio di Sir Tommaso.
(140) Vedi Wood, Storia di Bath, 1749; Evelin, Diario, 27 giugno 1654; Pepys, Diario, 12 giugno 1668; Stukeley, Itinerarium curiosum; Collinson, Contea di Somerset; Dottor Peirce, Storia e Memorie di Bath, 1713, lib. I, cap. 8, osser. 2, 1684. Ho consultato varie carte topografiche e pitture di Bath, in ispecie una carta curiosa, che  circondata dalle vedute de' principali edificii. Ha la data del 1717.
(141) Secondo King, 530,000.
(142) Macpherson, Storia del Commercio; Chalmers; Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684. Il tonnellaggio dei piroscafi appartenenti al porto di Londra alla fine del 1847 era di 60,000 tonnellate. La somma media, dal 1842 al 1845, che incassava la Dogana del porto, era di 11,000,000.
(143) Nell'originale "Middlessex".
(144) Lisson, Dintorni di Londra. I battesimi in Chelsea, tra il 1680 e 1690, erano quarantadue l'anno.
(145) Cowley, Discorso intorno la Solitudine.
(146) Le notizie pi ampie e pi degne di fede inforno alla condizione degli edificii di Londra verso questo tempo, ritrovansi nelle carte topografiche e nei disegni esistenti nel Museo Britannico, e nella Biblioteca di Pepys. Della cattiva fattura de' mattoni delle fabbriche di Londra,  fatto speciale ricordo ne' Viaggi del Granduca Cosimo. Nello Esploratore di Londra di Ward, vi  una relazione de' lavori della chiesa di San Paolo. Mi vergogno quasi di citare un cos nauseante cicaleccio; ma mi  stato forza scendere, se pure  possibile, anche pi basso, per raccogliere materiali.
(147) Evelyn, Diario, 20 settembre 1672.
(148) Ruggiero North, Vita di Sir Dudley North.
(149) North, Esame. Questo piacevole scrittore ci ha conservato un esempio dei voli sublimi ai quali abbandonavasi il Pindaro della Citt: "Il venerando Sir Giovanni Moor! Dopo secoli adorisi tal nome!"
(150) Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684; Angli Metropolis, 1690; Seymour, Londra 1734.
(151) Nell'originale "loatana".
(152) Inigo Jones  uno dei pi celebri architetti inglesi. (Nota del Trad.)
(153) North, Esame, 116. Wood, Ath, Ox. Shaftesbury. La litania del Duca di Buckingam.
(154) Viaggi del Granduca Cosimo.
(155) Nell'originale "ricccamente".
(156) Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra 1684; Pennant, Londra; Smith, Vita di Nollekens.
(157) Evelyn, Diario, 10 ottob. 1683; 19 gennajo 1685-86.
(158) Nell'originale "staso".
(159) Stat. I di Giac. II, c. 22; Evelyn, Diario, 7 dicembre 1684.
(160) Il vecchio Generale Oglethorpe, morto nel 1785, aveva il costume di vantarsi d'avere in quel luogo ucciso degli uccelli sotto il regno di Anna. Vedi Pennant, Londra; e il Magazzino del Gentiluomo, luglio 1785.
(161) Il campo della peste potr vedersi nelle carte topografiche di Londra, anche in quelle edite verso la fine del regno di Giorgio I.
(162) Vedi una curiosissima pianta di Covent Garden, fatta nel 1690, e incisa per la Storia di Westminster scritta da Smith. Vedi altres il Mattino dipinto da Hogarth, allorquando le case della Piazza erano tuttavia abitate dai gentiluomini.
(163) Lo Esploratore di Londra; Maso Brown, Vedute comiche di Londra e di Westminster; Turner, Proposta per impiegare i poveri, 1678; Corriere Quotidiano, e Giornale Quotidiano, 7 giugno 1733; Causa tra Michael ed Allestree nel 1676, 2 Levinz., pag 172. Michael era stato pesto da due cavalli che Allestree domava in Lincoln's Inn Fields. La dichiarazione stabiliva che l'accusato "porta deux chivals ungovernable en un coach, et improvide, incaute, et absque debita consideratione ineptitudinis loci la eux drive pur eux faire tractable et apt pur un coach, quels chivals, pur ceo que, per leur ferocite, ne poient estre rule, curre sur le plaintiff et le noie."
(164) Stat. 12 di Gior. I, c. 25; Giornale dei Comuni, 25 febbraio, 2 marzo 1725-26; Il Giardiniere di Londra, 1712; Evening Post, 25 Marzo 1731. Non mi  riuscito di trovare questo numero del Giornale Evening Post: per lo cito sulla fede di Malcolm, che lo rammenta nella sua Storia di Londra.
(165) Lettres sur les Anglois, scritte ne' primi anni del regno di Guglielmo III; Swift, City Shower; Gay, Trivia. Johnson aveva costume di riferire un colloquio che egli ebbe con sua madre intorno al cedere o a prendere il muro.
(166) Oldham, Imitazione della Satira III di Giovenale, 1682; Shadwell, Scourers, 1690. Molte altre autorit incontrer di leggieri chiunque conosca la letteratura popolare di quella e della susseguente generazione. Potrebbe sospettarsi che alcuni dei Tityre Tus, da buoni Cavalieri, rompessero le finestre di Milton poco dopo la Restaurazione. Io credo ch'egli pensasse a que' malanni di Londra allorquando dett quei versi: "Nelle splendide citt, quando lo strepito delle contese e dei danni e degli oltraggi giunge alle loro pi alte torri, e quando la notte intenebra le vie, i figli di Belial gavazzano trasportati dal vino e dalla insolenza."
(167) Angliae Metropolis, 1690, sez. 17, che ha per titolo: Intorno alla nuova luce; Seymour, Londra.
(168) Stowe, Sguardo sopra Londra; Shadwell, Lo Scudiere d'Alsazia; Ward, L'Esploratore di Londra; Stat. 8 e 9 di Gugliel. III, cap. 27.
(169) Vedi il racconto che fa Sir Ruggiero North del modo con cui Wright fu fatto giudice, e il racconto di Clarendon sul modo con cui Sir Giorgio Savile fu fatto Pari.
(170) Le fonti alle quali ho attinto le mie nozioni intorno alla Corte, sono s numerose, che mal si potrebbero citare. Fra esse giova indicare i Dispacci di Barillon, di Van Citters, di Ronquillo e d'Adda; i Viaggi del Granduca Cosimo, i Diarii di Pepys, di Evelyn e di Teonge; e le Memorie di Grammont e di Reresby.
(171) La principale caratteristica di questo dialetto consisteva in ci, che in moltissime parole la O si pronunciava come A. Stork, a modo d'esempio, era pronunciato Stark. Vedi Vanbrugh, La Ricaduta. Lord Sunderland era gran maestro di questo tono cortigiano, come lo chiama Ruggiero[Nell'originale "Ruggero"] North; e Tito Oates lo affettava, sperando di passare per un egregio gentiluomo. Esame, 77, 254.
(172) Non  d'uopo richiamare l'attenzione del lettore alla ironia della frase. Dai precedenti capitoli si sar accorto come l'autore senza distinzione di opinioni politiche e religiose renda giustizia a tutti, anzi si mostri severissimo contro i protestanti fanatici. (Nota dell'Editore).
(173) Lettres sur les Anglois; Viaggi di Maso Brown; Ward, Esploratore di Londra; La natura di una Bottega da Caff, 1673; Regolamenti ed ordini della Bottega del Caff, 1674; La Bottega del Caff difesa, 1675; Satira contro il Caff; North, Esame, 138; Vita di Guildford, 152; Vita di Sir Dudley North, 149; Vita del Dottor Radcliffe pubblicata da Curll nel 1715. La pi viva descrizione del Caff Will si trova nel Topo da citt e da campagna. Vi  un tratto notevole intorno alla influenza degli oratori delle botteghe da caff, nelle Brevi Genealogie di Halstead, stampate nel 1685.
(174) Il testo dice cockney, vocabolo che non pu avere in italiano l'equivalente. In Londra si chiamano cockney coloro che sono nati ed abitano presso Bow Church, e si suppone che non siano mai usciti dal ricinto della City, e che uscendo fuori si maravigliano di tutto, in guisa da rendersi ridicoli. Fra le mille storielle che si narrano per mettere in caricatura (ci si perdoni la frase) il Cockney, dicesi che uno di loro andando a caccia, uccidesse un'upupa o un barbagianni in un cimitero, e tornasse costernato a casa credendo di avere morto un cherubino. (Nota del Traduttore).
(175) Nell'originale "avessse".
(176) Centuria d'Invenzioni, 1663, n 68.
(177) North, Vita di Guildford, 136.
(178) Thoresby, Diario, 21 ottobre 1680, 3 agosto 1712.
(179) Pepys, Diario, 12 e 16 giugno 1668.
(180) Ibidem, 28 febbrajo 1660.
(181) Thoresby, Diario, 17 maggio 1695.
(182) Ibidem, 27 dicembre 1708.
(183) Viaggio nella Contea di Derby, di G. Browne, figlio di Sir Tommaso Browne, 1662. Cotton Angler, 1676.
(184) Carteggio di Enrico Conte di Clarendon, 30 Dicembre 1685, 1 Gennajo 1686.
(185) Postlethwaite, Vocabol. alla parola Strade. Storia di Hawkhurst, nella Bibliotheca Topographica Britannica.
(186) Annali della Regina Anna, 1703: Appendice, n 3.
(187) Nell'originale "Huntingdom".
(188) 15 di Car. II, c. 1.
(189) Gl'inconvenienti del vecchio sistema vengono esposti mirabilmente in molte petizioni, che trovansi nel Giornale dei Comuni del 1725-26. In quanto alle violente opposizioni che incontr il sistema nuovo, veggasi il Magazzino del Gentiluomo del 1749.
(190) Postlethwaite, Vocabol. alla parola Strade.
(191) Loidis and Elmete. Marshall, Economia rurale dell'Inghilterra. Nel 1739, Roderico Random and da Scozia a Newcastle sopra un cavallo da basto.
(192) Cotton, Epistola a G. Bradshaw.
(193) Anthony  Wood, Vita scritta da lui stesso.
(194) Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684. Vedi anche la lista delle carrozze e dei vagoni da viaggio, in fine del libro intitolato: Angli Metropolis, 1690.
(195) Giovanni Cresset, Ragioni per sopprimere le carrozze da viaggio, 1672. Tali ragioni vennero poi inserite in uno scritto intitolato: Il grande interesse dell'Inghilterra spiegato, 1673. L'opposizione di Cresset alle vetture da viaggio provoc alcune risposte, da me consultate.
(196) Nell'originale "Newmarket".
(197) Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684; North, Esame, 105; Evelyn, Diario, 9 e 10 ottobre 1671.
(198) Nell'originale "indivui".[Nota per l'edizione elettronica Manuzio]
(199) Vedi la Gazzetta di Londra, 14 maggio 1677, 4 agosto 1687, 5 dicembre 1687. L'ultima confessione di Agostino King (figlio d'un illustre teologo, e educato in Cambridge), che nel marzo del 1688 fu impiccato a Gloucester,  sommamente curiosa.
(200) "Aimwell. Di grazia, signore, non v'ho gi veduto al Caff Will? Gibbet. S, signore, e anche a quello di Wite" - Beaux, Stratagemma.
(201) Gent, Storia di York. Un altro ladrone della medesima specie, chiamato Biss, fu nel 1695 impiccato in Salisbury. In una ballata che trovasi nella Biblioteca di Pepys, viene rappresentato in questa guisa:
"Che direte voi ora, mio onorevole Signore? Che male c' egli in ci? Il bravo ed animoso Biss altro non ha fatto che aborrire i ricchi e gli avari opulenti."
(202) Pope, Memorie di Duval, pubblicate poco dopo l'esecuzione della sentenza. Oates Eikn Basilik Part. I.
(203) Vedi il Prologo ai Racconti di Cantorbery di Chaucer[Nell'originale "Chauser"]; Harrison, Descrizione storica dell'Isola della Gran Brettagna; e il racconto che fa Pepys del suo viaggio fatto nella state del 1668. Della superiorit delle Locande inglesi  fatta memoria nei Viaggi del Granduca Cosimo.
(204) Nell'originale "Iohnson".
(205) Stat. 12 di Car. II, c. 35; Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra, 1684; Angli Metropolis, 1690; Gazzetta di Londra, 22 giugno 1685, 15 agosto 1687.
(206) Gazzetta di Londra, 14 settembre 1685.
(207) Smith, Notizie Correnti, 30 marzo e 3 aprile 1680.
(208) Angli Metropolis, 1690.
(209) Giornale de' Comuni, 4 settembre 1660, 1 marzo 1688-89; Chamberlayne, 1684; Davenant, Della Rendita pubblica, Discorso IV.
(210) Gazzetta di Londra, 5 e 17 maggio 1680.
(211) Nel Museo Britannico trovasi una curiosa, e, a quel ch'io ne penso, unica collezione di cotesti giornali.
(212) Per modo d'esempio, non  pur motto nella Gazzetta intorno agli importantissimi atti parlamentari del novembre 1685, o intorno al processo e all'assoluzione de' sette vescovi.
(213) Nell'originale "Baley".
(214) Ruggiero North, Vita, del dottor Giovanni North. Intorno alle lettere di notizie, vedi l'Esame, 133.
(215) Colgo questa occasione per esprimere la mia gratitudine alla famiglia del mio diletto ed onorando amico Sir Giacomo Mackintosh, per avermi confidati i materiali da lui raccolti quando meditava un lavoro simigliante a quello che io ho intrapreso. Non ho mai veduto, e credo che altrove non esista, una s pregevole collezione di documenti tratti dagli archivi pubblici e privati. Il giudicio con che Sir Giacomo, nelle grandi masse delle pi rozze materie storiche, scelse l'utile e lasci da parte l'inutile, pu meritamente apprezzarsi solo da chi dopo lui abbia lavorato nella medesima miniera.
(216) Vita di Tommaso Gent. Un compiuto catalogo di tutte le stamperie esistenti nel 1724, trovasi negli Aneddoti Letterarii del secolo decimottavo, di Nichols. In pochi anni il numero si era grandemente accresciuto; e nonostante, v'erano trentaquattro contee prive di tipografi, ed una di esse era quella di Lancaster.
(217) Per la intelligenza di questo vocabolo, vedi a pag. 228. (Nota del Traduttore.)
(218) Per la intelligenza di questo vocabolo vedi, a pag. 235. (Nota del Traduttore.)
(219) L'Osservatore, 29 e 31 gennaio 1685; Calamy, Vita di Baxter; Memoriale non-conformista.
(220) Sembra che Cotton, a quanto ricavasi dal suo Angler, avesse collocata tutta la sua biblioteca nel vano d'una finestra: e Cotton era un letterato. Allorch Franklin nel 1724 visit per la prima volta Londra, non vi si conoscevano biblioteche circolanti. Della folla de' lettori nelle botteghe de' librai, fa menzione Ruggiero North nella Vita di Giovanni suo fratello.
(221) Basta un solo esempio. La regina Maria aveva commendevoli doti naturali, era stata educata da un vescovo, amava la storia e la poesia, e da uomini veramente illustri era considerata come donna illustre. Nella biblioteca dell'Aja esiste una bellissima Bibbia inglese, che fu presentata a lei nel d della sua incoronazione nella Abbadia di Westminster. Nel frontespizio si vedono le seguenti parole scritte di sua propria mano: "This book was given the King and I, at our crownation. MARIE R."
(222) Nell'originale "Huchinson".
(223) Ruggiero North racconta, come suo fratello Giovanni, che era professore di greco in Cambridge, lamentasse amaramente la ignoranza della lingua greca nel clero dell'Universit.
(224) Butler, in una satira pungentissima, dice: "Quantunque lo intarsiare ne' loro discorsi parole greche e latine venga reputata vanagloriosa rettorica di pedanti, imperlarli di frasi francesi  cosa meritoria."
(225) L'esempio pi notevole che mi corra alla memoria  in un poemetto di Dryden sopra la coronazione di Carlo II. Dryden di certo non poteva addurre la scusa di povert della lingua per usare parole tratte da qualsifosse favella straniera: "Quivi nelle sere estive voi accorrete per gustare la fraicheur dell'aria pi pura."
(226) E' una stta che crede Adamo essere stato predestinato a peccare; ed e opposta alla stta de' Sublapsarii, che ammettono la contraria opinione. (Nota del Traduttore.)
(227) Per l'allusione di questo vocabolo, che metaforicamente vale parola d'ordine, o di riconoscimento, vedi la Bibbia, Giudici, Lib. XII, 6. (Nota del Traduttore.)
(228) Geremia Collier, con la sua solita forza ed acrimonia, ha inveito contro siffatto odioso costume.
(229) Il contratto trovasi nella edizione di Dryden, fatta da Sir Walter Scott.
(230) Vedi la Vita di Southern, scritta da Shiels.
(231) Vedi Rochester, Infortunii de' Poeti.
(232) Saggio intorno alla scena inglese.
(233) Shiels, Vita di Southern.
(234) Se a qualche lettore le mie espressioni paressero troppo severe, lo consiglierei a leggere l'Epilogo di Dryden al Duca di Guisa, e notare che era recitato da una donna.
(235) Vedi, in ispecie, l'Oceana di Harrington.
(236) Vedi Sprat, Storia della Societ Reale.
(237) Cowley, Ode alla Societ Reale.
(238) "Allora anderemo sino allo estremo confine del globo, e vedremo l'ocano pendere sul cielo: di l noi conosceremo i nostri rotanti vicini, ed esamineremo con sicurezza il mondo lunare." Annus Mirabilis, 164.
(239) North, Vita di Guildford.
(240) Pepys, Diario, 30 maggio 1667.
(241) Io credo che Buttler fosse il solo uomo di vero genio, il quale tra la Restaurazione e la Rivoluzione mostrasse amara avversione alla nuova filosofia, come allora chiamavasi. Vedi la satira contro la Societ Reale e l'Elefante nella Luna.
(242) La sollecitudine onde gli agronomi di quella et facevano esperimenti a migliorare l'arte,  ben descritta da Aubrey, Storia naturale della Contea di Wilt, 1685.
(243) Sprat, Storia della Societ Reale.
(244) Nell'originale "Hallay".
(245) Walpole, Aneddoti intorno alla Pittura; Gazzetta di Londra, 31 marzo 1683. North, Vita di Guildford.
(246) Dei gran prezzi con che furono pagate le opere di Varelst e di Verrio,  fatto ricordo da Walpole negli Aneddoti intorno la Pittura.
(247) Petty, Aritmetica politica.
(248) Nell'originale "agricola"
(249) Stat. 5. di Elis., c. 4. Archeologia, vol. XI.
(250) Riccardo Dunning, Metodo chiaro e facile che dimostra il modo d'adempiere l'ufficio di sorvegliatore de' poveri; 1a edizione 1685; 2a edizione 1686.
(251) Cullum, Storia di Hawsteed.
(252) Ruggles, Dei Poveri.
(253) Nell'originale "sufficente".
(254) Vedi Thurloe, Scritture di Stato; il Memorandum dei Deputati Olandesi in data del 2-12 agosto 1653.
(255) Questo oratore fu Giovanni Basset, rappresentante di Barnstaple[Nell'originale "Barnstple"]. Vedi Smith, Memorie di Wool, cap. 68.
(256) Questa ballata si conserva nel Museo Britannico. Non  notato l'anno preciso in cui fu scritta; ma l'Imprimatur di Ruggiero Lestrange determina la data in modo da servire al mio scopo. Ne riporter alcuni versi. E' il padrone che parla in questa guisa:
"Nei tempi andati, avevamo il costume di pagare tanto che i nostri operai vivessero come fattori; ma i tempi sono cangiati, e lo faremo loro intendere......... gli faremo lavorare duramente per sei soldi il giorno; comecch, ove si vogliano giustamente pagare, meritino uno scellino: se ne mormorassero dicendo di esser troppo poco, daremo loro la scelta, o di lavorare o d'andarsene via. E cos noi accumuliamo le nostre ricchezze, e ci facciamo lo stato con le fatiche di molti poveri uomini che lavorano da mane a sera. Viva dunque l'arte della lana! Va mirabilmente bene! I nostri lavoranti sudano, ma noi viviamo tranquilli, andando e venendo quando e come ci piace."
(257) Chamberlayne, Stato dell'Inghilterra; Petty, Aritmetica politica, cap. 8; Dunning, Metodo piano e facile; Firmin, Proposta per impiegare i Poveri. E' da notarsi che Firmin era un insigne filantropo.
(258) King, nelle sue Conclusioni naturali e politiche, calcol all'ingrosso, la plebe dell'Inghilterra ascendere a 880,000 famiglie; delle quali 440,000, secondo lui, mangiavano cibo animale due volte la settimana. Le altre 440,000 non ne mangiavano affatto, o almeno non pi d'una volta la settimana.
(259) Decimoquarto Rapporto della Commissione intorno alla Legge dei Poveri, Appendice B, n 2, Appendice C, n 1, 1848. De' due calcoli della Tassa de' Poveri rammentati nel testo, uno fu fatto da Arturo Moore; l'altro, alcuni anni dopo, da Riccardo Dunning. Il primo si trova nel Saggio sulle Vie e sui Mezzi di Davenant; il secondo, nella pregevole opera di Sir Federigo Eden sui Poveri. King e Davenant credono che i poveri e i mendicanti nel 1696 fossero l,330,000 in una popolazione di 5,500,000; lo che sembra incredibile. Nel 1846, il numero delle persone che ricevevano soccorso, da quanto appare da' documenti officiali, era solo di 1,332,089, in una popolazione di circa 17,000,000. Dovrebbe ancora notarsi, che  probabile nelle liste ufficiali, che un povero venga riportato pi volte.
Consiglierei il lettore a consultare il libretto di De Foe, che ha per titolo: Dare l'elemosina, non  carit; e le tavole di Greenwich, che trovansi nel Dizionario Commerciale di Mc Culloch, alla parola Prezzi.
(260) Le morti furono 23,222. - Petty, Aritmetica politica.
(261) Burnet, I, 560.
(262) : Muggleton, Atti de' Testimoni dello Spirito.
(263) Maso Brown descrive cotesta scena con parole che non oso riferire.
(264) Ward, Esploratore di Londra.
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FINE Parte 3.